Premio Mogol: il miglior testo? “Luca era gay”

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Povia vince il concorso intitolato al paroliere di Battisti. Stasera la consegna ad Aosta. Mogol spiega il motivo della sua scelta e delude la comunità lgbt con dichiarazioni...

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Dopo quattro mesi dalle feroci polemiche scatenate dal brano "Luca era gay", Povia, secondo classificato al 59° festival di Sanremo, ritirerà stasera ad Aosta la "Tata d’oro", il premio musicale per il miglior testo dell’anno intitolato a Mogol. La giuria presieduta proprio dal paroliere preferito di Lucio Battisti e composta dallo scrittore Arnaldo Colasanti e dai giornalisti Oliviero Beha e Marcello Veneziani, ha ritenuto che il brano di Giovanni Povia «avesse qualcosa in più».

Mogol – Al Corriere della Sera Mogol spiega le motivazioni che lo

hanno portato a preferire tra Arisa, Battiato, Capossela, Jovanotti, Simona Molinari – tutti i artisti arrivati in finale – proprio l’autore della canzone che aveva suscitato numerose polemiche: «È un testo sincero, senza retorica: una poesia che non nasce dall’ispirazione talentuosa ma dall’esposizione di una verità quotidiana. Povia ha intinto la penna in un inchiostro molto simile al sangue». A detta del più noto paroliere italiano il testo non offenderebbe il pubblico omosessuale in quanto «Non è un testo universale, non enuncia una legge; racconta una storia, la storia di un ragazzo che cercava il padre e non voleva tradire la madre. Povia parla di una vita, al di là di ogni dogma». «Si può essere omosessuali per molti motivi – dice Mogol -: perché lo si è nati, o perché lo si è diventati per influenze esterne; così come ci sono donne che restano frigide tutta la vita per un trauma infantile». Il disappunto della comunità lgbt non lo stupisce, messo in guardia da alcuni amici che avevano proposto un ex aequo per non suscitare ulteriori polemiche. Tuttavia l’autore di alcune delle più belle canzoni della musica leggera italiana, ha preferito assegnare il premio che porta il suo nome «secondo coscienza, senza lasciarmi condizionare dalle invettive».

Le reazioni – Dal panorama gay italiano si sono levati scudi

autorevoli. Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay, ammette il proprio dispiacere nel constatare che Mogol si sia lasciato inflenzare dall’onda di "omonegatività" diffusa in Italia. Mancuso è certo che la canzone abbia avuto un discreto successo soprattutto grazie all’orecchiabilità del brano e lancia una provocazione: «anche faccetta nera era orecchiabile». Franco Grillini esprime le sue perplessità riguardo il criterio di valutazione dei brani. A suo avviso, un riconoscimento di tale prestigio, non dovrebbe andare ad un testo così ideologico, clericale e carico di facili psicologismi smentiti da anni. Il presidente di Gaynet ricorda inoltre il danno che il brano di Povia ha causato alla comunità gay e lesbo,  diffondendo tra le famiglie la convinzione che l’omosessualità sia un processo reversibile. Vladimir Luxuria, si rivolge a Mogol con parole tratte dalla sua celebre canzone "Il giardino dei ciliegi", ricordandogli che «le anime non hanno sesso». L’ex parlamentare commenta poi il testo di "Luca era gay" definendolo banale e scontato al pari dei bigliettini che si trovano nei dei Baci Perugina. Imma Battaglia, presidente di Gayproject, preferisce ironizzare sul caso e propone di chiedere a Mogol e Povia un contributo per la causa gay, considerando il ruolo che le contestazioni lgbt hanno avuto nell’accrescere l’interesse verso una canzone che altrimenti sarebbe passata inosservata. Attesissimo il discorso del cantante che stasera, al Forte di Bard ad Aosta, riceverà il premio. La manifestazione condotta da Pupo sarà trasmessa lunedì 22 giugno alle 23,30 su Raiuno.

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