Intervista a Luca Bianchini: “Mollate il cellulare e seguite di più il cuore”

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Esce oggi in tutte le librerie digitali e non "Nessuno come noi", il nuovo atteso romanzo di Luca Bianchini.

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Luca Bianchini ha un compito non indifferente: far sognare la gente e, a quanto pare, ci riesce benissimo. Esce oggi, ad impreziosire un curriculum in cui compaiono, tra le altre cose, sette romanzi (tutti best seller), due film, una biografia per Eros Ramazzotti e il blog Pop up su Vanity Fair, la sua ultima fatica edita per Mondadori Nessuno come noi. “È una storia ambientata alla fine degli anni ‘80; una storia che spinge tutti a liberarsi dalle proprie debolezze e a seguire il proprio istinto” mi racconta Luca e aggiunge: “Non so se Nessuno come noi diventerà mai un film, ma so soltanto che al produttore è piaciuta moltissimo la storia”.

Nessuno come noi parte dalla tua città: Torino. Quanto c’è di autobiografico in questo romanzo?

Molto. Io vengo da Nichelino, i miei compagni abitavano a Moncalieri e Trofarello, prendevamo quei pullman, salivamo e scendevamo per ore le scale mobili della Rinascente. Eravamo sognatori ed eravamo felici, anche se in realtà nell’adolescenza, come direbbe qualcuno: “S’ha da soffrì!”.

Però, la copertina, non rispecchia a pieno il punto di partenza. Perché hai scelto il mare, la sabbia, una barchetta e le onde?

Non sopporto le copertine didascaliche! Le copertine devono regalare dei piccoli sogni e proprio su quella spiaggia del Merello, a Spotorno, è ambientato uno dei miei capitoli preferiti. Ero andato lì a scrivere e una mattina, camminando, ho avuto questa visione. È una foto del mio telefono, pensa…

Che poi, il blu e le sue sfumature, sono una ricorrenza nei tuoi libri. C’è un motivo?

Non particolare, se non che amo il cielo, il mare e la notte, per cui lo ritrovo sempre tra i miei preferiti. 

La tua nuova storia parte da una dedica speciale..

Il libro è dedicato alle mie due compagne di classe che mi hanno fatto divertire come pochi. Le ho intervistate per scrivere meglio i loro personaggi e ci siamo molto divertiti!

È un romanzo che evidenzia l’importanza di non aver paura delle proprie debolezze. Pensi che la nostra società abbia davvero paura di lasciarsi andare?

Beh certo. Se pensi che prima di rispondere ad un numero che non abbiamo in memoria ci mettiamo un sacco di squilli. E rispondiamo sempre con tono minaccioso e ostile. Siamo ossessionati dal controllo e passiamo le giornate a vedere gli ultimi accessi su WhatsaApp della persona che ci interessa. 

E tu, invece?

Io non me la passo meglio, ma ogni tanto mi ripeto, come un mantra, quello che mi disse un caro amico di Napoli: “Ma che te ne fotte!

Nessuno come noi è ambientato negli anni ’80. Sei un nostalgico di quegli anni?

Non particolarmente, ma avevamo una musica bellissima ed eravamo giovani. Non è poco. Nell’anno in cui è ambientato il libro, il 1987, Bono cantava With or without you, Whitney cantava I wanna dance with somebody e George Michael cantava I want your sex. Così, per dire.

Fu molto toccante il tuo pezzo per Vanity Fair in occasione della morte di George Michael dove evidenziavi la frase “Grazie per avermi cambiato il modo di guardare alla vita” dedicata al suo amore Anselmo. Cos’è stato per te George Michael?

Un grande poeta, per fortuna compreso, con una voce bellissima. Il suo unplugged per Mtv è uno dei miei concerti preferiti di sempre e poi aveva quello humour inglese così raro tra gli artisti. Non era un uomo semplice, non era un uomo felice e, proprio per questo, non potevi non affezionarti a lui. 

Oggi la tue posizioni sull’amore sono note a tutti. In quegli anni, invece, che visione avevi del nobile sentimento?

Dell’amore non puoi avere opinioni, puoi solo viverlo, donarlo, accettarlo o subirlo. È una grande domanda in cerca di risposta. Per questo ne scrivo. 

Su Facebook, scrivi: “Auguro a tutti di tornare a leggere. Non solo romanzi, ma anche gli occhi e i cuori delle persone. Quest’anno abbiamo letto troppi WhatsApp e, a volte, ci siamo persi.” Il tuo libro è un inno alla libertà da smartphone in grado di suggerirti sempre la via. Che effetto ti ha fatto scrivere un libro con la consapevolezza che il mondo non va più così?

Mi ha divertito molto! Se pensi che un tempo chiedevamo ai passanti dov’era una via, mentre ora vaghiamo con il telefono in mano come non vedenti per capire come si muove la freccetta. Sapevamo aspettare. Sapevamo ascoltare. Sapevamo pensare. Oggi meno di tutto.

Quando stai per uscire, dopo diversi successi, con una nuova fatica letteraria, ti capita di essere investito dalle aspettative o sei certo dello zoccolo duro dei tuoi seguaci?

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