Ermal Meta: “Quando a Sanremo mi diedero del froc*o!”

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A poche ore dalla sua esibizione sul palco dell'Ariston, il nuovo poeta della musica italiana Ermal Meta si racconta in esclusiva a Gay.it.

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Il percorso di Ermal Meta, oggi, è un percorso decisamente alternativo. Fa la sua lunga gavetta, prima con La fame di Camilla e poi da solo, non passa da nessun talent e arriva, dopo aver conquistato il terzo posto lo scorso anno nella categoria Giovani, tra i big della sessantasettesima edizione del Festival di Sanremo senza sgomitare. Vietato Morire, il brano in gara, pare sia tra i preferiti della critica e, a poche ore dalla sua esibizione sul palco dell’Ariston e a pochi giorni dall’uscita del suo nuovo disco, il nuovo poeta della musica italiana racconta un po’ del suo mondo a Gayit.

Lo scorso anno tra i Giovani e, quest’anno, tra i Big. Con quale spirito salirai, stavolta, sul palco dell’Ariston?

Con lo stesso spirito dello scorso anno, che poi è quello della condivisione. Il pezzo che porto è un qualcosa che mi sta molto a cuore e non vedo l’ora di portarlo su quel palco. E poi, sono contentissimo che Carlo Conti mi abbia voluto dare un’altra grande occasione.

La critica ti dà già sul podio. Tu, piuttosto, che aspettative hai?

Il bello è non avere nessuna aspettativa. L’unica cosa che voglio fare è cantare e comunicare. Sono felicissimo che la critica parli bene di me e della mia canzone, ma penso che i risultati si vedono sempre a partita finita. 

Di’ la verità: si va a Sanremo per vincere o per partecipare?

La vera vittoria è arrivare a Sanremo che non è affatto semplice, credimi.

Vietato morire è il titolo del brano che presenterai martedì sera. Cosa dobbiamo aspettarci?

Non posso dir molto, ma vorrei che venisse ascoltato con attenzione. Solo questo.

Nella canzone in gara si parla di disobbedienza come chiave di felicità… Non sarà troppo difficile da comprendere?

(Ride, ndr) Ma no. Dietro, alla base, c’è un forte messaggio di speranza. La canzone non parla di violenza come in molti hanno erroneamente scritto, parla di vita.

Il tuo nuovo disco conterrà 9 tracce più Umano che è il tuo precedente lavoro discografico..

Aggiungerei che ci saranno 9 tracce che sembrano scritte da nove persone diverse. Sarà un disco dove ci saranno tutte le mie moltitudini. A fare tutte canzoni uguali mi sarei annoiato io, figuriamoci gli altri. Ho voluto inserire anche Umano affinché arrivasse, a tutti, il mio mondo. Lo definirei un fil rouge non verticale, ma orizzontale, dove le connessioni sono emotive.

Tra l’altro ci saranno due duetti: uno con Elisa ed uno con Vicio dei Subsonica. Posso chiederti come hai scelto queste due artisti?

Elisa è un’artista unica, forse la più grande che c’è. La stimo, seguo ed apprezzo davvero tanto. Nel mio nuovo lavoro abbiamo duettato in Piccola Anima che è davvero un piccolo gioiello. Vicio, invece, nel brano La vita migliore, suonerà il basso. La canzone l’abbiamo scritta assieme. Siamo molto amici e lui è troppo forte.

A Sanremo, mai come stavolta, ci saranno in gara molti artisti per i quali hai scritto dei brani. C’è mai stato qualcuno, in tutta la tua carriera, che non ti ha ringraziato?

Mmm, un paio sì, ma non chiedermi nomi.

E di tutte le tracce scritte, ce n’è qualcuna che, con il senno di poi, ti saresti tenuto per te?

No, neanche una. E non perché non mi piacessero, sia ben chiaro.

Hai raccontato che lo scorso hanno, per aver indossato la fascetta arcobaleno, ti han gridato: “Frocio, devi morire!“. Come ci si sente ad esser discriminati e derisi da gay friendly e non da gay?

Lo scorso anno mi han detto anche di peggio per via dell’arcobaleno, ma non voglio neanche ricordare quelle parole e quelle persone. La mia adesione, al movimento arcobaleno, era assai sentita. Volevo evidenziare la bellezza della libertà di amare chiunque

Nella serata delle cover canterai: Amara terra mia di Modugno. Perché questa scelta?

Perché è una canzone meravigliosa e sempre attuale. È il mio omaggio a tutti quelli che soffrono nella propria terra e che soffrono a doverla lasciare.

Una canzone un po’ troppo triste, non trovi?

Le canzoni non vanno giudicare per tristezza o allegria. È una canzone piena di malinconia e la malinconia è il respiro del mondo

Hai avuto modo di sentire le canzoni degli artisti in gara?

No, non ho sentito nessun altro, purtroppo. 

E, se non fossi in gara, per chi avresti tifato?

Non avendo ascoltato i pezzi, sbaglierei a risponderti. Alla fin fine non è il Festival dei miei amici, ma della canzone italiana.

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