Billie Jean King, ‘non giocherei mai nella Margaret Court Arena’

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Billie Jean King all'attacco dell'eterna rivale Margaret Court, colpevole di conclamata omofobia.

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Mezzo secolo dopo la conclamata rivalità sul campo, Billie Jean King e Margaret Court, autentiche leggende del tennis, continuano a darsele di santa ragione.

Un’antipatia mai taciuta presto esplosa anche fuori dal rettangolo di gioco, perché la Court, da sempre orgogliosamente omofoba, e la King, lesbica dichiarata da oltre 30 anni, non si sono mai sopportate. Dinanzi alle ultime esternazioni di Margaret (‘l’omosessualità è un abominio agli occhi del Signore‘), proprio Billie Jean si è scatenata, nel corso della conferenza di presentazione degli imminenti Australian Open.

Eletta “Donna dell’Anno” in quanto simbolo di uguaglianza, inclusione e diversità, la King, pochi mesi fa interpretata al cinema da Emma Stone nel film La battaglia dei Sessi, ha attaccato senza mezzi termini la storica rivale, chiedendo agli organizzatori di cancellare il suo nome dallo stadio centrale della manifestazione.

A suo tempo fui un’accanita supporter della creazione di un’arena a nome di Margaret, dopo che era stato intitolato il centrale a Rod Laver, pensavo fosse opportuno fare qualcosa di simile anche per lei, perché è la tennista che ha vinto più di tutti. Ma quando si ha il proprio nome su una struttura pubblica, come quella della Margaret Court Arena, con l’onore viene anche la responsabilità di impersonare i valori di quella struttura. In qualità di luogo pubblico, l’arena deve poter accogliere chiunque, indipendentemente da sesso, razza e orientamento sessuale, e le dichiarazioni largamente denigratorie che Margaret ha fatto nei confronti della mia comunità, quella LGBTQ, sono a mio modo di vedere incompatibili con questo ruolo. Siamo tutti figli di Dio, non è vero che i gay sono figli del demonio”. “Io stessa ho ricevuto l’onore di avere il mio nome su una intera struttura pubblica negli Stati Uniti, ed ogni volta che leggo il mio nome sento la responsabilità che ciò comporta. Personalmente credo che il nome dell’arena debba essere cambiato, ma si tratta di una decisone che deve essere presa dal popolo australiano, perché quell’arena appartiene a loro, non a me, né al Tennis Australia. Tuttavia, se fossi una giocatrice non me la sentirei di giocare su quel campo”.

Craig Tiley, direttore del torneo, ha fatto sapere che una decisione verrà presa, perché la discussione è in atto. Nei mesi scorsi alcune tenniste, tra le quali l’australiana Samantha Stosur, avevano minacciato il boicottaggio del torneo, mentre tra gli uomini persino Andy Murray si era dichiarato sconcertato dalle dichiarazioni della Court. Invitata come ogni anno dagli organizzatori, Margaret ha preferito declinare l’invito, lasciando allo stadio centrale l’onore di rappresentarla. Per ora.

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