Potere al Popolo: non solo diritti per gay e lesbiche

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Cosa c'è nel programma di Potere al Popolo che parla di persone LGBTQI? Tutto, sembrerebbe. L'approccio alla politica di PaP è intersezionale, ecco cosa prevede.

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Soprassedendo sulla scelta del nome (che, a parere assolutamente personale, suona un po’ vetusto), ho voluto capire alcuni aspetti del programma politico e delle proposte di Potere al Popolo.

Di Potere al Popolo, formazione di sinistra che si presenterà alle elezioni del prossimo 4 marzo, abbiamo già parlato per la candidatura dell’attivista LGBTI Maria Rosaria Malapena. A differenza di quell’occasione, in cui abbiamo lambito le tematiche politiche di Potere al Popolo, in questo pezzo riporterò il contenuto di una chiacchierata che ho fatto con Silvia Conca, una militante di PaP che ha collaborato alla stesura materiale del programma, in particolare sulle questioni LGBTQI.

Leggendo il programma di Potere al Popolo salta subito all’occhio un aspetto singolare: l’intersezionalità. Per chi ancora non avesse incontrato questa parola, l’intersezionalità è un concetto che dice, in parole molto semplici, come le persone non siano “identificabili” solo attraverso un certo aspetto (orientamento sessuale, provenienza geografica, colore della pelle, genere, ceto sociale etc.).

L’intersezionalità affronta i problemi tenendo conto degli aspetti vari che compongo la vita di una persona, sopratutto quelli che attirano la discriminazione. L’approccio intersezionale segue due filoni nel nostro programma” mi racconta Silvia di Pap “uno specifico e uno generale: quello specifico riguarda la parte del programma dedicata ai temi LGBTQI, che non solo affronta le politiche strettamente LGBTQI, andando oltre le questioni legate ai diritti civili, ma sceglie di ribadire la connessione tra donne e le persone LGBTQI. Ovvero, tra i soggetti che subiscono (e combattono insieme, si spera, nonostante le spaccature che alcune stanno producendo nei movimenti e tra i movimenti) i ruoli di genere e la società autoritaria che disegnano. I concetti chiave usati per indicare quest’alleanza sono autodeterminazione e contrasto alla violenza”.

Facendo un confronto con le altre forze politiche (escludendo, naturalmente, le destre omofobe come Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Casapound e Forza Nuova) c’è un approccio diverso. Per PD, +Europa di Emma Bonino e LeU (per l’M5S non c’è traccia di tematiche LGBTI nel programma) le persone gay e lesbiche – si noti, solo queste due tipologie – trovano spazio nell’eventuale volontà di approvare il matrimonio egualitario, la legge contro l’omofobia e una riforma delle adozioni. Per approfondire, clicca qui per le posizioni del PD, qui per quelle di LeU e qui per quelle di +Europa.

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Ma solo in questo campo, quello LGBTQI, troviamo l’approccio intersezionale nella missione di Potere al Popolo?

Naturalmente no – mi dice Silvia di PaP – il nostro programma elettorale è pensato per trasformare profondamente la società italiana: nessuna delle oppressioni che si prendono in considerazione quando si parla di intersezionalità viene trascurata.
In questa prospettiva, i diritti civili vengono visti sotto una luce nuova: il matrimonio, oltre ad assumere un carattere egualitario (la legge Cirinnà è pur sempre basata su una discriminazione, una distinzione), diventa uno degli strumenti pensati per “liberare” il concetto di famiglia da ogni richiamo a una “tradizione” basata sull’esclusione“.

Riformare il matrimonio per tutte le persone, dunque, e non solo per le coppie omosessuali. Oltre al matrimonio egualitario, alla legge contro l’omobitransfobia e alla legittimazione piena delle famiglie omogenitoriali, Potere al Popolo punta più in là: “A proposito di genitorialità, inoltre, abbiamo pensato alla necessità di cambiare radicalmente le modalità di accesso alle tecniche di fecondazione assistita e alle adozioni, da cui attualmente sono escluse tante categorie al di là dell’orientamento sessuale. Basti pensare alle persone single o, banalmente, alle persone che vivono in condizioni lavorative precarie: lottare per il lavoro, per il reddito, per il welfare, significa sostenere la realizzazione a tutto tondo dei progetti di vita e dei desideri. Le discriminazioni sul lavoro sono un problema che vede le persone LGBTQI tra le categorie più colpite e averle private della difesa dell’articolo 18, come è stato fatto nell’ultima legislatura attraverso il Jobs Act, è inaccettabile“.

Le connessioni tra i diritti e le libertà sono radicate e solide, e secondo Potere al Popolo si riescono a vedere: “Il dogma del neoliberismo prevede che il mercato si autoregoli e il problema delle discriminazioni sul lavoro è stato completamente affidato al diversity management, cioè a operazioni di marketing e pinkwashing di facciata da parte delle aziende. Servono invece tutele concrete, a partire dall’articolo 18 per tutti e tutte“.

L’idea di affrontare tutte le questioni insieme, senza scadere nel benaltrismo o nella sempre fastidiosa classifica di “chi viene prima”, è alla base del programma di PaP: “È necessario anche tutelare i diritti di autodeterminazione sul proprio corpo, in un sistema sanitario infiltrato da forze clericali che hanno ampie sponde politiche, come la ministra della Salute uscente. I temi specifici legati al mondo LGBTQI che abbiamo individuato sono diversi: penso, per esempio, alle crudeli mutilazioni genitali subite a loro insaputa da* bambin* intersex per motivi puramente cosmetici e culturali, con tutti i danni fisici e psicologici che ne conseguono. Noi intendiamo vietarle e fornire il giusto sostegno tanto a loro quanto ai loro genitori“.

Penso, poi, al fatto che ancora non c’è un piano di introduzione a norma di legge della profilassi pre esposizione per l’HIV che, nonostante il brevetto sia scaduto, ha prezzi ancora inaccessibili, mentre andrebbe resa mutuabile e accompagnata dai controlli medici previsti, per permettere libertà di scelta sui metodi di prevenzione e renderla sicura e efficace. Nonostante questo non sia un tema strettamente LGBTQI, il dibattito per ora è confinato in questo ambiente e ci piacerebbe allargarlo il più possibile; penso, infine, alle persone trans* costrette all’arbitrarietà della decisione di un tribunale quando vogliono cambiare i documenti: il fatto che tanti giudici stiano prendendo decisioni giuste (rettificando il sesso anagrafico anche senza operazioni o terapie farmacologiche ndr.) non cancella il vuoto legislativo, che andrebbe colmato“.

Riassumendo, Potere al Popolo interseca i diritti LGBT con più temi, dalla scuola, al lavoro. Un approccio, questo, che li lega con il resto del programma del movimento, su cui la strada del consenso si fa più ardua. Ce la faranno?

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