Pompei Pride 2018, Mariano Lamberti denuncia la censura: ‘negati i celebri amanti per lo spot’

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Il regista all'attacco della politica, della solita burocrazia e anche degli organizzatori del primo storico Pride di Pompei.

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Ancora polemiche dal primo storico Pride di Pompei, che si terrà il 30 giugno prossimo.

Dopo le minacce fasciste delle scorse settimane, a denunciare l’ultimo increscioso avvenimento è Mariano Lamberti, regista nato proprio a Pompei, nel 2012 visto al cinema con Good As You – Tutti i colori dell’amore.

Via social Mariano attacca, rivelando una clamorosa censura legata ai celebri amanti di Pompei, calco su cui tanto si è parlato come possibile coppia di amanti omosessuali. Incaricato da Antonello Anteo Sannino di Arcigay Napoli di realizzare lo spot per il Pride, Mariano ha subito accettato con entusiasmo, viste anche le partecipazioni di Carla Fracci e Pippo del Bono.

L’idea dello spot, scritta da Riccardo Pechini, vedeva come protagonista un ragazzo, in visita con la scolaresca agli scavi, che, suggestionato dalle parole della guida (Pippo del Bono), si immagina come uno dei due amanti del calco. Fra sogno a occhi aperti e suggestioni inconsce, fa un percorso di liberazione interiore, riuscendo a rivelare il proprio amore ad un compagno di classe. Per una volta il registro di uno spot del Pride non è politico, ma poetico, e sottolinea la necessità di una rivoluzione intima e personale, ancor prima di una giusta rivendicazione dei diritti‘.

Un’idea piaciuta a tutti, sottolinea Mariano, da del Bono alla Fracci, ma a mancare è il permesso dalla sovraintendenza dei Beni Culturali di Pompei, nella persona del dottor Osanna.

Al momento in cui chiediamo il permesso di girare ci viene risposto che scientificamente si può essere certi che solo uno dei due sia un uomo, e che neanche sul fatto che siano entrambi giovani si può essere sicuri. Comincia tutta una serie di boicottaggi lenti ed insidiosi che non fanno che rallentare ed esasperare la già precaria organizzazione. Vengono scomodati anche ministri e sottosegretari, i quali generosamente ci aiutano e sostengono. Durante i sopralluoghi c’è stata una scena a dir poco grottesca, con una censura cosi palese nella veste di un controllore della “scientificità del progetto”, che ha voluto leggere parola per parola cosa avrebbe detto la guida dello spot, avendo da ridire su ogni virgola‘.

Ma Mariano, che crede nella forza del messaggio dello spot, non demorde: ‘il punto non è affermare con scientifica certezza che si tratta di una coppia omosessuale, ma la possibilità di proiettare nell’arte quei sentimenti che sono dati per scontati alla popolazione eterosessuale. L’intera produzione culturale artistica è ad uso e consumo di un modello eterosessuale (archetipi come Giulietta e Romeo o Tristano e Isotta sono ben radicati nell ‘immaginario di qualsiasi adolescente). Quanti sonetti, quante opere liriche, quanti affreschi consegnati all’immortalità parlano esplicitamente dell’amore tra due uomini o tra due donne? Quest’assenza di un amore sacro, assoluto fra individui dello stesso sesso ha costituito una mancanza di rappresentazione che ha inciso in maniera devastante nella percezione del sé. Noi volevamo dare una dimensione di libertà ad un giovane adolescente gay, basandoci su un diritto ad un immaginario poetico‘.

Peccato che il permesso tanto agognato non sia mai arrivato: ‘Lo stillicidio finisce ieri, la risposta non è arrivata malgrado fossero a conoscenza che lunedì 16 avremmo dovuto iniziare le riprese. Il sogno finisce qui‘.

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Ma il regista non se la prende solo con la politica e con la solita lentezza burocratica, bensì anche con gli organizzatori della stessa manifestazione:

C’è anche una parte di responsabilità, e mi dispiace ammetterlo, degli organizzatori di questo Pride, che hanno abbassato la testa su questa censura violenta, muovendosi con una cautela e una diplomazia troppo deboli: non si può rimanere indifferenti rispetto alla violazione di una immaginario poetico, sacrosanto per le nuove generazioni LGBT. Qui c’è da fare una vera rivoluzione (interiore ancor prima che sulle piazze), altro che matrimoni. In secondo luogo, nonostante debba ammettere lo sforzo immane del volontariato, devo purtroppo sottolineare la superficialità con cui si è condotto l’organizzazione di questo spot, non valorizzando la forza lavoro che aveva a disposizione (avevamo chiesto solo un gettone di presenza, giusto per non rimetterci eticamente dei soldi). C’è stata tutta un’ambiguità e superficialità, con balletti di numeri e cifre, fatta non in malafede ma in maniera inesperta e inadatta a gestire una macchina cosi complessa e costosa come un piccolo film . La mancanza di rispetto del lavoro altrui è una cosa altrettanto intollerabile. Credo quindi che non ci sia più motivo, a mio modestissimo parere, perché venga fatto un gaypride a Pompei (ne hanno tolto violentemente la motivazione rivoluzionaria). E io da pompeiano doc, nato e vissuto lì, per la prima volta non parteciperò ad un Pride. E la qual cosa mi strazia‘.

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