Rettore: “Sanremo? Roba per vecchi! Patty Pravo? Una cinese!”

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Promossi Scanu e Garko, bocciati Pravo e Bluvertigo.

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Con Donatella Rettore, o meglio Rettore, non si sa mai quando sia il caso di fermarsi. Non si sa mai quando fa sul serio o quando gioca. Al telefono ha una voce che oscilla tra il serio e il provocatorio. E poi di nuovo dal malinconico all’incazzato. E tutto questo nel giro di un minuto. O forse anche meno. E’ un vulcano senza precedenti. E’ una che non la fermi neanche sotto tortura: parla a ruota libera di tutto quello che le passa per la testa, infischiandosene totalmente delle possibili conseguenze. Nelle ultime settimane ha stupito tutti con una dichiarazione forte. Sin troppo forte e totalmente inaspettata. Ma cosa avrà mai voluto dire?

Ha dichiarato: “Molte cose nella mia vita stanno cambiando. Ce la metterò tutta, non voglio andarmene senza fare prima il grande botto”.

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Non voleva essere una frase triste, mi creda. Il grande botto è una cosa che va oltre le classifiche e che non si può improvvisare. Che poi diciamocelo: ormai le classifiche non esistono più. Con tremila copie, oggi, si finisce diritti nelle top ten dei dischi più venduti.

E’ solo che i botti, non sono più quelli di una volta..

Non ne sono poi così sicura. I botti hanno bisogno anche di un supporto importante. Non si può far sempre tutto da soli.

Oggi non si vendono più dischi. Come pensa che possa riprendersi l’industria discografica?

L’industria discografica, a tempo debito, doveva fare una sua radio. Una sorta d’informazione discografica sulle nuove uscite. Invece si sono concentrati solo sui cd, sui soldi e si sono persi i sogni e le speranze di un tempo. Sono spariti i produttori e l’unico valido in circolazione è Canova.

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In una delle sue ultime canzoni, cantava: “la vecchiaia è una grave malattia che colpisce anche i giovani”. Sanremo lo trova ancora come roba per vecchi?

Si, ma è pur vero che una volta c’erano duemila manifestazioni musicali. Da “Un Disco Per L’Estate” al “Festivalbar”. Tutti i cantanti avevano l’opportunità di essere ascoltati. Tutti. Dal primo all’ultimo. Oggi, invece, ti parlano di “target”. E sa cos’è il target? Una modo relativamente carino per dirti: non ti voglio!

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