River to River, focus sui diritti lgbt al cinefestival indiano di Firenze

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La rassegna dedicata al cinema indiano si tinge arcobaleno, in un Paese dove essere gay è ancora uno stigma.

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Il diciassettesimo River to River ci porta nell’India LGBT: presente anche Onir, unico regista apertamente gay di Bollywood.

Se non avete ancora organizzato il weekend dell’Immacolata e siete inguaribili cinefili, vi consigliamo di non perdervi il 17° River to River Indian Film Festival diretto da Selvaggia Velo, unica rassegna italiana interamente dedicata alla cinematografia indiana. È in programma da domani al 12 dicembre presso il cinema La Compagnia di Firenze e presenterà un focus dedicato alle battaglie per i diritti LGBT, sostanzialmente negati in una nazione dove l’omosessualità è ancora illegale.

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Il diciassettesimo River to River si tiene dal 7 al 12 dicembre nel capoluogo toscano.

Tra gli ospiti spicca la presenza di Onir, primo cineasta indiano a parlare apertamente di omosessualità nel suo film di esordio “My Brother… Nikhil” e tuttora l’unico regista bollywoodiano dichiaramente gay. Venerdì 8 dicembre alle 20.30 Onir presenterà il suo lungometraggio in anteprima italiana “Shab – The Night”, dramma corale su sogni e aspirazioni di un gruppo di personaggi di Nuova Delhi con alle spalle storie di vita diverse: chi in cerca dell’amore e chi con la speranza di realizzare i propri sogni. Il destino e la città influenzano le loro vite e il passato non può essere cancellato poiché è l’unica cosa reale che possiedono. Alcuni imparano dal passato e hanno il coraggio di cambiare il corso del proprio futuro e altri, invece, ne cadono vittime rimanendone prigionieri.

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Onir, primo regista bollywoodiano gay.

Domenica 10 dicembre alle 18.30 è in programma la prima nazionale del documentario autobiografico “Abu” (Padre) di Arshad Khan che racconta la vita della sua famiglia a partire dal 1947, quando i genitori del regista emigrano in Pakistan perché musulmani e, in seguito, in Canada. Khan spiega che cosa significa crescere in una famiglia musulmana dopo l’11 settembre e con genitori rigidi, in particolare il padre che non accetta la sua omosessualità e con cui cerca un percorso di riconciliazione. Oltre ad essere un documentarista affermato, Khan è anche il direttore del festival di cinema MISAFF – Mosaic International South Asian Film Festival che si svolge in estate a Mississauga, nel canadese Ontario.

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Abu, la pellicola di Arshad Khan.

Un secondo focus è dedicato alla figura femminile in India. Tra i titoli da non perdere, l’anteprima italiana prevista sabato 9 dicembre alle 20.30 di My Pure Land diretto da Sarmad Masud, candidato dall’Inghilterra per la selezione della cinquina del miglior film straniero agli Oscar 2018.

A presentare in sala questo western al femminile tratto da fatti realmente avvenuti in Pakistan sarà l’attrice protagonista Suhaee Abro che interpreta la giovane Nazo, rimasta sola con la madre e la sorella alla morte del padre e del fratello. Sarà costretta a lottare contro l’assedio di una milizia di duecento banditi per difendere la terra di famiglia.

Il River to River omaggerà i settant’anni d’indipendenza dell’India dall’impero britannico, risalente al 14 agosto 1947, con un inedito di Rai Teche, Quel giorno – morte di Gandhi, e due film cult: il biopic Gandhi di Richard Attenborough, vincitore di otto premi Oscar e con un memorabile Ben Kingsley, e lo storico Earth di Deepa Mehta che, dopo la proiezione, sarà in collegamento Skype per rispondere alle domande del pubblico.

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Ben Kingsley nei panni di Gandhi.

La giornata dell’8 dicembre sarà dedicata a Bollywood e culminerà col River to River Bollywood Party presso il Circolo Culturale Urbano BUH con dj set di Indian Man, apprezzato musicista indiano della scena inglese.

Si inaugura domani sera con la black comedy Newton di Amut Masurkar, scelta dall’India per la corsa all’Oscar come miglior film straniero e presentata dal produttore Manish Mundra.

In chiusura martedì 12 dicembre alle 20.30 l’anteprima italiana di Omertà diretto dal regista cult Hansal Mehta che sarà presente a Firenze. In questo suo ultimo lavoro si ricostruisce la vita dell’estremista indo-inglese Omar Sheikh riconosciuto responsabile dell’omicidio risalente al 2002 del giornalista Daniel Pearl, inviato del Wall Street Journal.

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