L’irresistibile pediatra (e pallanuotista) gay che regala un sorriso ai bambini malati

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I bambini vanno pazzi per lui: "Una ha rischiato di ingoiare le chiavi di casa pur di non separarsi da me".

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Lavora ogni giorno a contatto con i bambini per rallegrare le loro giornate: Simon Reid, medico gay australiano, ha raccontato nelle scorse al magazine Gay Star News la sua bellissima storia.

Simon, nato e cresciuto a Wollongong – piccola cittadina sulla costa est dell’Australia – e trasferitosi a Sydney per studiare medicina, ha 28 anni e lavora al Sydney Children’s Hospital.

Sta ancora studiando per la specializzazione in pediatria (sta frequentando il master in Public Health), ma la medicina è sempre stata la sua grande passione. “Ricordo che a scuola avevo solo due criteri per il mio futuro lavoro: volevo lavorare con le persone e fare qualcosa di diverso ogni giorno. I lavori da ufficio non sono il mio genere di cose, la medicina mi piaceva già a quell’età”.

Ma c’è un’altra grande passione nella sua vita: i bambini. “Sì, ho lavorato con i bambini sin da quando ero adolescente, quando insegnavo ginnastica e nuoto. Ho lavorato con i bambini disabili e amo mettere la mia anima e il mio cuore in quello che faccio. Anima e cuore che, all’occorrenza, si vestono a tema (Simon indossa ogni giorno un cappello o una maglietta buffa) pur di catturare un sorriso alleviando il dolore. “Perché, alla fine della giornata, i bambini malati restano bambini: sono curiosi e si divertono con poco. Sono adorabili“.

Sorrisi come quelli regalati a una bambina di sei anni, affetta dal cancro e terrorizzata dagli aghi: “L’ho convinta promettendole che mi sarei vestito da principessa e con il diadema. Ha riso tutto il tempo durante i test del sangue racconta con orgoglio il giovane medico, che nel tempo libero pratica la pallanuoto a livello competitivo nel club LGBT Sydney Stingers e aggiorna costantemente il seguitissimo profilo Instagram.

I bambini non possono non adorarlo, come quella bambina che, pur di non essere dimessa, ha ingoiato le chiavi di casa. “Si crea un rapporto davvero bellissimo: ogni paziente è per me come un nipote. Certo, non applico il classico modus operandi dei dottori e questo ha dei pro e dei contro: a volte torno a casa in lacrime, ma le gioie che mi regalano questi bambini e le loro famiglie sono spesso impagabili”.

L’emozione più bella, però, è nata con una giovane ragazza di 15 anni a cui era stata diagnosticata la leucemia. Simon, chiamato a riferirle la brutta notizia, era terrorizzato: “Ma ha ascoltato ogni cosa che ho detto, mi ha sorriso e garantito che avrebbe battuto il mostro. Ero impressionato dalla sua forza: ce l’ha fatta, alla fine”.

Simon, che definisce se stesso “un incrocio tra un dottore e un pirata” ha a che fare quotidianamente con bambini affetti da polmonite, meningite e attacchi epilettici. Sa come curare queste malattie, ma conosce anche il concetto di diversità, essendo gay, e cerca di applicarlo nella sua (piccola) realtà: “Dopo la strage di Orlando dello scorso anno mi sono spesso chiesto cosa fare per rendere il mio mondo un po’ più LGBT-friendly. Mi è quindi venuta in mente una ragazzina che era stata da me in cura, assegnata al genere maschile dalla nascita ma conscia di appartenere ad un altro genere: chissà se si è sentita amata qui…“.

È un lavoro duro, che richiede orari complicati e non facili da conciliare con la vita personale. Il fidanzato di Simon, però, è molto flessibile: “Il mio ragazzo è semplicemente fantastico” dichiara soddisfatto.

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E chissà che anche lui non voglia un giorno diventare padre: “Mi piacerebbe, io e il mio ragazzo ci stiamo provando ma non riusciamo. Stiamo forse sbagliando qualcosa?”.

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