Torino: premi ai dipendenti contro l’omofobia, scatta l’isteria dei cattolici

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L'iniziativa di sensibilizzazione della giunta Appendino non è piaciuta ai crociati del gender

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Secondo il settimanale ciellino Tempi il comune di Torino avrebbe compiuto una nuova terribile nefandezza: premi in busta paga ai dipendenti  che si attivano per raggiungere gli “Obiettivi LGBT” indicati nel piano del capoluogo piemontese.

Quali saranno questi famigerati obiettivi della sindaca Appendino? Fare della morigerata città sabauda una “città di culattoni”, come si diceva della vicina Milano ai tempi della candidatura di Giuliano Pisapia?

A ben guardare si tratta di una serie di iniziative di sensibilizzazione, a partire dal personale comunale, per evitare trattamenti discriminatori verso persone LGBT. Quante volte gli sportelli della pubblica amministrazione si sono dimostrati impreparati, se non ostili, ad affrontare le differenze dei soggetti LGBT? Situazioni a volte imbarazzanti, frustranti o alla peggio delle vere e proprie umiliazioni, in particolare per le persone transgender.

L’idea di un piano ad hoc nasce dalla precedente giunta, ma è la decisione del comune di legarci dei premi in denaro per i dipendenti a non andare giù a quelli di Tempi, che con tono sferzante fanno notare alla sindaca Appendino che le priorità come sempre sono ben altre.

Le ragioni del Comune le spiega Roberto Emprin, del settore Pari Opportunità: “È un passaggio importante perché i dirigenti si sentono responsabilizzati a raggiungere i traguardi posti. Non solo, quindi, per una ragione economica. Diventa una questione di professionalità”.

Ed è qui che con un colpo di teatro, la risposta apparentemente sensata del Comune diventa nel nostro giornalista Otello, un terribile sospetto: non è che ora i dipendenti comunali saranno più accomodanti nel trattare le persone LGBT e lasciando il peso delle inefficienze sui tartassati eterosessuali? Parlando di “ipotesi a caso”, mai definizione fu più adatta, Tempi si spinge fino a dipingere per Torino un nuovo apartheid, dove le persone LGBT avranno una corsia preferenziale per accedere ai servizi della macchina comunale.

Insomma parlare di discriminazioni va bene, ma solo se resta lettera morta.

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