Discreet, l’enigmatico thriller gay di Travis Mathews sugli abusi infantili merita di uscire in Italia

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Presentati al festival erotico Fish&Chips di Torino l’intrigante mystery dell’autore di I Want Your Love e la fantasticheria queer svedese Chi scoperà papà?

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Enigmatico, rarefatto, intrigante. È un film da dibattito il misterioso thriller Discreet di Travis Mathews, autore-scoperta di I Want Your Love e Interior. Leather Bar., presentato al terzo festival internazionale di cinema erotico Fish & Chips in corso fino a domani al cinema Massimo di Torino.

Creando un’atmosfera sospesa e allarmata, con una colonna sonora ipnotica che lascia supporre qualcosa di terribile nell’inquadratura seguente, il regista racconta la vicenda criptica di Alex (Jonny Mars con un’espressione costantemente straniata, piuttosto bravo), un videomaker traumatizzato da un abuso infantile che passa il tempo a vagare per il Texas in macchina riprendendo soprattutto highways e panorami desolati. Sembra però dimostrare reale interesse solo per i video della sua guru mediatica, la giapponese new age Mandy (Atsuko Okatsuka), autrice online di video zen meditativi sul suo canale YouTube dall’esplicativo nome di Gentle Rhythms, Ritmi Gentili. Ogni tanto Alex si reca nei camerini di un sexy shop dove frequenta regolarmente Miguel (João Federici), un uomo messicano dai modi spicci, e organizza orge casalinghe da diffondere sul Web in stanze di motel, derubando i partecipanti che fa denudare e bendare davanti alla videocamera.

Quando la madre instabile rivela ad Alex che il responsabile dell’abuso subito da piccolo è ancora vivo, costui raggiunge John (Bob Swaffar) l’anziano nonno malato di Parkinson che vive in una casupola isolata nella campagna texana e lo accudisce per qualche giorno. Lentamente emergeranno sensazioni, ricordi e flash(back) relativi al traumatico episodio di violenza.

La svolta narrativa più ambigua è relativa all’ingresso del personaggio di Zach (Jordan Elsass), un adolescente che sembra diventare amico di Alex – qui prende corpo l’ipotesi che lui stesso sia diventato un pedofilo – ma in realtà viene pagato da lui per essere ripreso a interagire col nonno John, come se fosse diventato un alter ego in grado di fargli emergere dal subconscio la verità sull’orrendo crimine risalente alla sua infanzia.

È particolarmente interessante l’uso del suono – i rumori più vari: dal bacon che sfrigola agli schiocchi ipnotici di Mandy passando per lo sfrecciare delle automobili – al fine di creare un curioso effetto distorcente e spiazzare lo spettatore, a cui arriva direttamente (e questo è un pregio non da poco) il profondo senso di disagio del protagonista. Ci sono echi lynchiani in Discreet, e un interessante gioco metacinematografico dalle parti di Sesso, bugie e videotape ma anche Caché di Haneke (ciò che vediamo è realtà o rappresentazione? È filmato da Alex? È online?).

Emerge anche tutta la problematica di vivere l’omosessualità nell’America profonda più ‘trumpiana’, dove impazzano le radio razziste e omofobe, quella spersonalizzante fatta di polvere e motel anonimi, in cui l’identità gay si può vivere solo come sfogo pulsionale da tenere nascosto alla società. Una società di figli senza padri (lo stesso Travis Mathews non parla con suo padre da decenni), in cui l’identità maschile sembra soffrire della mancanza di un riferimento genitoriale dello stesso sesso, a cui forse sopperisce attraverso una sessualità selvaggia ma poco appagante.

È un fascinoso oggetto cinematografico, Discreet, sfuggente e personale, forse un po’ irrisolto perché troppo involuto in qualche passaggio ma meritevole di una visione: chissà che qualche distributore avveduto non lo acquisti per la distribuzione nelle sale italiane.

A seguire abbiamo visto una bizzarra fantasticheria queer svedese, Vem ska knulla pappa? (Chi scoperà papà?) di Antiffa Vänsterfitta, in cui s’immagina un bosco glitter e pieno di fiori colorati alla Pierre & Gilles dove abitano eccentriche fate gender, sirene lesbiche e putti multisessuali che si accoppiano nei modi più disparati alla ricerca di un piacere primigenio svincolato dalle norme eterodirette mentre un Pierrot femmina a cavalcioni della Luna osserva tutto da lassù masturbandosi gaiamente.

Curioso patchwork creativo un po’ diseguale, accosta una parte più visionaria di fiaba magica a riprese video amatoriali di un gay seminudo con borsetta che cerca compagnia in una zona boscosa di cruising, una coppia di maschi invitati dalla regista a baciarsi e fare l’amore davanti a lei, un trio di ragazze lesbiche che si sollazzano pizzicandosi i capezzoli. Un sogno erotico liberatorio e naïf che però avrebbe avuto bisogno di qualche idea narrativa in più per avvincere realmente lo spettatore.

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