Power list LGBT, anche l’italiano Antonio Zappulla tra i leader gay

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La classifica stilata dal prestigioso Financial Times segnala le persone LGBT e i sostenitori dei diritti più influenti nel mondo dell'impresa.

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Antonio Zappulla è tra i duecento nomi di business leader della comunità LGBT o alleati che hanno contribuito a migliorare l’inclusività dei luoghi di lavoro.

La classifica, che il giornale inglese stila ormai dal 2013, è in continuo aumento, segno della sempre maggiore diffusione delle politiche di diversity nelle aziende. A guidare la classifica Alan Joyce, il Ceo di Qantas, compagnia aerea australiana.

Antonio Zappulla, 38 anni, lavora come Chief operating officer della fondazione Thomson Reuters, il ramo filantropico dell’omonimo gruppo editoriale. Al Corriere della Sera Zappulla ha accolto così la sua nomina tra i leader LGBT: “È una grossa soddisfazione professionale e personale: da una parte perché ti rendi conto di quanto progresso c’è stato, dall’altra parte perché come italiano sono orgoglioso di questo traguardo”.

La classifica del FT però non è solo un riconoscimento per la comunità LGBT, ma offre alcuni spunti di riflessione su cui continuare a migliorare l’inclusività dei luoghi di lavoro: a cominciare dalla predominanza assoluta degli uomini gay rispetto alle donne lesbiche o alle persone transgender.

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Lo squilibrio di genere tra i dirigenti LGBT nella classifica del Financial Times.

Anche nel nostro caso, se possiamo festeggiare l’entrata di un italiano nella lista, dobbiamo anche notare che nessuno dei nomi indicati dal Financial Times fa parte di un’azienda italiana, a testimonianza di una strada, quella delle politiche di diversity, che nel nostro Paese è ancora da percorrere.

“È un argomento del quale nel mondo anglosassone si parla molto, direi che le aziende oggi fanno a gara per essere paladine dei diritti della comunità LGBT. L’inclusione è importante, perché chi è felice lavora meglio, ma lo è anche la diversità: più punti di vista significano più soluzioni argomenta Zappulla al CorriereQui in Gran Bretagna se ho un colloquio di lavoro non faccio mistero del mio orientamento sessuale: può essere un punto a tuo favore. Se assumi solo cinquantenni bianchi ed eterosessuali subirai sicuramente la concorrenza di società che sono in grado di vedere il mondo in modo più articolato”.

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