Via Lecco, la Gay street di Milano: attacchi politici e controlli di polizia

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Cosa sta succedendo nel cuore della movida gay milanese?

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In questi giorni via Lecco a Milano, zona di locali frequentati maggiormente da persone LGBT, è al centro di un attacco. Il 12 ottobre scorso il consiglio del Municipio 3 ha approvato a larga maggioranza una delibera per chiedere la regolamentazione della movida in quella zona. Proposta dalla maggioranza, ha visto favorevoli tredici consiglieri del PD, tre della lista civica di centrosinistra per Sala sindaco, una consigliera di Sinistra x Milano, tre della Lega Nord, tre di Forza Italia e un consigliera di Fratelli d’Italia. Solo tre astenuti (un consigliere del M5S, due consiglieri di centrodestra), nessun contrario.

La delibera in questione (n° 19 del 12/10/16) individua, tra gli altri, tre provvedimenti prioritari volti a, citiamo, “garantire la sicurezza dei cittadini e la qualità della vita”: richiedere l’applicazione del progetto “Città Sicure”, che vede la Polizia a presidiare le strade; più controlli dei volumi e degli orari di chiusura dei locali; più controlli sull’occupazione del suolo pubblico.
Via Lecco è, dall’apertura del Mono bar dieci anni fa, la via al centro della nightlife LGBT milanese, che vede cinque locali raggruppati in pochi metri e un afflusso di clienti che sfiora le cinquemila persone in alcune serate estive. I frequentatori della zona sono stati individuati dal consiglio del Municipio 3 come pericolosi per la sicurezza dei cittadini e lesivi della qualità della vita, parrebbe. Le attività “pericolose” al centro della diatriba sono il sostare sull’angolo tra via Lecco e via Castaldi, bere drink, chiacchierare e ascoltare musica. Per regolarizzare queste attività è stato richiesto l’intervento della Polizia di Stato.

Dopo la delibera sono arrivati i controlli delle forze di polizia: «una sera mi sono ritrovato 15 poliziotti nel locale: carinissimi, per carità, ma insomma» ci racconta Paolo Sassi, del Leccomilano. «Hanno controllato tutto, permessi e licenze che sono già depositate negli uffici di competenza. Sono rimasti in zona dalle 15 alle 20 e hanno controllato solo i cinque locali a clientela LGBT. Questo modo di fare i controlli è intimidazione». Dietro a questa situazione ci sarebbero alcune lamentele dei residenti della zona «Sono stati strumentalizzati: la faccenda da questione civile è diventata una questione politica – prosegue Paolo Sassi. Io ho proposto, prima che presentassero la delibera in Municipio, di creare un tavolo tecnico tra esercenti, residenti e amministrazione, ma non sono stato ascoltato. Il responsabile del comitato contrario alla movida non si è neppure fatto trovare».

Anomalia sottolineata anche da Arcigay Milano: “Oggetto dei controlli amministrativi così concentrati e coordinati sono stati solo esercizi commerciali frequentati soprattutto dalla movida gay e dai migranti – si legge in una nota – Ciò che stupisce non è il merito della verifica – la legge è uguale per tutti e va rispettata – bensì il criterio di scelta dei locali e il numero degli interventi effettuati in un unico giorno“.

E il fantasma dell’omofobia pare aleggi sulla vicenda: “durante un incontro tra cittadini, tra noi proprietari dei locali e tra alcuni politici del Municipio 3 (ai quali mancavano i residenti a favore della movida e le associazioni di migranti presenti in zona) è stata esibita e messa agli atti una mia foto, presa da Facebook, travestito per Halloween – racconta Paolo Bassi.  Se si deve esibire una mia foto da travestita per delegittimarmi, beh, questa è omofobia“. Durante questi incontri, aggiunge Sassi, è stato paventato un inciucio che vedrebbe coinvolti il PD e lo stesso Sassi: «un consigliere si è chiesto, visto che sono stato candidato con il PD alle ultime amministrative, come mai non venissero fatti i controlli nei nostri locali; se ci fosse un accordo tra noi e il Partito Democratico. Insomma, tutto un teatrino per spostare la questione sul piano politico».

Dai controlli non sono emerse irregolarità: i locali rispettano le norme – a eccezione di un preziario non esposto – e non sono state rilevate violazioni alla legge e ai regolamenti. Dalla delibera emerge anche un aspetto non chiaro: viene richiesto che si faccia attenzione “ai minori stranieri non accompagnati presenti”. Un passaggio che all’apparenza pare fuori contesto, ma che, secondo fonti informate sulla vicenda, vorrebbe porre l’accento anche sulla presenza in zona di migranti. Un filone, questo, che non appare congruo con la vicenda.

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Su quanto accaduto è intervenuta anche Sinistra x Milano: «Siamo convinti che, più che le multe e le divise, la sicurezza la facciano le luci accese e le persone che vivono questi luoghi» commenta Aurelio Labella di Sinistra x Milano. «Crediamo nel dialogo e nella mediazione come strumenti per consentire la felicità di tutti e la libertà di ognuno. Siamo molto grati ai locali che ospitano numerosi eventi durante la Pride Week (e non solo) e rivendichiamo come molto importanti per la nostra città le attività che si svolgono nel quadrilatero e qualificano l’insieme della nostra città e il suo profilo di metropoli internazionale». Per questo SxM s’impegna a promuovere un’iniziativa volta a favorire il confronto. Linea seguita anche da Paolo Sassi: «Ho già iniziato a parlare con tutti, con gli esercenti vicini al mio locale e con i residenti. A breve vedranno la luce due comitati: uno di esercenti e uno di residenti, entrambi favorevoli alla movida e a una futura riprogettazione dell’area».

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