MARIAH SCINTILLA ANCORA?

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Debutto cinematografico per Mariah Carey: esce in America il suo "Glitter", "scintillio", epopea del revival anni '80, tra i fischi della critica e le urla dei fans. Gay.it...

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E via. Anche Mariah Carey ha saltato il fosso (esile a quanto pare, ma spesso fatale) che separa la carriera di cantante da quella di attrice. Stanca forse di esprimere la limitata gamma di emozioni che i video consentono, la regina delle pop-ballads ha deciso di offrire ai suoi fans la possibilità di vederla in azione sul grande schermo.

L’uscita di Glitter (scintillio), questo il titolo del film, nelle sale americane dal 21 settembre, era prevista in origine per aprile e successivamente spostata ad agosto. Sullo slittamento di date ci sono state diverse congetture: uno dei motivi principali sembrano essere stati i recenti problemi di salute che Mariah ha dovuto affrontare quest’estate.

Ed ecco la storia: la piccola Billie Frank (Mariah) è messa in un orfanotrofio dalla madre, dopo che la loro casa si era incendiata a causa dei problemi di droga della donna. La mamma promette di tornare presto a prenderla, ma ovviamente la piccola è destinata a rimanere lì per parecchi anni. Dopo questo prologo si salta al 1983, anno in cui Billie viene scoperta in un nightclub da un DJ che le promette di aiutarla a diventare una star. Ovviamente non c’è solo la carriera: Billie e il DJ hanno anche una storia d’amore, mentre lui l’aiuta a produrre il suo primo singolo. Le porte della celebrità si spalancano fino al momento magico del concerto di Billie al Madison Square Garden (dopo che ha cambiato produttore).

La carriera di attrice di Mariah parte perciò con un ruolo non troppo lontano dalla sua vita reale: qualcuno ha voluto vedere nel film gli echi della storia reale della cantante con il manager Tommy Mottola, con cui è stata sposata per alcuni anni. In realtà, più che la storia di Mariah, sembra la storia di Madonna e Jellybean Benitez. Stessi anni, stesse atmosfere, stessi avvenimenti.

L’ambientazione anni ’80 dà a Mariah l’occasione di sfoggiare un look adeguato, con oltre 40 diversi abiti di scena, incluse ovviamente giacche di satin e hot-pants ad accompagnare le sue acconciature con la coda di cavallo. Chi ha visto il video di Loverboy, con Mariah strizzata in giacchette e hot-pants di qualche taglia più piccola, ha un’idea della Mariah che si troverà di fronte nel film.

Le critiche cinematografiche sono state feroci: negli Stati Uniti c’è chi chiama il film Litter (spazzatura) invece di Glitter. Sembra infatti che a dispetto del nome, Glitter non brilli o scintilli in nessun modo. Non brilla per la recitazione, né per l’originalità della trama, né per la sceneggiatura.

Brillerà per la colonna sonora, si dirà qualcuno. Come è facile immaginare, le musiche del film sono completamente affidate a Mariah, al suo repertorio di acuti oltre l’immaginabile, di vocalizzi e sospiri, sospiri, sospiri. In realtà, Loverboy non è davvero una delle migliori canzoni di Mariah, e Never too far è l’ennesima ballad godibile, di una certa presa, ma nulla che valga la pena di ricordare a lungo. Inoltre il disco presenta un paio di cover, tributo agli anni ’80: Didn’t mean to turn you on e Last night a DJ saved my life.

Al di là del film e dei suoi meriti (o dei suoi difetti), chi andrà a vedere Glitter lo farà per un solo motivo: Mariah al suo debutto davanti alla macchina da presa. Così ancora una volta il mondo si dividerà in due: chi ama Mariah, la sua voce magica, i suoi microvestiti, tutto il suo personaggio insomma, e chi invece la odia senza appello.

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Sito Ufficiale di Mariah: MariahCarey.com

Sito Ufficiale del film: GlitterMovie.com

di Antonio Zagari

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