SHIRLEY BASSEY, IL PREZZO DEI DIAMANTI

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E' uscito "Diamonds are forever", il definitivo tributo a Shirley Veronica Bassey. Le registrazioni storiche dei suoi brani cult sono reinterpretate da musicisti e D.J.: orchestrazioni e interpretazioni...

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Shirley le batte tutte: non sappiamo quanto siano stati i suoi revival negli ultimi 10/20 anni. Shirley, ragazza di colore flessuosa ed elegante che era apparsa come un magnete nella TV italiana bianco e nero degli anni’60 con forza espressiva ed emissione che non temevano rivali. Quella bocca riempiva lo schermo (mitico l’intervento di Paolo Panelli a Canzonissima ’68 che “tranquillizzò” il microfono a giraffa dopo l’esibizione “Ti sei spaventato? Tranquillo, che non ti mangio, non sono Shirley Bassey!”).

Miss Bassey torna e ritorna, e ogni volta è un piacere: nell’86 ci hanno pensato gli Yello con “The Rhythm Divine”, ogni volta che esce un film di James Bond le radio riscoprono “Goldfinger” e le altre, i Propellerheads 2 anni fa hanno dato la versione “eterna e ancora viva” con il meraviglioso “History Repeating” (titolo azzeccato: insieme complimento e ironia).

Dunque oggi non poteva mancare il disco di tributo dei DJ. Operazione eccellente: i nuovi autori (Moloko, Propellerheads, Kenny Dope, Nightmares on Wax, Groove Armada) hanno avuto a disposizione le registrazioni storiche dei brani e le hanno campionate con iniezioni di ritmo, ciascuno con la propria sensibilità. Un po’ com’è stato fatto qualche anno fa con Dalida, di cui sono usciti postumi 2 dischi remixati su diretto impegno del fratello Orlando…

Ma Shirley è ancora qui, e ben battagliera, nominata “Dame of the British Empire” dalla Regina Elisabetta, simbolo di inarrivabile classe ed eleganza, forse anche icona gay.

Pure ci sarebbe qualche peccatuccio extra-musicale qui e là: la proverbiale alterigia (ad esempio qualche anno fa per l’intervista con la rivista inglese Gay Times). O quando dichiarò che il posto più bello del mondo è Montecarlo, perché poteva passeggiare per le strade indossando diamanti senza timore di essere derubata. Ma fin qui era forse favolosa. Un po’ meno favolosa quando negli anni ’80 fu una delle pochissime cantanti che accettò (lei, di colore) di esibirsi a Sun City, nel Sudafrica regno dell’apartheid proprio mentre Shakin’ Stevens, Lou Reed e i più grandi artisti del rock mondiale contribuivano ad attirare l’attenzione su una delle più grandi ingiustizie della nostra epoca.

Ma i diamanti si estraggono in Sudafrica, e le pellicce costano…

Dunque, oggi facciamo tutti un obolo perché la carriera di Miss Bassey abbia un finale con fuochi d’artificio e lei possa permettersi tutte le pellicce, i gioielli e lo champagne che le fossero mancati prima (il suo primo impiego è stato come operaia in una fabbrica di salsicce). O no?

(Saremmo in vivida attesa di operazioni simili con le registrazioni storiche della Carrà, le prime cose di Mina o Patty Pravo remixate da Ominostanco).

Diamonds are forever – The remix Album

di Paolo Rumi

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