Giornata Internazionale contro l’Omotransfobia: le vostre storie su Gay.it

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Dai numeri ai fatti: l'omotransfobia in Italia nei racconti che ci avete inviato.

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Omotransfobia: nelle vostre storie ecco cosa significa per una persona LGBTI vivere in Italia senza una legge che ci tutela.

Insulti, umiliazioni, discriminazioni, violenze. Nel sondaggio che Gay.it ha lanciato per la Giornata Internazionale Contro l’Omotransfobia, vi abbiamo chiesto di raccontarci i vostri episodi di omofobia. Ecco alcuni dei racconti da un’Italia che non vorremmo più vedere.

Il bullismo a scuola

“Preso di mira a scuola da bulli. Per i continui insulti, spintoni e in un episodio anche sputi, avevo smesso di prendere anche lo scuolabus, evitavo i bagni frequentati dai bulli e cercavo di velocizzare passaggi in corridoio e altri ambienti comuni”.

“Sono un insegnante e diversi alunni fanno allusioni più o meno esplicite, dagli auguri per la festa della donna a false voci su di me che vengo visto mano nella mano con un uomo. Anni fa sono stato quasi aggredito da un alunno che, a seguito di una nota, mi ha apostrofato come «frocio supplente di merda»“.

“Sono un diciannovenne pugliese. Qualche anno fa, prima che facessi coming out, dei ragazzi della mia classe sospettavano fossi gay e i loro insulti e sfottò sono stati opprimenti e delle volte anche pesanti, addirittura incitandomi ad uccidermi”.

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Il bacio gay in pubblico
“Mi è successo nel 2014, all’età di 48 anni fuori da un locale gay. Mi stavo baciando con un ragazzo e un’auto è passata con dei giovani a bordo che hanno abbassato il finestrino, ci hanno urlato contro e anche gettato addosso un bicchiere di cartone”.

“18 anni, a Montebelluna, dove abitava il mio ragazzo. C’eravamo dati un bacio prima della mia partenza in treno. Lui è andato via, io stavo ancora aspettando. Un gruppo di ragazzi comincia a urlarmi “frocio”. Continuano per 10 minuti. Sulla banchina c’erano altre due persone, non hanno fatto nulla. È arrivato un ragazzo della mia età, mi ha portato via dicendomi che mi stavano per tirare una bottiglia”.

bacio gay

 

Mobbing sul lavoro
“In azienda si continua ad utilizzare il termine frocione, procione, oltre a portare manifesti delle sentinelle in piedi e a considerarmi semplicemente come “il gay” e nulla più: “un frocione come te non farà mai carriera”, “non voglio venire in sala riunioni da solo con te”, imitazioni del mio tono di voce, “quando assumi atteggiamenti femminili mi fai ribrezzo”.

Militare in provincia di Roma nel 2006, avevo 28 anni quando il capitano della mia compagnia ha saputo della mia omosessualità. Ha cercato per 3 anni di farmi licenziare umiliandomi davanti a tutti e abbattendo la mia personalità, dicendo che ero inadatto alla carriera militare. Ora la situazione è diversa, però può capitare che qualcuno fa outing su di me a gente che non conosco sul posto di lavoro cercando di screditarmi”.

“Umiliazioni sul luogo di lavoro, continuamente. Nonostante avessi fatto coming out a 18 anni le umiliazioni verbali sono continuate con sguardi, sfregamento dei padiglioni auricolari, allusioni varie tipo: (se allergico alla f…), oppure continue ironie del tipo (dentifrocio, ricchionate, pacco-dipendente e quant’altro). Pensavo che a 50 anni fossero finite, ma a quanto pare, continuo a vedere sempre gli stessi atteggiamenti, di paura, di disprezzo, e atteggiamenti di sbalordimento alla vista di una persona omosessuale. Ringrazio sempre chi in questo paese ha messo il proprio viso ed il proprio impegno per garantire diritti a tutte e tutti noi.IL F.U.O.R.I. negli anni ’70, le unioni civili (le legge Cirinnà)”.

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Non vogliamo omosessuali in questo palazzo
“Cercavo una casa in affitto per studenti, a Campobasso. A sorpresa, il giorno prima del previsto incontro per la firma sul contratto, l’intermediario mi fa sapere che gli altri coinquilini di quello stesso appartamento non gradivano la mia presenza, in quanto omosessuale. La notizia mi mise sotto shock, ero incredulo: per la prima volta in vita mia ho ricevuto un chiaro attacco mosso da odio verso un orientamento sessuale. Anche il proprietario di quell’appartamento prese la posizione degli altri inquilini; preferendo non perderli, immagino”.

“Ora ho 57 anni. All’epoca dei fatti 38. L’amministratore del condominio durante un’assemblea si è alzato e prendendo in mano i registri si è avvicinato a me come per darmeli in testa: «Stia zitto che tutto il palazzo si vergogna di lei». Allora ero più giovane e fragile. Mi sono rivolto ai condomini dicendo: «Vi vergognate di me?» Nessuna risposta. Allora ho proseguito: «Allora guardatela bene adesso questa faccia perché qui non la vedrete mai più» e rivolto all’amministratore: «e lei vada affanculo». Adesso avrei una reazione ben diversa, ma così andarono le cose. Tornai a casa, scoppiai a piangere e chiamai il mio compagno per raccontare l’accaduto. Questa storia ha anche un lieto fine. Verso mezzanotte suonano alla porta. Era finita la riunione condominiale. Tutti i condomini erano lì sul pianerottolo: «Volevamo dirle che noi non ci vergognano di lei, ha fatto tutto l’amministratore. È stato tutto così improvviso che non siamo stati in grado di reagire subito come avremmo dovuto»”.

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