Virginia, Vladimir e Imma: ecco perché io, gay, voto Raggi

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L'astio di Luxuria e Battaglia. La polemica sull'assenza al Gay Village. Le bugie sugli intrecci con il Vaticano. E il bisogno di aria nuova a Roma.

Virginia Raggi
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Difendere Virginia Raggi in un momento politico delicato come questo è una responsabilità. E lo è ancor di più quando ci si interfaccia con la permalosissima comunità LGBTQI. Tutto parte dal fatto che in molti, capitanati e fomentati dall’ex Onorevole Vladimir Luxuria e da Imma Battaglia, non hanno visto bene l’assenza di Raggi al confronto politico svoltosi il 1° giugno al Gay Village di Roma. La versione ufficiale vuole che la candidata del Movimento 5 Stelle abbia declinato per impegni municipali presi precedentemente, mentre la versione non ufficiale racconta che la sua assenza è stata dettata dalla voglia di non confrontarsi nuovamente con gli altri candidati. Ad ogni modo, quel rifiuto, a quanto pare, caro le è costato. Da quel momento, i gay più carini l’hanno accusata di essere una catto-fascista in libera uscita mentre, i più cattivi, le scrivevano (e le scrivono ancora oggi) gli stessi epiteti che, un giorno sì e l’altro pure, dedicano normalmente alla pitonessa Daniela Santanchè. Ma possibile che la credibilità di un Sindaco debba necessariamente passare dalla partecipazione al Gay Village? E com’è possibile che un pubblico abituato a certi attacchi dal mondo esterno, sia il primo ad attaccare una donna, e a tacciarla di fascista, solamente per aver rifiutato un invito alla corte dell’ex vincitrice dell’Isola dei Famosi? Poi, a rincarar la dose, con un titolo tanto conturbante, quanto sconvolgente, ci si mette di traverso anche il quotidiano online Lettera43: “Virginia Raggi cancella i diritti lgbt dal suo programma elettorale”.

Ma, nel giro di poche ore, ecco arrivare la smentita da parte dell’ufficio stampa di Virginia Raggi: <<I diritti ci sono e riguarderanno tutte le persone. E poi, per dover di cronaca, l’Avv. Raggi ha già celebrato unioni gay, figuriamoci se non vorrà tutelare i diritti delle persone omosessuali.>>

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Così, dopo l’ennesima smentita, ecco un altro attacco da parte di certi blogger e pennivendoli di sinistra: “Virginia Raggi non boicotta le dichiarazioni omofobe del candidato Alfio Marchini.”  Peccato che, anche in questo caso, e solamente poche ore dopo, la Raggi commentò le tristi dichiarazioni a Radio Città Futura affermando, di nuovo, la sua volontà a celebrare unioni gay sia per convinzione personale, sia per un dovere istituzionale; e ricordando, al trombatissimo Marchini travolto dall’appoggio di Silvio Berlusconi, che un Sindaco si dovrà sempre e solo limitare ad applicare la legge.

Virginia Raggi

E, a poche ore dal ballottaggio finale contro Giachetti, che tra un’apparizione televisiva e un’ospitata al Gay Village, ha fatto una campagna elettorale a favore di Olimpiadi e Stadio della Roma, ignorando che il Paese ha finito di pagare l’ultima rata di Italia ‘90 a dicembre 2015, ecco spuntare, nel programma elettorale di Virginia Raggi la seguente promessa: “Incrementerò gli sportelli antiviolenza, antiemarginazione e contro ogni tipo di discriminazione, nonché di supporto contro le ludopatie, oltre alla prevenzione e contrasto ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo in tutte le scuole.”

Ecco io il voto a Virginia Raggi, che in molti hanno erroneamente definito un voto di protesta, lo definirei un voto di richiesta. Richiesta di aiuto. Richiesta di supporto. Richiesta di prendere in mano la situazione e di riportare Roma tra le mani di qualcuno che, con quella Mafia Capitale molto vicina al PD, non c’entri nulla. Ed è (anche) per questo che Dario Fo, Sabrina Ferilli, Fiorella Mannoia, Antonello Venditti, Claudio Santamaria, Stefania Orlando, oltre agli ex primi cittadini di Roma (Alemanno e Marino) hanno scelto di sostenere Virginia, con la speranza che Roma torni ad essere amministrata dai cittadini nell’interesse dei cittadini. E anche io, in quanto cittadino e non in quanto gay, voterò Virginia Raggi.

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Alessio Poeta

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