‘NON SONO UN MITO!’

di

Gay.it incontra Patty Pravo, uno dei personaggi più amati e chiacchierati dal pubblico gay, che la sera del 19 giugno terrà il concerto di chiusura del Toscana Pride...

1466 0

Sarà proprio lei, Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo a chiudere la giornata italiana dell’orgoglio omosessuale; la sera del 19 giugno, dopo la marcia del Toscana Pride, nello spazio dell’Enaoli di Rispescia, intorno alle 22.30, Patty salirà sul palco per “benedire” con la sua voce una giornata che segna un ulteriore passo nel cammino dei gay, delle lesbiche e dei transessuali italiani. L’abbiamo intervistata.
Ciao Nicoletta, chi è Patty Pravo nel 2004?
Una donna e un’artista che ha ancora molta voglia di dare e di ricevere.
Vuoi parlarci un po’ di questo nuovo lavoro discografico?
E’ il risultato di più di un anno di lavoro. Prima la ricerca di autori interessanti, ma giovani. Non ho voluto ricorrere a grandi firme, preferendo scegliere tra i meno noti. Con David Gionfriddo e Edoardo Massimi ho dato vita al “trio monnezza” e ci siamo messi al lavoro. I testi sono quasi tutti miei in collaborazione con Massimi, Clementi, Luberti e Claudia Cotti Zelati, l’unica donna con la quale sono riuscita a scrivere veramente bene. Avevo voglia di cantare l’amore in un certo modo, senza angoscia, distruzione e neppure con troppo romanticismo. E’ stato realizzato tra Londra e Roma. Devo dire che in Italia ha trovato la sua forma, grazie a Gianluca Vaccaro. Phil Palmer non era in un buon periodo e il lavoro che aveva fatto non mi dava soddisfazione quindi la scelta di terminarlo a Roma, con un gruppo di giovani davvero bravi. Ci sono brani più tradizionali tipo “Fiaba”, “Tender Chiara” e “Candele” ed altri più da strada come “Siamo Sicuri Che”, o la stessa “Che uomo sei”, scritte da Claudio Clementi un autore pasoliniano.
È molto difficile sapersi rinnovare. Hai fatto un nuovo cd e partirai con un tour, dove trovi l’ispirazione per fare sempre cose nuove?

Vivendo e frequentando gente giovane. Quanto al tour, cantare con un gruppo di musicisti validissimi e in parte sempre gli stessi dà molta energia. Questo tour per esempio, avrà un linguaggio giovane anche nella scenografia. Ci saranno proiezioni con immagini realizzate da Danilo Bucchi, un giovane ma già affermato artista che ha fatto il composit di “Nic Unic”. Poi in qualche piazza salirà sul palcoscenico e dipingerà sulle note delle mie canzoni.
Il tuo disco è uscito subito a ridosso del festival di Sanremo. Avevi pensato di parteciparvi? E comunque cosa ne pensi di questa edizione?
Non ho mai pensato di partecipare a questo Festival di Sanremo. Avrei anche avuto la canzone giusta ma ho preferito lasciare spazio ai giovani, perché così sembrava che fosse all’inizio, poi invece… Cosa penso di questa edizione? Ho visto troppo poco per giudicare, ma avrei preferito vedere solo giovani, anziché qualche sporadico volto noto. Quanto alla formula mi è sembrata troppo vicina al mondo del calcio. Però salvo Simona Ventura, è stata bravissima e non ha fatto assolutamente rimpiangere i “senatori” della Tv.
Cosa vedremo in questo nuovo spettacolo? Qualche anticipazione?

