Torino, presentazione ufficiale del corso in Storia dell’Omosessualità

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Sarà tenuto dalla professoressa romana Maya De Leo: “Ringrazio chi l’ha ideato, in Italia c’è poco spazio per gli studi di genere”.

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Era molto affollato, questa mattina a mezzogiorno, il Salone del Rettorato dell’Università di Torino dove è stato presentato alla stampa il primo corso universitario in Storia dell’Omosessualità.

Si terrà da aprile a giugno del 2018 e propone una storia culturale dell’omosessualità che ne ricostruisce le trasformazioni in età contemporanea (dalla fine del XVIII secolo al tempo presente) tra Europa e Stati Uniti. Si concentra sulla produzione culturale legata ai movimenti di liberazione omosessuale e più in generale all’attivismo lgbt+ e queer, offrendo un percorso di approfondimento specifico sul rapporto tra media e omosessualità in età contemporanea.

È promosso dal CUG, il Comitato Unico di Garanzia dell’Università per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni, richiesto dal corso triennale in DAMS del Dipartimento di Studi Umanistici e disponibile come esame a scelta per l’intero Ateneo.

Sarà tenuto dalla professoressa romana Maya De Leo, docente a contratto di Storia di genere presso il corso di laurea magistrale in Scienze storiche dell’Università degli studi di Genova.

“Il corso si terrà per tre anni – ha spiegato il Rettore dell’Università di Torino Gianmaria Ajaniper dare continuità e non costruirlo come episodio. È una scelta assolutamente normale in gran parte del panorama accademico europeo e non soltanto: gli studi di genere sono diffusi in moltissime università ma in Italia questa tradizione è carente. L’Università di Torino è la prima in Italia, ma francamente non è molto lieta del record, vorremmo essere insieme a molti altri: se aiuterà altri Atenei a dare considerazione a questi temi sarà utile e necessario. Un certo tipo di informazione uscita in questi giorni dimostra che c’è bisogno di fare molta cultura su questo argomento”.

“Mi sembra scontata la presenza della Regione – continua l’assessora Monica Cerutti alle Pari Opportunità e Diritti Civili della Regione Piemontema credo che sia importante come Istituzione essere presenti visto anche quello che è successo, polemiche e attacchi assolutamente insensati. Mi fa piacere questa attenzione dell’Università di Torino agli studi di genere, realtà consolidata in altri Paesi. Ne abbiamo profondo bisogno in un momento in cui vediamo addirittura dei segnali pericolosi di arretramento culturale”.

Mi viene da citare l’autrice nigeriana Chimamanda Adichie – segue Marco Giusta, assessore ai Diritti del Comune di Torinoche parla del fatto che esistono molte storie ma c’è una Storia unica che in qualche maniera rischia di cancellare le altre storie, le storie delle minoranze. Sono molto contento che si affrontino una serie di temi sull’identità di genere di cui c’è una grande necessità. È una risposta seria e informata a quei fantasmi di ideologie che affliggono in questo momento il nostro Paese”.

Torino è stata all’avanguardia in tante cose per valorizzare queste tematiche – afferma Silvia Giorcelli, docente di Storia romana ed ex Presidente CUG vi ricordo il doppio libretto di cui siamo stati gli artefici e ora è una realtà consolidata in tutte le università italiane o il lavoro contro l’omofobia. La dimensione storica è la dimensione principale, non si possono negare le realtà storiche. Sono un’antichista, per me la dimensione dell’omosessualità è imprescindibile in letteratura, poesia, filosofia, arte: è una polemica strumentale. Sono molto orgogliosa di questa iniziativa e faccio i migliori auguri alla docente incaricata di seguire questo corso, sono certa che avrà molto successo”.

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“Desidero ringraziare chi l’ha ideato – risponde la professoressa Maya De Leo Questo corso è importante perché nel panorama italiano c’è poco spazio per gli studi di genere, le pubblicazioni in Italia su questo tema sono pulviscolari. Una prima istituzionalizzazione degli studi sull’omosessualità avviene negli anni 70 presso le Università di Amsterdam e Utrecht che cominciano a organizzare centri, seminari, la raccolta di materiali e archivi. La prima conference in Gay Studies si tiene ad Amsterdam nel 1983. Poi bisogna attendere il 1986, all’Università di Yale, negli Stati Uniti, dove nasce il primo Gay and Lesbian Studies Center grazie all’impulso dato da uno storico, John Boswell. Seguono il centro del City College di San Francisco nell’89, della City University of New York nel ’90. Dagli anni Novanta escono ricerche e monografie sulla storia dell’omosessualità da parte di ricercatori, accademici e attivisti ma rimane sempre un poco marginale. Solo l’anno scorso l’Università di Londra ha inaugurato un Master in Queer History, ci sono alcuni corsi di lgbt studies a Stanford e Berkeley.

Per quanto riguarda la Storia contemporanea, sappiamo che la costruzione normativa di genere ha inciso in maniera tutt’altro che secondaria nella genesi dei nazionalismi e dei totalitarismi. Si tratta quindi di studi fondamentali per leggere la Storia e il presente”.

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