Tutti in pista con Sean

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Quando la "dance" è scritta e prodotta da gay, è tutta un'altra musica. Come quella di Sean Ensign, ex modello che furoreggia nelle classifiche dance di tutto il...

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Non è questa la sede per parlare dei significati antropologici del ballo di gruppo, dei suoi sottointesi sessuali, del suo ruolo nello scaricare le tensioni e della sua carica emotiva, ma è facile intuire che dietro alla musica che normalmente balliamo nei locali c’è molto più di quel che sembra.

Ogni epoca ha avuto i suoi balli di gruppo, e ogni nazione ha avuto una propria storia in questo senso, più o meno condivisa con quella di altre nazioni che hanno avuto un percorso storico e culturale simile al suo. Anche per questo motivo potrebbe, una piccola anomalia italiana che si sta facendo sempre più evidente porta a una riflessione.

Vi ricordate l’Eurodance degli anni 90? Quella che ogni anno lanciava uno o più tormentoni estivi? In Italia veniva chiamata semplicemente "dance" e imperversò con la sua energia e la sua voglia di vivere fino alla metà dello scorso decennio, per poi scemare e vedersi relegata ai revival con poche eccezioni (come nel caso della compianta Billy More).

Ora come ora in Italia nessun DJ – in particolare nei locali gay di tendenza – si sognerebbe di puntare su questo genere, che tuttavia all’estero continua ad avere successo. Avete capito bene: in tutta Europa e negli USA (ma non solo), le sonorità Eurodance e più in generale electronic dance sono ancora molto richieste (specie nel mondo gay), tant’è che ogni anno costituiscono le sigle di megaeventi amatissimi dal pubblico omosessuale come l’Eurovision (Eurofestival) ai quali, guardacaso, l’Italia non partecipa proprio dagli anni 90…

Forse anche perché questo genere musicale comunica un ottimismo e un’energia che da diverso tempo non rispecchiano più la situazione dell’Italia (in recessione dagli anni ’90 e con le giovani generazioni che non sanno dove sbattere la testa), e in particolare stridono con la nostra comunità gay, che vive in una situazione difficilmente concepibile per la maggior parte dei gay dei paesi occidentali.

Forse è anche per questo che nel nostro paese non si ballano i pezzi di Sean Ensign. Chi è Sean Ensign? Diciamo che se si volesse cercare un anti-Povia lui potrebbe occupare molto degnamente questo ruolo. Come Povia è nato nel 1972, scrive le sue canzoni e si è fatto conoscere cinque anni fa, ma le somiglianze finiscono qui. Sean è un interprete dance gay dichiarato (ringrazia sempre il suo ragazzo nei booklet dei suoi CD!) che da qualche anno furoreggia nelle classifiche dance di tutto il mondo, ed è ballatissimo nei locali gay. Ex modello che si presenta decisamente bene, oltre ad avere una bella voce ha anche un passato da infermiere professionale (specializzato in terapia intensiva): praticamente da sposare.

I suoi brani (e i relativi remix), a partire da Without You e It’s My Life (Finally), hanno sempre avuto ottimi piazzamenti fin dal debutto (rimanendo in classifica per tantissime settimane) e anche il suo ultimo singolo Fly Away (che è uscito giusto a fine giugno) ha esordito con un bel piazzamento nella posizione numero 36 della Euro High NRG Dance Club Charts.

Sean, che vive a Fourt Laurendale (la città più gay friendly della Florida), non ha mai voluto relegarsi al mercato gay (anche a livello di immagine) e ha sempre preferito rivolgersi ad un pubblico più vasto. I suoi testi sono "per tutti", tuttavia possono avere un sottotesto supplementare per il pubblico omosessuale, come nel caso della già citata It’s My Life (Finally) (che sembra un vero e proprio inno alla realizzazione personale contro le difficoltà della vita) o di I Wanna Be With You (che ha dedicato al suo ragazzo), e di certo per il circuito gay ha comunque un occhio di riguardo.

Intendiamoci: il caso di Sean Ensign non è certo isolato (basta controllare su wikipedia alla voce "gay musicians"), tuttavia è emblematico di una situazione ben diversa da quella italiana sotto innumerevoli punti di vista. Probabilmente non è la musica "ballata" a fare la differenza, ma un conto è avere la possibilità di scegliere che musica ballare, magari confrontandosi con delle icone gay di ultima generazione, e un conto è accontentarsi di quello che passa il convento.

La situazione cambierà? Difficile dirlo, anche perchè ultimamente l’aria che tira non invoglia esattamente all’ottimismo, mentre restiamo un paese decisamente ripiegato su sè stesso e abbastanza  "impermeabile", nei fatti, agli stimoli culturali provenienti dall’esterno (con la scena gay che non fa eccezione). Se non altro possiamo consolarci pensando che, mentre Povia nel resto del mondo è praticamente sconosciuto, Sean Ensign è ballato ovunque fuorché in Italia. Prima o poi qualcuno dovrà pur accorgersene anche da noi, giusto?

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