Unioni civili, Matteo Renzi contro Repubblica: “I diritti non si contano, siamo orgogliosi di quella legge”

di

Matteo Renzi e Monica Cirinnà attaccano l'inchiesta de LaRepubblica che parla di 'Unioni Civili Flop'.

CONDIVIDI
1.2k Condivisioni Facebook 1.2k Twitter Google WhatsApp
31074 3

Ha suscitato un inevitabile polverone l’inchiesta domenicale de LaRepubblica sulle Unioni Civili, a quasi un anno dalla loro approvazione in Parlamento. Il quotidiano, anticipando i numeri che verranno ufficializzati nei prossimi giorni, ha infatti parlato di vero e proprio ‘flop’, con ‘solo’ 2803 unioni civili in 8 mesi. ‘Appena’ 369 nei primi tre mesi del 2017.

Una visione delle cose abbondantemente criticabile e criticata, con l’ex premier Matteo Renzi in prima linea nel contestare il senso di una simile ‘polemica’ politica e giornalistica.

‘Unioni civili, siamo orgogliosi di quella legge imposta con la fiducia. Flop? I diritti non si contano, si difendono, si impongono, si affermano. Non importa che siano 2 persone o 5000, sono due persone che si amano di fronte alla comunià. Si contano i voti, non i diritti’.

Questo il live-tweet del segretario Pd dall’assemblea del Partito Democratico, in pochi minuti rimbalzato on line sui social. L’hastag ‘unioni civili‘ è infatti diventato trending topic, con Monica Cirinnà, prima firmataria della legge, che ha duramente reagito su Facebook.

Leggo con stupore che un importante quotidiano ha affermato che 2800 unioni civili in Italia sarebbero un flop. Se fosse vero il numero – e lo verificheremo nei prossimi giorni con i dati ufficiali – credo che, invece, sia un fatto straordinario. Per almeno due motivi. Innanzitutto è il segno che in un Paese nel quale i casi di omofobia non sono affatto isolati, ci sono migliaia di persone che hanno avuto il coraggio di compiere un atto aperto, alla luce del sole, per riaffermare di essere cittadini con pieni diritti. In secondo luogo, si tratterebbe comunque di cifre che sarebbero in linea con i dati di tutti gli altri grandi Paesi europei. La verità è che il nostro Paese, fino un anno fa, non riconosceva alcun diritto alle coppie dello stesso sesso e, quindi, le unioni civili erano pari a 0, se ad oggi ne sono state celebrate qualche migliaio come si fa a parlare di frenata? Rispetto a cosa? Allo zero?
Finalmente, tante famiglie hanno potuto veder riconosciuti i propri diritti e la propria felicità e questo è un enorme passo avanti di civiltà. Un risultato che ci ha riallineato con l’Ue. In tutti i Paesi dove sono stati introdotti istituti simili, dalle unioni civili al matrimonio egualitario, il primo anno di applicazione della legge, l’andamento numerico è stato analogo a quello italiano, con una progressione costante delle celebrazioni a partire dalla data di entrata in vigore. Così è stato in Francia e in Germania (Paesi con noi confrontabili per popolazione e dimensioni), così è stato in Italia, con numeri anche superiori all’esperienza di questi altri Paesi, L’Italia, nonostante questa legge civile, continua ad avere un problema di omofobia come dimostrano i tanti casi di cronaca, come ho potuto constatare sulla mia persona. Accanto a decine di migliaia di cittadini che incontro e che mi dimostrano la loro felicità per l’approvazione della legge, non sono rari i casi in cui qualcuno trova il modo di insultarmi o minacciarmi, tanto che sono costretta a comunicare alla Digos – che ringrazio – i miei spostamenti. L’intolleranza e la violenza verbale e fisica dicono chiaramente che in Italia c’è ancora molto da fare contro un retaggio omofobo e che serve una svolta culturale contro pericolosi retaggi retrogradi e medievali.
Passi in avanti importanti ne sono stati fatti, ma molto resta ancora da fare, ad iniziare da una legge seria sull’omofobia. Al contrario di quanto sostiene qualcuno, se tante persone hanno deciso da subito, al seguito dell’approvazione della legge, di unirsi civilmente o di fare in modo che venisse riconosciuto anche in Italia il loro matrimonio all’estero è un segno di coraggio, di uscire allo scoperto grazie a una legge dello Stato che riconosce a tutti il giusto diritto a essere pieni cittadini, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale. A chi pensa di fare polemiche sulla pelle e sulla vita delle persone rispondo che su temi così sensibili serve molto, ma molto, più rispetto e obiettività. Da 0 a migliaia, anche in matematica oltre che nel buon senso, non c’è nessuna frenata. Ma la voce di persone che si amano e che hanno coraggiosamente deciso di essere finalmente visibili. Una rivoluzione culturale importante per il nostro Paese‘.

Leggi   Reggio Emilia, accolta prima cittadinanza italiana dopo l'unione civile

Di tutt’altro tenore, ovviamente, il punto di vista di Mario Adinolfi, che ha fatto suoi i numeri dell’inchiesta de LaRepubblica per attaccare sui social, di nuovo, la comunità LGBT, i suoi diritti ed Enrico Costa, Ministro del Governo Gentiloni colpevole quest’oggi, a suo dire, di difendere le unioni civili.

CONTINUA A LEGGERE...

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...