Libero attacca, ‘è Rai Gay, boom di orge gay in televisione’

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Libero è tornato a provocare con un articolo che testualmente titola: 'Boom di orge gay in televisione. Amori saffici e relazioni tra maschi'.

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Libero è tornato a provocare la comunità LGBT con un articolo comparso in edicola a firma Gianluca Veneziani che testualmente titola: ‘Boom di orge gay in televisione. Amori saffici e relazioni tra maschi’.

Se qualcuno fosse sbarcato da Marte potrebbe pensare a chissà quali porno passati clamorosamente in prima serata sulle reti Rai, se non fosse che il giornalista in questione si sia ‘infastidito’ per titoli come Io e Lei di Maria Sole Tognazzi, campione d’ascolti la scorsa settimana, Scusate se esisto! con Raoul Bova e la fiction Il paradiso delle signore 2, che annovera al suo interno un personaggio omosessuale.

Due commedie italiane, le prime, di una castità sconcertante, tanto da limitarsi ad un flebile bacio tra persone dello stesso sesso, incredibilmente diventate pellicole con ‘orge’ gay al loro interno. ‘Benvenuti su Gay 1‘, insiste Veneziani, paradossalmente disturbato da storie esageratamente ‘conformiste’, obbedienti ad un ‘codice Gaymente corretto che impone di parlare bene dell’omosessualità‘. Perché è nella sua normalità, ovviamente, che l’omosessualità spaventa, scappando dai cliché e dai limiti macchiettistici che per decenni ci hanno appiccicato addosso.

Non contenta,  e ben attenta nel definirsi tutt’altro che omofoba, la penna di Libero sottolinea come la maggior parte delle storie LGBT raccontate sul piccolo schermo siano ‘sovradimensionate rispetto alla consistenza del fenomeno nella società, dove gli omosessuali restano una percentuale minoritaria‘. Come se chiunque, oramai, non conoscesse omosessuali e lesbiche, come se non facessimo pienamente parte di questa società, meritando automaticamente considerazione. La realtà, decisamente differente da quella raccontata da Libero, vuole noi persone LGBT fortemente limitate, tanto in tv quanto al cinema, con percentuali nettamente inferiori alla reale consistenza della nostra comunità. Ma a certi soggetti, evidentemente, persino questo lento riemergere dal fondo in cui ci avevano rinchiuso fa venire l’orticaria. Tanto da confezionare consapevolmente quelle che possiamo, e dobbiamo, semplicemente chiamare ‘fake news‘.

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