‘Renderemo di nuovo gay l’America’, il nuovo Will and Grace avverte Donald Trump e fa boom d’ascolti

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Attesa come il Messia e assai temuta, la prima puntata ha generato ascolti record, con oltre 10 milioni di telespettatori, e un entusiasmo social.

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11 anni dopo l’ultima malinconica e commovente puntata, Eric McCormack, Debra Messing, Sean Hayes e Megan Mullally si sono ritrovati per dar vita ad un’inedita nuova stagione di Will and Grace.

Attesa come il Messia e al tempo stesso assai temuta, la prima puntata ha generato ascolti record in patria, con oltre 10 milioni di telespettatori, e un raro entusiasmo social. Perché gli anni saranno pur passati ma Will, Grace, Jack e Karen non sono cambiati di una virgola. Single e co-inquilini i primi due, sopra le righe ed esilaranti gli amici di una vita. David Kohan e Max Mutchnick, creatori della serie, hanno rimosso con un colpo di spugna il finale dell’ottava stagione, che vedeva i due protagonisti ai ferri corti dopo devastante litigio ritrovarsi grazie ai figli, finiti neanche a dirlo sullo stesso piano della stessa università, l’uno di fronte all’altra.

Niente matrimoni e niente figli, dopo 11 anni d’assenza, perché la nona stagione di Will & Grace è più un reboot, che un sequel. Una rinascita dalle origini, con i soliti litigi e le solite riappacificazioni, i rapporti d’odio/amore tra i 4 mattatori e un fiume di brillanti battute a condire un ritorno che si è fatto volutamente politico. D’altronde Eric, Debra, Sean e Megan si erano ritrovati sul set per lanciare la candidatura di Hillary Clinton, all’incirca un anno fa, poi caduta dinanzi all’imprevedibile ciclone Donald Trump. Una clip di 10 minuti presto diventata virale, tanto da convincere la NBC alla più clamorosa e inattesa delle reunion. Dai 12 episodi iniziali siamo saliti ai 16, con una seconda stagione inedita già ufficializzata e una Will and Grace Mania che è dal nulla letteralmente riesplosa.

Dovendo ripartire, Kohan e Mutchnick hanno puntato in alto, teletrasportando i 4 protagonisti  in quello studio ovale da quasi un anno abitato dal tanto chiacchierato tycoon repubblicano. Proprio Trump è stato l’indiscusso co-protagonista di questo primo episodio, anche se mai in scena ma costantemente al centro delle ciniche battute targate Will, Grace, Jack e Karen. 

Renderemo di nuovo gay l’America‘, ricorda la Adler all’assente Presidente nel finale di puntata. Un avvertimento, un augurio, una certezza che solo la serie NBC poteva permettersi di cavalcare, 5 anni dopo l’ammissione dell’allora vice presidente Joe Biden che confessò come nessuno sul tema dei diritti LGBT fosse riuscito ad educare gli americani più di Will e Jack. Un incoronazione, per acclamazione critica, politica e mediatica, di cui riappropriarsi, anche se più vecchi rispetto al 2006 e con più diritti acquisiti rispetto a 19 anni fa, quando la serie prese vita. Nostalgici ma contemporanei, tanto da promettere battaglie su quei diritti transgender che dinanzi all’amministrazione Trump sono tristemente tornati d’attualità,  David Kohan e Max Mutchnick sono riusciti nell’impresa di riproporre il passato nel presente, cambiando praticamente nulla ma rimanendo comunque originali. Nei dialoghi, nel continuo confronto tra i protagonisti e nello specchiarsi in una realtà che ancora oggi, ad undici anni dall’ultima puntata, ha ancora un maledetto bisogno di Will and Grace.

 

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