“Strangelove” dei Depeche Mode diventa un video lesbo

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L’intrigante visual dell’acclamato Anton Corbijn reinterpreta in chiave saffica l’hit Strangelove dei Depeche Mode in uno dei momenti più intriganti dell’affollato concerto di ieri sera a San Siro

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MILANO – Una ragazza occidentale in giarrettiera e collant rosso fuoco è placidamente sdraiata su una poltrona davanti a un caminetto. Un’asiatica in succinta mise leather entra furtiva nella stanza, l’accarezza languida, la scandaglia sensualmente. È l’intrigante video lesbo che ha fatto da scenografia alla leggendaria "Strangelove" con cui ieri sera i Depeche Mode hanno mandato in visibilio lo stadio milanese di San Siro, stracolmo, per la seconda e ultima tappa italiana del ‘Tour of the Universe’ dopo quella nella Capitale (tranquilli: se volete recuperare, i divi dell’elettropop britannico torneranno a novembre, il 26 al PalaMalaguti di Bologna e il giorno successivo al PalaOlimpico di Torino).

E proprio i sofisticati visuals firmati da Anton Corbijn sono stati il meglio di un concerto energico e appassionato ma dall’acustica discutibile, con bassi profondi che penalizzavano la voce possente di Dave Gahan, soprattutto per gli spettatori accalcati nel prato. Acclamato autore olandese di celebri videoclip musicali quali "One" degli U2 e "Heart-Shaped Box" dei Nirvana, Anton Corbijn è stato lanciato come regista alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes due anni fa, dove ne avevamo apprezzato il talento ammirando il sorprendente bianco e nero del premiato "Control", dolente cinebiografia di Ian Curtis, problematico leader dei Joy Division morto suicida a ventitré anni.

Per i Depeche Mode e il lancio del loro ultimo cd, il meditato e meditativo "Sounds of the Universe", Corbin ha realizzato una futuribile scenografia composta da un megaschermo con un’emisfera centrale e due laterali su cui venivano proiettati i suoi video essenziali e curati, con grande uso di split-screen e rielaborazioni d’immagini in diretta, dalle tute d’astronauta su campo azzurro in stile Moby per il loro capolavoro "Enjoy the Silence", alle autorevoli immagini documentaristiche contro la guerra per il militante "Peace" (si vede anche il mitico gruppo di strada progay dei ‘Bread & Puppet’) fino alle lucide geometrie irrorate di rosso dello splendido singolo "Wrong", il cui video ufficiale, magnifico e allarmante nella sua metafora di "retromarcia esistenziale irriversibile" è stato però girato da Patrick Daughters.

Molto metrosexual ci è apparso un ritrovato Dave Gahan, che sembrava essersi ripreso completamente dal tumore maligno alla vescica per cui aveva dovuto interrompere la tournée a maggio e subire un’operazione chirurgica improrogabile, nuovamente occhieggiante al pubblico anche gay (con curiosa tendenza ursina) attraverso mossette effettate e ancheggiamenti languidi. Ovazioni scatenate per i superclassici che han fatto fama e fortuna dei Depeche, come gli immortali "I Feel You", "Never let me down again", "Personal Jesus" e, in chiusura, la lenta e riappacificante "Waiting for the Night" in cui Gahan e il fedelissimo Martin Gore cantano sulla passerella in mezzo al pubblico febbricitante, osservandosi con complicità amorevole/amorosa quasi come una vera coppia gay.

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