Domani a Torino la quarta Trans Freedom March

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Il corteo per ricordare le persone transessuali assassinate partirà da Piazza Vittorio alle 16.30 e si concluderà in piazza Castello.

Trans Freedom March
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Appuntamento domani a Torino per la quarta Trans Freedom March, commemorazione nata a San Francisco nel 1999.

 

Il corteo, che partirà da piazza Vittorio alle 16.30, ricorda le persone transessuali e transgender uccise a causa della loro condizione (il giorno esatto del TDoR, Transgender Day of Remembrance, sarebbe il 20 novembre, introdotto dall’attivista trans Gwendolyn Ann Smith in ricordo di Rita Hester, morta accoltellata il 28 novembre 1998, e di tutte le vittime della violenza transfobica).

La marcia, coordinata dal Torino Pride e patrocinata dal Consiglio Regionale del Piemonte, dalla Regione e dal Comune di Torino, si svolgerà da piazza Vittorio lungo via Po fino a piazza Castello dove sarà allestito un palco sul quale si leggeranno i nomi delle vittime transessuali uccise nel 2017. Il corteo sarà accompagnato musicalmente dal coro Free Voices Gospel Choir, dalla musica di strada della fanfara Bandaradan e dal pianista Alberto Cipolla. Ha annunciato la sua partecipazione anche la sindaca Chiara Appendino.

Sotto i portici di piazza Castello, fino al 22 novembre, sarà possibile visitare la mostra di ritratti trans Tra le nuvole – Elovun el Art con fotografie di Georgia Garofalo e Paola Arpone.

Nella mattinata di domani, dalle 9.30 nella Sala Polivalente della Circoscrizione 6 in via Leoncavallo 23, si terrà un convegno dal titolo Corpi liberi. Intersezioni tra le violenze di genere, un incontro pubblico che analizza le radici comuni della violenza che colpisce le donne e le identità sessuali ancora oggi percepite come sinonimo di devianza ed estromesse dalla norma comune. Secondo i dati del Trans Murder Monitoring, dal 2008 al 2016 sono 2343 le vittime dell’odio e del pregiudizio anti transgender in tutto il mondo, 32 delle quali in Italia, purtroppo prima in questa inquietante classifica.

Quest’anno abbiamo chiesto ai sindaci dei comuni capoluogo di ospitare gratuitamente il manifesto della #TransFreedomMarch – ha spiegato in conferenza stampa Monica Cerutti, Assessora Regionale alle pari opportunità –  e abbiamo istituito per i dipendenti della Regione Piemonte il tesserino identificativo “consono al genere d’elezione”; stiamo rafforzando il CIDIGEM – Centro Interdipartimentale Disturbi d’Identità di Genere che si trova presso la Città della Salute di Torino; stiamo, grazie alle leggi regionali 4 e 5 che sono state approvate l’anno scorso, progettando azioni concrete che riguardano l’inserimento e il reinserimento lavorativo. Oltre alla sensibilizzazione, le istituzioni devono mettere in campo politiche”.

C’è molta violenza e i concetti di libertà e autodeterminazione hanno ancora molta strada da fare – ha affermato l’Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino Marco GiustaIl Comune di Torino si è già attivato da tempo anche per facilitare l’inserimento lavorativo per le persone che stanno affrontando un percorso di transizione. Sono tutti piccoli passi verso un mondo nuovo dove le discriminazioni non avranno più ragione di esistere”.

Il Piemonte e Torino sono sulla buona strada in materia di diritti umani, gay e transgender – ha aggiunto Mario Laus, Presidente del Consiglio Regionalema questo non ci risparmia dal sottolineare come stiamo vivendo un periodo d’involuzione. Dobbiamo essere intolleranti con gli intolleranti e la politica deve riprendere ad occuparsi dei veri temi che riguardano la vita delle persone, come la violenza e le cure sanitarie”.

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È intervenuta anche Monica De Giorgis, volontaria allo sportello Spot del Circolo Maurice, nato per accompagnare le persone trans lungo il percorso trasformativo, e da 22 anni dipendente della società Lavazza dove si occupa di ricerca sviluppo e materiali: “C’è ancora molta sofferenza in questo percorso – sostiene De Giorgise nella società ancora molta diffidenza. Molti trans ancora non trovano lavoro o lo perdono perché non tutte le aziende sono aperte come quella nella quale lavoro, che non ha sollevato alcun problema anche quando ho cambiato sesso e nome sul mio tesserino aziendale”.

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