UN BEL MORO TRA DUE PAZZE

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Sanremo servito freddo: i CD. Antipasti: Patty Pravo e Loredana Bertè. Ma il piatto forte che che mette d'accordo tutti è il bellissimo Daniele Silvestri. Al quale dedichiamo...

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Per onestà dico che ho visto Sanremo solo per Patty-Nicoletta e, ancor più, Loredana verso cui nutro un affetto tutto particolare.

Da sempre interprete eccellente e "fuori le righe", mi ha fatto deragliare con lo stupefacente album "Un pettirosso da combattimento". Viene da proteggerla, ma forse è lei che dovrebbe volerlo per prima.

A Sanremo il suo show autodistruttivo è continuato: metteva in scena se stessa come agnello sacrificale in diretta (perché?), ringraziando a dismisura Pippo Baudo (certe volte con lei ti domandi "amore, dove hanno messo il guardrail?").

Musicalmente, certe volte non ce la faceva e aveva un look che lasciamo perdere (ideona, il body slacciato sotto!). Ma questo era il bello. Senza rete davvero: non come certi suoi colleghi che "trasgrediscono" e con la coda dell’occhio sbirciano al conto in banca.

La canzone era bellissima. E se ad "artista" diamo il significato romantico e intenso, Loredana era l’unica artista del festival.

L’album di Loredana dopo-festival non è uscito. Manco ne sa approfittare. C’è solo un EP chiamato appunto "Dimmi che mi ami". La canzone di Sanremo l’ha fatta meglio al Festival la prima sera (secondo me, ovvio) con l’orchestra vera. Però c’è una struggente "Io ballo da sola", o "Mercedes Benz" (citazione, non cover) che -piacendo il genere- valgono l’acquisto.

Nicola Strambelli, invece ci butta fuori un bel "Radio Station". L’ex ragazza del Piper diventa regina del chewing-gum (appiccicato al microfono) e faraona di un lifting che impediva persino di sorridere (noi).

"L’immenso" è mooolto più intensa qui che dal vivo, e il disco è un capolavoro al Teflon. Su di lei effettivamente il tempo scivola via, e il giovane stilista Roberto Cavalli o i Cugini di Campagna s’accompagnano a Carlinhos Brown o "nuovi ed emergenti" artisti giapponesi.

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