Intervista ai cristiani LGBT: “Parleremo noi con la Chiesa, per il cambiamento”

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Intervista ad Andrea Rubera, membro di Cammini di Speranza, Associazione Italia Cristiani LGBT.

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Quando si parla di mondo LGBT e fede cristiana ci s’imbatte spesso in alcune domande: “Esistono associazioni di cattolici e cristiani LGBT? Qual è il loro ruolo, cosa perseguono?”. Abbiamo chiesto ad Andrea Rubera, membro di Cammini di Speranza, (Associazione Italia Cristiani LGBT) di spiegarci questo mondo.

Andrea, parlaci della tua storia.
Ho 51 anni e mi occupo di diversity management per una grande azienda italiana, sono sposato in Canada dal 2009 e unito civilmente in Italia con Dario, col quale condivido la mia vita da 30 anni. Siamo papà di 3 splendidi bambini e noi 5 siamo la nostra famiglia. Sono attivista nel movimento LGBTI dal 2001 e mi sono quasi sempre occupato di fede e omosessualità, visto il mio background cattolico.

A un certo punto nasce Cammini di Speranza. Di cosa si tratta?
Cammini di Speranza è composta da persone cristiane di varie provenienze e percorsi, età, orientamento sessuale e identità di genere, che s’impegnano nell’accoglienza di chiunque sia interessato ad approfondire le tematiche riguardanti la fede e l’omosessualità;  il tutto nell’ottica di promuovere sia il rispetto, la dignità e l’uguaglianza delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali nelle chiese e nella società, sia la corretta informazione e formazione su questi argomenti.

Quando nasce e che obiettivi si pone la vostra associazione di cristiani LGBT?
Cammini di Speranza è nata ad ottobre 2015 per cercare di creare una voce unica delle e dei cristiani LGBT in Italia. Sino ad oggi la realtà dei credenti LGBT italiani era costituita per lo più da gruppi locali, per le esigenze di coniugare fede e omosessualità, più che per la creazione di una rete complessiva che producesse proposte, documenti e pensiero.
Oggi Cammini esiste ed è anche socio dello European Forum Of LGBT Christians, la principale associazione europea che racchiude tutte le principali realtà dei cristiani LGBT, e membro fondatore del Global Network of Rainbow Catholics.
Tra gli obbiettivi, come in parte ho già detto, c’è il dare voce ai cristiani LGBT italiani, proporci come punto di riferimento per il dialogo con chiese italiane a livello nazionale sulle questioni LGBT anche coltivando i rapporti internazionali con i soggetti simili al nostro e sorvegliare sulla campagna “anti gender”.

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Andrea Rubera con il marito

Secondo la tua visione, c’è una rottura nella chiesa, facendo anche riferimento a quanto accaduto tra Radio Maria e la segreteria Vaticana a proposito della dichiarazioni di Padre Cavalcoli sul terremoto?
L’episodio di Radio Maria e padre Cavalcoli mi sembra marginale e di per sé non sarebbe la causa generante di una frattura. È, piuttosto, l’evidenza dell’esistenza di due posizioni all’interno della chiesa cattolica: da un lato una spinta riformista, portata avanti dal papa seguito da diverse diocesi, e dall’altro una conservatrice che vorrebbe mantenere lo status quo, specialmente sulle questioni morali.

Papa Francesco ha iniziato una rivoluzione a carattere semantico, è stato il primo Papa a pronunciare la parola “gay” e a chiamare le cose con il giusto nome.
Con il Sinodo straordinario della Famiglia del 2014 ha cercato di creare lo spazio per l’elaborazione di un cambiamento. Purtroppo i risultati del percorso sinodali sono stati insoddisfacenti perché è apparsa chiaro il veto posto da alcuni diocesi (le africane, le est europee, etc) su un cambiamento dottrinale.

In poche parole: non ci sono i numeri per cambiare la dottrina, e quindi cerchiamo di riportare la persona, accogliendola nell’interezza del suo percorso esistenziale e senza giudizio, al centro del dibattito. In questo modo si dovrebbe favorire il confronto e l’incontro tra persone LGBT e comunità cattoliche per poi, quindi, far maturare le basi per un’eventuale cambiamento anche nella dottrina.

Quali sono i progetti futuri di Cammini di Speranza?
La nostra attività per ora più visibile è la campagna #ChiesaAscoltaci, partita alla vigilia del Family Day, una campagna di storie, di vite vere per una chiesa casa per tutti! Garantire armonia, dignità ed eguaglianza nella Chiesa Cattolica e nella società.

#ChiesaAscoltaci è una campagna di storytelling che presenta, a cadenza settimanale per tutto l’anno del Giubileo della Misericordia, un appello o una storia lanciati, di volta in volta, da una persona LGBTI cattolica (o dai loro genitori, parenti, amici). Questi sono rivolti alla chiesa intera, perché diventi finalmente casa per tutti, capace di inclusione e accoglienza.
Ogni capitolo della campagna include un ritratto di Simone Cerio, un famoso fotografo italiano che ha offerto il suo talento per dare una veste visiva alle storie.

Vuoi raccontarci una di queste storie?
Certo! Giulia si rivolge al Papa nel primo capitolo della campagna: «Papa Francesco, Dio non commette errori, ma chi vive l’omosessualità è, a parer Tuo, “in errore oggettivo”. Eppure, se io non fossi lesbica, la mia fede sarebbe scialba perché è la mia omosessualità che mi ha portata a fare una ricerca spirituale e a cercare di vivere in Cristo. Se io non fossi lesbica non avrei conosciuto la paura di essere giudicata e quindi non avrei imparato il rispetto per ciò che non conosco. Se io non fossi lesbica non avrei conosciuto l’amore perché è il Signore che mi ha mandato la persona che amo. Vedi, Papa Francesco, per me Dio non commette errori: mi ha resa una persona “diversa” perché sapeva che per me sarebbe stata la strada della felicità. E sapeva anche che la diversità è ricchezza per la Chiesa Cattolica, ossia, ricordiamolo, la Chiesa “universale”, di tutti».

La campagna sarà attiva, fino alla fine del Giubileo della Misericordia, su Twitter e Facebook attraverso gli account social di Cammini di Speranza.

Vuoi lanciare un messaggio ai cristiani LGBT italiani?
Il mio messaggio ai cristiani LGBT italiani è di non smettere di sperare, lavorare e di vivere all’interno della Chiesa, senza attendere da nessuno il permesso. La Chiesa non è un club di cui si richiede la tessera sottoscrivendone le condizioni. È un popolo che cammina insieme, inciampando, rialzandosi, costruendo, confrontandosi.

Ma il mio vuole essere un invito anche all’azione e non alla stasi. Per troppo tempo i cristiani LGBT sono rimasti nell’ombra, nascosti, aspettando che qualcuno facesse qualcosa per loro o che qualcosa magicamente accadesse. In realtà, sono convinto che le cose avvengono solo attraverso la partecipazione, l’elaborazione di proposte e pensiero, anche partendo dalla condivisione delle proprie esistenze, dei propri affetti. Solo con la relazione tra persone, idee e background differenti si può generare il cambiamento.

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