Proporrò molti dei brani nuovi, ma anche i vecchi successi, quello che il pubblico vuole sempre sentire, da “Pensiero Stupendo” a “E dimmi che non vuoi morire” e persino “La Bambola”, “Ragazzo Triste” e “Pazza Idea”, ma anche alcuni brani di album che amo particolarmente tipo “Oltre l’Eden”, e in qualche serata anche qualcosa di Brel e Ferré. Questo per la parte musicale, sulla scenografia ho già detto. La regia è la mia.
Hai citato Brel e Ferrè. Molti si ricordano dei tuoi omaggi alla grande canzone d’autore. Alcuni dicono addirittura che hai in cassetto alcuni inediti di Leo Ferrè, è vero? Pensi comunque di dedicarti nuovamente a questo genere?
Non ho nel cassetto inediti di Ferré. Magari. Ma ho una sua canzone che è “La solitudine” che amo particolarmente e che un giorno metterò su.
Quali sono le cose più importanti che ti hanno dato il successo e la tua carriera d’artista?
Tutto quello che ho fatto nel bene e nel male mi ha portato fino a qui. E’ ovvio che “La Bambola” mi ha fatto conoscere nel mondo, ma tutto è stato importante, anche le pause, decidere di vivere anziché di lavorare mi ha fatto bene.
Una domanda banale, potendo tornare indietro rifaresti tutto?
Sì.
Nessuna interprete femminile delle nuove generazioni è riuscita ad eguagliare il mito di artiste come te, Mina, Ornella Vanoni, ecc. tanto è vero che siete ancora voi a portare la corona di regine della musica italiana? Come mai secondo te?
Effettivamente in Italia non vedo possibili miti nel nuovo. Ma la parola mito è grossa, e bisognerebbe parlarne quando un personaggio muore! Oggi poi è più difficile, c’è molta più offerta di cantanti, e quindi vengono bruciati prima. E poi ci sono tanti cantanti e pochi artisti. Io non so se sono un mito, ma un’artista sì.
Tra le interpreti femminili più giovani chi sono le tue preferite?
Quando ha iniziato mi è piaciuta molto Carmen Consoli, adesso un po’ meno. Comunque è molto brava, così come Giorgia, Elisa, e magari ne dimentico qualcuna.
Dovevi fare un programma in quattro puntate su Rai Uno che poi del Noce ha sospeso per il momento, è vero? Vuoi parlarcene?

Ho proposto alla Rai uno show televisivo “The Fool” scritto da me. Penso che sia un’idea vincente e un modo di fare televisione innovativo. Era piaciuto molto all’ex direttore Saccà, ma evidentemente meno all’attuale Del Noce. Pazienza! Non c’è solo la Rai. Adesso ho troppo da fare, quando è possibile cercherò una nuova soluzione.
Cosa pensi dei reality show televisivi? Avresti partecipato ad uno di questi come ha fatto la Rettore con la Fattoria o la Bertè con Music Farm?
Non amo i reality. E soprattutto non ci parteciperò mai.
La tua carriera è cominciata al Piper, una discoteca. Cosa pensi della proposta Giovanardi che voleva far chiudere prima i locali e mandarci tutti a letto?
Erano tempi decisamente diversi. I locali aprivano prima e chiudevano prima. Ma non credo che tutti i mali siano risolvibili con chiudere i locali prima. Bisognerebbe stare attenti a tante cose. Alle droghe, ma anche all’alcool, in Italia pare che tutti si siano dimenticati che il numero dei morti per alcolismo è ancora il più alto.
Come ci si sente ad essere un’icona gay?
Non so se sono un’icona gay. Se lo sono mi fa piacere, perché sono persone particolarmente sensibili. Però non amo fare distinzioni, i gay sono persone, perché distinguerli per forza? Mi fa piacere essere un’icona per gli “esseri”, indipendentemente dai loro gusti sessuali. Per me conta quello che una persona ha dentro, non con chi sceglie di andare. Contano gli “esseri”.
Per finire, Patty che cosa faresti con una bacchetta magica?
Vorrei un mondo dove la giustizia e l’etica si potessero imporre. Ho nel mio DNA un profondo senso della giustizia e soffro a vedere quanto certi valori siano caduti nel dimenticatoio. E poi vorrei che la gente sorridesse di più. Un sorriso non costa niente e può dare molto di più di tanti inutili discorsi e riflessioni.

di Francesco Belais

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...