RITMO ANTIMASCHIO

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Il tormentone dell'estate al sapor di Spagna e pomodoro: arrivano le sorelline Las Ketchup, che prendono in giro i macho-men e non solo…

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Con il loro primo singolo "Asereje" hanno spopolato in Spagna e in quasi tutta l’America latina. Arrivate da poco pure in Italia – il loro album "Hijas del tomate" è uscito nei negozi da poche settimane – balzano di colpo in vetta alle classifiche, il video è continuamente trasmesso dai network musicali, il loro ballo, imitato sulle piste delle discoteche, è candidato a diventare la nuova macarena.

Il loro nome "Las ketchup" non è scelto a caso: le tre sorelline spagnole sono figlie del famoso artista spagnolo "El Tomate", uno dei miti della chitarra flamenco ed hanno giocato sulla traduzione del nome del proprio padre per rendere una sorta di omaggio a chi gli ha trasmesso la musica nel sangue. Pilar, la bionda, Lola, la rossa, e Lucia, la mora, si preparano così alla conquista dell’Italia, dove il paragone con le nostrane Paola e Chiara sorge spontaneo.

Pilar, la sorella maggiore, che già muoveva i passi nel cinema e nel teatro, ha raccontato che l’idea di formare il gruppo è nata a lei, così per gioco. Lucia la più giovane faceva la cantante di flamenco e le si è unita spontaneamente. Lola studiava economia ma aveva anche lei la passione del canto che coltivava sin da bambina quindi ha seguito le sorelle senza troppo pensarci. Nate per gioco anche le coreografie, così come il testo di "Asereje" e la filastrocca cantata nel ritornello che non vuol dire assolutamente niente (Aserejè, ja deje tejebe tude jebere sebiunouba majabi an de bugui and de buididipi). La canzone racconta di un ragazzo, Diego, el rumbero, che in una discoteca vuole richiedere un brano al dj – "Rapper’s Delight" dei Sugarhill Gang – ma non ricordandosi né titolo né testo, cerca di canticchiarlo inventandosi così le parole.

Per quanto possa trattarsi di un tormentone estivo il motivo è in ogni modo gradevole e divertente così come gli arrangiamenti. Lo stesso vale per l’intero album, otto tracce ricche di atmosfere frivole e solari ottime per accompagnarci in vacanza che gettano uno sguardo tagliente, quasi gay, sull’universo maschile. "Kusha las Payas" racconta di un gruppo di ragazze che scappano a divertirsi sulla costa, lontane dagli sguardi dei genitori, una rumba dal sapore vagamente reggae. "Un de vez en quando" ha un ritornello molto orecchiabile e ritmato, accompagnato da un giro di chitarre spagnole. "Lanzame los trastoz, baby" ha una spiccata influenza reggae, condita da ritmi rap. "Sevillana Pink" è un’altra audace proposta delle tre ragazze per riempire le piste da ballo, ritmo incalzante, cassa in quattro ed un testo coraggioso: si racconta la storia di Rosa, una ragazzina carina e di buona famiglia, che loro avevano conosciuto ai tempi della scuola, per poi scoprire anni dopo che era diventata un uomo fatto e finito di nome Pedro! "Krapuleo" è il brano più disco dell’album, con atmosfere che riportano agli anni ’70, racconta ironicamente di un tipico maschio da discoteca, con i capelli incollati di gel e profumatissimo. In "Me persegue un chulo" si continua a prendere in giro la figura del macho, pieno di muscoli ma scarsamente dotato di materia grigia al ritmo incalzante dello ska. Nell’ultima traccia, "Tengo un novio tantriko", la figura maschile finalmente si riscatta, si racconta di un ragazzo intelligente e profondo, cultore delle filosofie orientali ponendo l’accento sulle sue qualità amatorie.

di Francesco Belais

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