Tunisia, minacce di morte all’ideatore della prima radio LGBT che resiste: ‘sono qui per fare la differenza e creare maggiore tolleranza’

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Da quando la stazione è nata, il suo ideatore ha ricevuto oltre 4.000 messaggi di odio e minacce sui social media.

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Prosegue l’ondata omofoba che negli ultimi  anni ha travolto la Tunisia, Paese in cui l’omosessualità è ancora oggi considerata illegale. Il 15 dicembre scorso è nata a Tunisi una web radio dichiaratamente LGBTQ, da subito travolta dalle polemiche.

Bouhdid Belhedi, 25enne suo ideatore, è stato più volte minacciato di morte, come da lui rivelato ai giornalisti di Reuters, ma il giovane ha deciso di non fare alcun passo indietro, continuando la propria programmazione on line.

Ho il potere e la capacità di continuare a lavorare. Ciò che mi motiva sono i problemi della nostra comunità: ce n’è bisogno in Tunisia e in tutto il Medio Oriente. Non c’è niente là fuori che parla con onestà della comunità LGBT. Questa radio dà alle persone un modo per difendere la nostra comunità. Dobbiamo cambiare la mentalità della società tunisina, in cui chiunque considerato diverso dalla maggioranza della società viene rifiutato’. ‘Spero che questa radio possa fare la differenza e creare maggiore tolleranza. Questo è il motivo per cui siamo qui.’

Shams Rad, questo il nome della radio, è nata grazie al sostegno dell’ambasciata olandese a Tunisi, con l’obiettivo di costruire una comunità in grado di discutere di diritti umani, uguaglianza e giustizia. “Dignité & Egalité” il motto di Shams Rad, di fatto prima stazione radio LGBT del mondo arabo, con programmazione on line ininterrotta dalla mattina alla mezzanotte. Da quando la web radio ha preso vita, Belhedi ha ricevuto oltre 4.000 messaggi di odio e minacce sui social media. In Tunisia tutti gli atti sessuali compiuti tra persone adulte dello stesso sesso sono considerati illegali, con pene che arrivano fino ai 3 anni di carcere.

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