Torna in libreria “Elementi di Critica Omosessuale” di Mario Mieli: ecco perché va letto

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L’8 novembre è stata presentata la riedizione di quello che da molti è ritenuto una pietra miliare per le lotte di liberazione sessuale.

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Non è un santo, non è un martire, non è un idolo. Mario Mieli, attivista del movimento omosessuale e fondatore del “Fuori”, visse la propria esistenza con il “gaio compito di reinterpretare tutto”, come da lui definito. Il 12 marzo 1983 a Milano si uccise a 31 anni.

Perché parlare di Mario Mieli, proprio oggi? L’8 novembre 2017 è stata presentata la riedizione del suo trattato “Elementi di critica omosessuale”, da molti individuato come pietra miliare per le lotte di liberazione sessuale degli anni seguenti. Mario Mieli era un attivista, un militante, un giovane. All’anteprima nazio(A)nale dell’uscita del libro ospitata dalla libreria Antigone a Milano, sono intervenute tre persone che incarnano tre stagioni dell’attivismo frocio e della cultura queer: Corrado Levi, nato sul finire degli anni ’30, fondatore del Fuori, attivista gay, artista, architetto e docente; Lorenzo Bernini, classe ’73, ricercatore al Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, titolare del corso di Filosofia politica e sessualità e direttore del Centro di Ricerca PoliTeSse; Elisa Virgili, ricercatrice precaria, insegnante supplente, che oltre a far parte del team di PoliTeSse e occuparsi di studi di genere, queer studies, è theory coordinator dell’Archivio Queer Italia.

Non possiamo che rallegrarci dell’interesse che l’opera di Mario Mieli continua a suscitare. Ma possiamo e dobbiamo anche interrogare questo interesse – esordisce Lorenzo Bernini dal soppalco della Libreria Antigone – Esiste un rischio: il rischio di fare di Mieli un santo come fece la chiesa con San Francesco: dopo la morte venne subito canonizzato per annullare la sua forza rivoluzionaria. Facendolo santo, lo resero un modello irraggiungibile: la gente comune non avrebbe dovuto imitarlo, ma continuare a seguire i dettami della Chiesa. Questo non deve accadere con Mieli: non dobbiamo farne il santo protettore del movimento queer. Non dobbiamo farne una statua di cera in un museo: occorre riconoscere in lui uno di noi, leggere il suo libro criticamente, cogliendone l’attualità senza fare sconti alla sua inattualità”. La riedizione economica di “Elementi di Critica Omosessuale” è in distribuzione presso le librerie dal 9 novembre. Il testo di Mario Mieli viene pubblicato in un momento in cui in Italia proliferano centri di ricerca queer, convegni e pubblicazioni sul tema, pur non avendo dei dipartimenti dedicati alla teoria queer.” dice Elisa Virgili all’anteprima. “Lo stesso Mieli è oggetto di studio e di ricerca, e, a mio parere, serve a fare una sorta di genealogia della teoria queer in Italia, a vedere se è possibile parlare di un queer prima del queer, di una teoria frocia che, nella teoria e nelle pratiche, è precedente alla teoria queer per come la conosciamo”. Per Virgili, il rischio è che Mario Mieli venga assorbito dall’università, perdendo la sua dirompenza. “Quello che mi auguro – aggiunge – è che il pensiero di Mieli serva a queerizzare il modo di affrontare queste teorie all’interno dell’accademia, sia nei contenuti che nelle pratiche (di scrittura, convegni, di insegnamento), che possa rimanere, insomma, una gaia scienza!”.

