UNA BAND TUTTA LESBO

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Electrelane, "The Power Out" è il titolo del loro cd. Le componenti - dichiaratamente omosessuali - sono state felici di raccontarsi a gay.it. Presto in Italia con un...

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MILANO – Quattro ragazze toste, quattro musiciste – tra l’altro molto carine – che arrivano direttamente dall’Inghilterra, precisamente da Brighton. Le Electrelane sono un quartetto femminile molto coraggioso, indipendente ed innovativo che si appresta a diventare la rivelazione del 2004. Dichiaratamente omosessuali, non vogliono però essere etichettate e ghettizzate come una gay band.
Volete raccontarci com’è nato il vostro gruppo, quando, come e perché vi siete formate?
Abbiamo cominciato io (Verity Suzman – voce, tastiere, chitarra e sax) ed Emma (Emma Gaze – batteria) a suonare a diciassette anni nella mia stanza da letto e così sono nate le Electrelane, circa dieci anni fa. All’inizio avevamo altre due componenti – una chitarrista ed una bassista – che poi sono andate via, abbiamo fatto in seguito dei provini per arrivare alla formazione attuale.
Cosa significa “Electrelane” e come nasce?
È una parola che suona bene, completamente inventata.
Come definite la vostra musica?

È molto difficile dare una definizione. È anche vero che il pubblico cerca sempre di capire e di definire un gruppo musicale. Diciamo che la definizione più vicina è rock sperimentale.
Voi siete dichiaratamente omosessuali. Questo ha creato difficoltà per la vostra carriera?
No, al momento questo non ha mai creato difficoltà. Non vogliamo però essere limitate dall’etichetta di gay band o lesbo band. La musica è musica. Se un gruppo è valido il fatto che sia etero o gay non è primario. Se usiamo delle definizioni diamo per scontato che ci siano delle categorie di persone e questo non è il massimo. Non è bello usare le categorie come bianco e nero ecc. Gli esseri umani non sono mai definibili in una parola sola, in qualsiasi ambito, sociale, lavorativo, affettivo, sessuale. Anche nell’ambiente gay può capitare per esempio che una donna ami una donna, poi un uomo e poi torni nuovamente ad amare una donna. Le definizioni e le categorie sono molto ristrette per l’essere umano.
Che cosa pensate invece degli artisti che invece giocano con l’omosessualità senza esserlo, vedi Madonna e Britney recentemente oppure le T.A.T.U.?
In realtà quella tra Madonna e Britney è stata una cosa molto superficiale, tanto per fare scena, costruita. In un certo senso il punto è che gli uomini si sentono minacciati da una cosa del genere quando è seria. Gli uomini hanno difficoltà ad accettare che due donne possano amarsi e mettersi insieme, vivere una vita insieme. Non riescono a capire e ad andare oltre al fatto che due donne che stanno assieme non sono lì per soddisfare una loro fantasia sessuale, non comprendono che può esserci una base sentimentale solida. Tutto si ferma alla superficie per questa loro paura. Non sono disposti ad accettare questa cosa perché si sentono come esclusi da un certo tipo di relazione, diversa dalle relazioni socialmente accettate a livello mondiale.
Che cosa pensate invece degli artisti omosessuali che non fanno coming out, che non dichiarano la loro omosessualità per paura o altri motivi?
Il dichiararsi e fare coming out è un fatto personale.
Nel vostro cd ci sono alcuni testi a tematica gay, da dove avete tratto l’ispirazione?

In realtà noi non specifichiamo mai se si tratta di uomini o donne nei testi. Anche quando viene fatto può assumere una dimensione più generale. Per la mia esperienza, avendo avuto negli ultimi anni esperienze con donne, la scelta è stata quella di avere un soggetto femminile, in realtà non è il punto di partenza.
Essere gay a Londra è molto facile, molti ragazzi gay, anche dall’Italia decidono di andarci a vivere. È la stessa cosa nelle altre parti d’Inghilterra, per esempio nella vostra zona d’origine?
Noi viviamo a Brighton, vicino a Manchester che è una città molto gay. Al nord dell’Inghilterra c’è molta più omofobia anche se le donne hanno tutte i capelli corti ed un aspetto molto più mascolino (ridono) ma questo è solo un caso. In realtà se ti baci in pubblico o giri per mano ti guardano molto strano.
Avete problemi quando andate ad esibirvi in queste zone?
Il nostro pubblico è molto misto. Non abbiamo un seguito particolarmente legato all’ambiente gay. Non siamo percepite come un gruppo legato esclusivamente a quest’area e comunque non facciamo nemmeno un tipo di musica che può essere accostato all’ambiente gay in maniera univoca.
Nei vostri testi usate molte altre lingue oltre all’inglese, spagnolo, tedesco, come mai non l’italiano?
(ridono) Bellissimo! (dice Verity, in italiano) Non lo abbiamo ancora usato, l’italiano è una lingua bellissima, molto musicale, lo useremo nel prossimo cd. È veramente una lingua con delle vocali particolarmente musicali.
Conoscete qualche canzone italiana?
“Senza una donna” di Zucchero…
Beh… giusto per rimanere in tema di donne!!!
Stavamo scherzando!
Volete aggiungere qualcosa per i lettori di gay.it?
…comprate il nostro disco! (ridono) Sappiamo che in Italia state facendo molto per i diritti dei gay, questo è molto importante affinché le cose possano cambiare, un bacio televisivo come quello di Madonna e Britney in realtà non ha questa finalità.
Quali sono i vostri progetti futuri?
Adesso promuoveremo “Power Out” ed alla fine dell’anno vogliamo incidere un nuovo cd. A maggio saremo di nuovo in Italia con un mini tour.
Questa è la prima volta che venite a suonare in Italia?
Sì, e siamo molto felici ed eccitate.

Le Electrelane sono: Emma Gaze (batteria), Rachel Dalley (basso), Mia Clarke (chitarra) e Verity Susman (tastiere, voci chitarra e sax). “The Power Out” (Too Pure/Self) è un ottimo lavoro, con moltissimi riferimenti culturali nei testi ed un’interessante ricerca musicale che spazia dal pop all’elettronica. Hanno all’attivo anche un altro album, “Rock It To The Moon” ed un EP “I Want To Be The President”. Una band al femminile assolutamente da tenere d’occhio. Fate attenzione al loro tour in Italia nel prossimo mese.

di Francesco Belais

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