Esce giovedì il magnifico 120 Battiti al Minuto: ecco perché parlare di Aids è assolutamente necessario

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Non perdetevi il pluripremiato dramma di Robin Campillo, il film gay dell’anno, attuale e commovente.

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Non potrebbe essere più necessario, tempestivo e importante un film come 120 Battiti al Minuto di Robin Campillo, in uscita giovedì 5 ottobre grazie a Teodora Film Distribuzione.

Di AIDS non si parla quasi più e le infezioni aumentano, dai più giovani agli ultracinquantenni, mentre il preservativo è diventato un optional e il bareback impera, mentre i giovani si disaffezionano all’associazionismo gay: 120 Battiti al Minuto esce al momento giusto per un dibattito diventato improrogabile anche all’interno della comunità LGBT italiana. E lo fa in un modo originale: raccontando la storia di Act Up Paris, associazione d’assalto contro l’AIDS nata nel 1989, due anni dopo la ‘base’ newyorchese, non come il classico film-dossier didascalico ma immergendo lo spettatore con uno stile a tratti documentaristico nel cuore dell’azione, delle proteste eclatanti contro le multinazionali del farmaco con lancio di palloncini pieni di sangue finto, delle sedute collettive accalorate in cui si discute sul senso della provocazione e si pianificano le operazioni dal ‘basso’, del dibattito diretto, immediato, pratico con chi potrebbe cambiare le cose ma non lo fa in nome degli interessi economici di chi specula sulla vita dei malati.

120 Battiti al Minuto è un emozionante film sul corpo: il corpo vitale, energico, febbrile degli attivisti – mai si era visto un film sull’AIDS così intriso di vitalità e scevro di patetismo, anche nelle scene più dolorose – ma anche il ‘corpus politico’ del gruppo che è davvero comunità, unione per uno scopo comune, una causa collettiva che è soprattutto azione, scuotimento di coscienze, anche rabbia e frustrazione. Privato e pubblico in costante dialettica. Il regista Campillo descrive questi corpi in movimento che diventano l’arma della lotta (persino le ceneri del defunto usate contro gli assicuratori, come ultima ratio a dimostrazione che neanche la morte può fermare gli attivisti) attraverso un cast corale coeso in cui spiccano due attori, due corpi, due volti eccezionali: l’argentino Nahuel Perez Biscayart, scatto felino e sguardo inquieto, estremamente espressivo, vibrante, trova l’amore nella virilità scattante del bel Nathan (Arnaud Valois, davvero una rivelazione), il nuovo arrivato incuriosito e un po’ spiazzato – è uno dei pochi sieronegativi del gruppo – col quale crea davvero un ‘corpus unicum’ amoroso. Nella prima scena di sesso, selvaggia ma per nulla voyeuristica, prendono corpo anche gli amanti passati nel racconto dei ragazzi con un’idea visionaria in cui si materializzano ulteriori parti di corpi, come se il limite del corpo non fosse né spaziale né temporale, e fosse in realtà tutto ciò che siamo e possiamo ‘rigenerare’ creativamente anche solo attraverso il ricordo (persino il pulviscolo in discoteca sembra qualcosa con una vita propria).

Costruito attraverso grandi blocchi narrativi che si concentrano nelle assemblee, nelle azioni all’esterno e a liberatori balli in un club gay, 120 Battiti al Minuto commuove soprattutto nell’ultima parte, meravigliosa e terribile, con la geniale apparizione della Senna completamente rossa (“Ho immaginato il film come l’avanzata di un fiume” ha dichiarato Campillo in un’intervista al bimestrale La Septième Obsession) come se Parigi fosse ancora una volta un vero e proprio corpo pulsante innervato da vene in cui scorre il sangue infetto. Così i tappeti di corpi umani coperti dalle croci nel ricordo di chi non c’è più diventano la vera pelle della città-corpo, una città sofferente nell’indifferenza delle istituzioni per un’epidemia che negli anni 90 tesseva una strage silenziosa che avrebbe decimato la comunità LGBT.

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I 120 Battiti al Minuto del titolo si riferiscono alla musica pop degli anni Novanta il cui beat predominante nella colonna sonora, mai invasiva, curata dal dj Arnaud Rebotini, dà il ritmo al film-corpo: mai si era sentita una versione così bella e tragicamente sepolcrale di Smalltown Boy dei Bronski Beat, mai in un film sull’AIDS si sono raggiunti vertici poetici così strazianti (ma senza l’espediente del melò gridato come in Philadelphia).

Ecco perché 120 Battiti al Minuto – peccato per l’insulso divieto ai minori di quattordici anni – è il film da vedere subito, da rivedere e da discutere: del suo successo internazionale abbiamo già detto – i premi a Cannes, la selezione per gli Oscar come miglior film straniero – ed è ora che anche la comunità LGBT italiana ‘scenda in sala’ in massa per decretare un successo di pubblico come in Francia dove è stato visto da più di 650.000 spettatori. La Teodora ha inoltre denunciato frasi omofobe diffuse su Internet contro il film tra cui la seguente, “pubblicata su un importante sito web: “Quanti animali innocenti vivisezionati per curare questi così?“.

Nel frattempo, è sorta una polemica tra il regista Robin Campillo, che terrà una masterclass a Torino nell’aprile 2018 durante il prossimo Lovers Film Festival, e il Presidente della Repubblica francese: “Macron pensa che l’Aids sia un problema del passato – ha dichiarato il regista all’incontro stampa romano per la presentazione di 120 BPM – ma purtroppo non è così. C’è stata una conferenza a Parigi dedicata a questa grande tematica e lui non ha neanche partecipato, ha mandato un suo rappresentante suscitando la rabbia delle varie associazioni”. E i politici italiani, si comporteranno diversamente?

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