Elementi di Critica Omosessuale contiene posizioni da cui occorre prendere distanza, come una non troppo velata apertura alla pedofilia. Oggi, soprattutto grazie alla presa di parola delle vittime di abusi, non possiamo non sapere che i bambini vivono in modo estremamente traumatico il sesso con gli adulti. Anche per questo è importante leggere il testo di Mario Mieli in modo critico, cercare di comprenderlo nel contesto in cui venne pubblicato per la prima volta, nel 1977, e a partire dai debiti che questo testo, per quanto eccezionale, sconta con il clima politico di tutta un’epoca” aggiunge Bernini. “Senza dimenticare che il libro è un adattamento della tesi di laurea in Filosofia Morale di Mieli, scritta in modo molto coraggioso per essere una tesi di laurea. Si tratta dunque dello scritto volutamente provocatorio di un giovane poco più che ventenne: ma di un giovane geniale, ironico ed esplosivo. Di uno scritto dal quale si riesce a percepire tutta la rabbia di quegli anni, in cui l’omosessualità veniva assimilata alla pedofilia”.

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Bernini rintraccia in Mario Mieli un messaggio (al limite del profetico) di profonda critica al familismo e al desiderio di inclusione nell’ordine neoliberale che ha monopolizzato le lotte del movimento LGBTI italiano, una critica al perbenismo dei gay assimilati. Oggi chi fa attivismo “di questa energia rivoluzionaria di Mieli ha un gran bisogno”.

Il movimento LGBTI dovrebbe riscoprire Mieli? “La sua energia è come un antidoto contro la leadership dei gay cisgender bianchi, abili e benestanti nei movimenti LGBTI: una leadership che fa sì che questi movimenti si limitino alle richieste di eguaglianza giuridica e trascurino i problemi della giustizia sociale, dimenticando le istanze delle persone trans, intersex, queer, migranti, povere, disabili e delle donne lesbiche” aggiunge Bernini.

Mi ricordo molto bene il primo incontro con Mario” racconta Corrado Levi “eravamo in un androne di un palazzo borghese con altre e altri e sentii Mario parlare. Disquisiva, con disinvoltura e serenità, di come noi gay si frequentassero i bagni pubblici. Quella energia e sfrontatezza mi riempì di gioia”. E prosegue “Mario era sfrontato, fece azioni estreme per me, che forse ero un po’ più moralista di lui. Ci fu quella volta che distribuì cioccolatini di merda, per sfidare il moralismo borghese di quegli anni. A volte non riuscivo a capire se, in alcuni suoi discorsi, scherzasse o fosse serio: non capivo quanto credesse alle cose che diceva, quanto fosse dovuto alla sua, chiamiamola così, pazzia o meno”. Corrado, attivista che ha animato le prime lotte del movimento che più avanti si sarebbe chiamato LGBTI, conclude “dal femminismo abbiamo imparato la critica al patriarcato, alle regole borghesi, al capitalismo: ma soprattutto, abbiamo capito che c’erano altre persone non eterosessuali con le quali, attraverso i propri racconti di vita, si è potuto creare gruppi che condividessero le battaglie di liberazione sessuale” E proprio dal percorso di autocoscienza, fatto dal gruppo del Fuori e dalle femministe per primi in Italia, che si è formato il tessuto teorico sul quale si basa Mieli.

L’edizione è – volutamente – economica, per permettere a tutte e tutti di accedere a questo testo fondamentale (nel bene e nel male) per l’identità e la dimensione politica del movimento LGBTI. E, mi si permetta, un testo che aiuterebbe molte persone gay, lesbiche e trans a elaborare una propria coscienza rispetto ai temi LGBTI e non. Lo consiglio spassionatamente, che possa essere un varco d’ingresso nella dimensione della critica; non solo al sistema sociale e politico, ma di revisione del proprio essere.

Vi lascio con la chiusura dell’intervento di Bernini: “La liberazione omosessuale sarà intersessuale, transfemminista, antirazzista, antiabilista, anticapitalista, rivoluzionaria. O non sarà! È questo l’insegnamento di Mario Mieli, valido ancora oggi: lotta anale contro il capitale!”.

Si ringraziano, per la composizione di questo articolo, Corrado Levi, Lorenzo Bernini e Elisa Virgili e la loro santa pazienza nell’avermi sopportato.

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