Dai frati cappuccini di Bergamo l’evento anti-LGBT con la dottoressa omofoba De Mari e Luca “era gay” Di Tolve

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L'incontro "Bellezza è verità" di fatto è stato un grande spot a favore delle terapie "riparative".

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Il 7 luglio scorso il convento dei frati cappuccini di Bergamo ha organizzato, in collaborazione coi circoli legati a Mario Adinolfi, un incontro con la dottoressa omofoba (definizione che la stessa rivendica) Silvana De Mari e Luca Di Tolve, ovvero il Luca la cui storia è stata cantata da Povia nella nota Luca era gay e che si fa promotore di fatto delle cosiddette “terapie riparative” (ritenute inutili e anzi pericolose dalla comunità scientifica internazionale).

Dopo il saluto da parte del padre superiore della comunità, Di Tolve ha iniziato a raccontare la sua storia, sottolineando che gay non si nasce ma lo si “diventa”: ha precisato che lui non è mai stato responsabile delle sue scelte dato che tutta la colpa sarebbe di un fantomatico “stile di vita gay“, frutto di squilibri psicologici e emotivi.

Di Tolve ha insomma portato avanti la classica crociata di Adinolfi contro le famiglie omogenitoriali: ha sostenuto infatti che lui sarebbe “diventato” gay perché in casa sua non c’era “un uomo e una donna”. Ha anche citato fantomatici studi scientifici che dimostrerebbero che l’omosessualità sia causata dai genitori e che i problemi e finanche i suicidi LGBT non sono il frutto del bullismo omofobico ma della mancanza di percorsi di “riconversione”. Non essendoci alcun contraddittorio nessuno è intervenuto a smentire le cose gravissime che Di Tolve stava sostenendo.

L’attivista anti-LGBT ha sostenuto poi che la colpa della sua sessualità sarebbe stata della televisione e di non meglio precisati “pederasti e pedofili“, dichiarando poi di vivere “in castità” e di essere certo che “dall’omosessualità si può uscire visto che non esiste“.

Colpi di grazia poi dalla dottoressa e scrittrice De Mari che, tra le altre cose c’è trovata d’accordo nel ritenere che “la cosiddetta omosessualità che in realtà non esiste“, perché “la sessualità serve solo a fare un bimbo“. Degno di nota poi l’incredibile spot contro l’uso del condom.

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