La Russia all’ONU nega ancora le torture: “In Cecenia non ci sono gay”

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Il ministro della Giustizia russo ha rigettato le accuse davanti al Consiglio ONU per i diritti umani.

vladimir putin russia
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Nessun rastrellamento, nessun omicidio e nessun gay: la Russia ribadisce la sua posizione sulla persecuzione di omosessuali in Cecenia.

A distanza di mesi dalle denunce di violenze nei confronti degli omosessuali in Cecenia che fecero il giro del mondo, la Russia ha nuovamente negato davanti al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU le accuse di torture e assassinii ad opera delle forze di sicurezza della regione del Caucaso contro la comunità LGBTI e riportate dal quotidiano Novaja Gazeta.

Mancano ormai poche settimane all’inizio dei Mondiali di calcio 2018, vetrina tanto voluta dal Cremlino, e Mosca non intende dare adito alle preoccupazioni sulla sorte dei tifosi gay che volessero recarsi nel Paese a seguire le partite.

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Maxim Lapunov, una delle vittime della repressione anti-gay in Cecenia che sono uscite allo scoperto.

Le parole pronunciate dal ministro Aleksandr Konovalov sono però a metà tra la beffa e il pugno nello stomaco: “Le indagini non hanno confermato violazioni dei diritti e non siamo neanche riusciti a trovare membri della comunità LGBT in Cecenia”.

Affermazioni che fanno il paio con quanto aveva dichiarato a suo tempo il leader della Cecenia Ramzan Kadyrov, indicato come mandante delle violenze: “Se in Cecenia ci fossero persone così le forze dell’ordine non avrebbero nessun problema con loro perché sarebbero i parenti stessi a spedirli a quell’indirizzo dal quale non si ritorna”.

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