POPLOVERS & POPMAKERS

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Piccoli capolavori, a volte maltrattati dalla critica, che sotto la semplicità che il pop regala, nascondono atmosfere sofisticate. Dai Pet Shop Boys ai Catatonia, ecco una guida ai...

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Nella scena musicale internazionale esiste una zona di mezzo fra la musica chiamata di qualità raccolta nei generi e sottogeneri e la musica usa e getta che viene accettata da tutti, anche gli ascoltatori più sofisticati, solo perchè è dichiaratamente un’operazione commerciale. Questa scena non ha trovato mai definizioni precise e dal momento che risulta difficile etichettarla si risolve l’argomento chiamandola pop. Ci sono artisti che si potrebbero offendere se qualcuno accenna minimamente a tale termine ce ne sono altri che invece lo sostengono e ne fanno motivo di orgoglio e regalano agli ascoltatori piccoli capolavori, a volte maltrattati dalla critica, che sotto questa semplicità che il pop regala, nascondono atmosfere sofisticate e per nulla commerciali (nel senso che comunemente viene attribuito a questa parola da chi si considera un artista). Padri di questa frontiera potrebbero benissimo essere uno dei gruppi più amati dalla scena gay, i Pet Shop Boys, che nonostante le divagazioni dance hanno sempre stupito per la capacità di fare ritratti freddi ma sostanzialmente veri della vita di ogni giorno e dei sentimenti più contradditori, amore, sesso. Canzoni che ti ritrovi a canticchiare e che poi riascolti bene e ti rendi conto che quello che dicono non è per niente banale o allegro ma intanto ti è rimasta in testa dal mattino alla sera. Propongo una piccola selezione per capire come la musica non impegnata è capace di essere tanto più immediata e vera di tanto facile intellettualismo musicale.

I Baxendale sono un gruppo londinese anzi sono il gruppo più maltrattato dalla stampa inglese tanto che sono riusciti a fare un album nel 2000 dopo 5 anni di concerti, singoli e remix. Ascoltare le loro canzoni è come sentire la versione della vita vista da un uomo che è contento di non crescere e non risolvere i propri deliri adolescenziali, un mondo colorato di suoni elettronici, pianola Bontempi, manga giapponesi, estati insopportabili per il caldo e voglia di continuare l’ultima festa demenziale a cui si è stati. "Music for girls" è il loro manifesto dove si dichiara che non c’è niente di male nel non essere sofisticati musicalmente, è la storia di un teenager il cui fratello rimprovera di ascoltare solo musica per ragazze.Sono storie un pò –tempo delle mele–ma di una generazione più disincantata e allucinata dove si vive più come Lamù, si strizza l’occhio al Giappone e il gel per capelli è il problema numero uno.

I Black Box Recorder sono invece più maturi e nel loro ultimo album cinicamente intitolato "The facts of life" raccolgono tutta una serie di considerazione sul fatto che le cose stanno così dal sistema autostradale inglese agli orrori del mondo e al fatto che non c’è niente di male nel sesso in auto ad alta velocità. Questo disco potrebbe benissimo essere la nuova colonna sonora di Crash di J.G.Ballard dove il distacco della chanteuse si accompagna ad atmosfere sofisticate e suoni sensuali. Un disco di qualche anno prima "Child Psychology" ha anticipato argomenti tipo le vergini suicide…have you ever been in the mind of a child??..I BBr sono autori di tutto rispetto e per niente accessibili a tutti o meglio compresibili, la loro versione di D:Bowie "Rock ‘n’ roll suicide" è veramente la versione che neanche il padre è riuscito a rendere così sublime. Ascoltare questo disco vuole dire fumare un pacchetto di sigarette altrimenti il gioco non è completo. I Saint Etienne sono il mito pop per eccellenza, rispettatissimi in Inghilterra a di culto negli Stati Uniti. Nati come un atto pop che doveva durare una stagione sono diventati nel corso di 10 anni il gruppo più sofisticato e apprezzato della scena elettronica-pop del mondo e la cantante Sarah Cracknell è ormai la voce più ricercata dai dj tanto che il suo pezzo con Paul Van Dyck ha dominato la scorsa estate da Ibiza a Rimini e New York.

Tra i loro capolavori ci sono pezzi high-energy come "He’s on the phone" -must nei bar gay inglesi- ma anche ambient ed esperimenti elettronici di 10 minuti come "How we used to live". Decisamente sono il gruppo più elegante e competente che ci sia adesso in circolazione e questo è il momento di ascoltarli perchè hanno finalmente raggiunto la maturità, basta ascoltare la perfezione di uno dei loro ultimi singoli "Heart failed in the back of a taxi". Meno elettronici e più vicino ai cori da pub ci sono i Catatonia che nati nel momento d’oro del brit-pop si sono subito staccati da tutti gli altri che hanno ricercato suoni più complessi perchè non convinti di quello che stavano facendo. Loro hanno sposato la vena più pop e giocato sulla voce inconfondibile della straordinaria cantante Cerys Matthews, un concentrato della tipica inglese che esce ubriaca da un pub abbindata tipo albero di Natale. E’ il cattivo gusto dell’allegria innaffiata di birra o delle fans del calcio inglese. E’ una voce che non sai mai se sta stonando apposta o sta solo facendo dell’ironia ma che ti culla quando torni a casa ubriaco e immagini di essere nel penthouse più bello del mondo. Questi ragazzi sono passati dai concerti nei pub-e ne hanno fatti tanti- alla platea di Wembley con una sempicità stucchevole e non hanno perso neanche un briciolo della loro caratteristica ovvero quella di farti cantare a voce urlata. Ritratti di gente normale e popolare con occhio invidioso al bel mondo, vedi le citazioni alle ragazze vestite tutte in Versace (leggere con la i finale).

I Dubstar sono invece gli artefici per eccellenza del pop con tutte le note al punto giusto, dei suoni leggermente sporcati dal sound anni ’80 -tanto che hanno anche collaborato con Gary Numan-. Nel corso degli anni hanno tirato fuori hit come "Stars" che sono passati nelle radio di tutto il mondo e le loro canzoni sono tutte riconoscibili nei samples usati dai dj più trendy. Sono talmente raffinati da non avere pretese e fronteggiati da una bellissima cantante che cambia immagine più velocemente della Mrs. Ciccone solo che è più facile vederla cantare in un piccolo club neanche tanto trendy completamente vestita da Gucci. La stampa inglese non è mai riuscita a tirare fuori definizioni per il loro genere, purosangue da classifica, e si è limitata a considerarli per quello che sanno dare, pop perfetto che si pone come confine fra la dance più apprezzata e il chill out post-rave. Outsider per contenuti e nazionalità fra tutti questi gruppi è obbligatorio citare The Magnetic Fields ovvero il cantautore più prolifico che ci sia Stephen Merritt. Nell’ultimo anno ha fatto uscire un triplice cd con 69 canzoni "69 love songs" e un cd sotto il nome The 6th dove i cantanti da lui più ammirati si cimentano con le sue composizioni e stiamo parlato di artisti come Marc Almond, la già citata Sarah Cracknell, Bob Mould, ecc. Tematiche apertamente omosessuali su uno sfondo musicale che parte dagli Abba per passare da Jacques Brel e finire fra Morrissey e il country. Non bastano poche righe per parlare di un piccolo genio musicale ma è necessario inserirlo in questa panoramica pop perchè questo è alla base della sua cultura ed esce fuori arrogante e ironico da ogni singola nota che compone. Buon ascolto dal mattino alla sera.

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