A ciascuno il suo, piacere….

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Tra molti luoghi comuni sul sesso, la verità è che non abbiamo tutti gli stessi gusti. Per cui, se qualcosa proprio non ci interessa, meglio non farsi troppi...

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“L’esperienza è l’unica via per conoscere ciò che è realmente giusto per se stessi e non per ciò che ci ha insegnato la società. Crescendo, il giudizio si allarga con l’esperienza. Non esiste un assoluto né una regola. Siamo qui tutti per provare. Non ci danno un premio alla fine dei nostri giorni per aver compiuto o meno azioni sagge. Possiamo solo avere la consapevolezza di aver vissuto… o no”. Ciò che mi ha scritto un lettore ha una sua rilevanza non da poco anche in chiave sessuale.

Questo sesso, di cui tanto si parla e che non sempre si fa o si fa male… Questo sesso che tendiamo spesso a considerare in compartimenti stagni: etero/gay; attivi/passivi; romantici/libertini… Questo sesso dalle regole non scritte che tutti presumono di conoscere ma che non è poi così scontato… Basterebbe parlare della passione dei gay per l’organo genitale maschile: una vera e propria ossessione per alcuni, al punto da mettere in disparte qualunque remora pur di avventarcisi, facendosi piacere chiunque e disinteressandosi del resto del corpo e della persona, per concentrarsi su quel punto (specie di certe dimensioni). Quasi un’eterna dark-room.

Ma è vero pure che non sono tutti così fissati e che per molti un bel membro è tale solo se inserito in un bel contesto, che le dimensioni non sono tutto e nel rapporto sono più importanti altre cose, che si può amare e provare attrazione per un ragazzo anche se da quel punto di vista non ci dice niente. Addirittura qualcuno scrive: “a me il caxo non piace affatto se lo vedo mi smonto mi eccittano molto chiappe e cosce (le chiappe di più però)… che pensate? perchè? a nessun altro succede questo?”.

Non credo proprio che sia l’unico, e nemmeno che si possa ridurre il discorso a un ruolo ‘solo attivo’. Né, rovesciando la questione, liquiderei come ‘solo passivo’ chi si disinteressa alle ‘chiappe’ e a quelle pratiche che eccitano non pochi gay, come il rimming, considerato da qualcuno il ‘massimo del sexy’ e che altri detestano persino ricevere. In fondo, anche tra gli etero c’è chi adora il cunnilingus e vi perderebbe ore, ma pure chi, per quanto maschio al di sopra di ogni sospetto, di scendere a fare quattro chiacchiere proprio non se la sente.

Cosa resta allora di sicuro? La penetrazione? Pur con tutti i rischi che comporta (erezioni incerte, eiaculazioni precoci, problemi di lubrificazione, intolleranza al condom, ecc), non si può negare che sia la base di molte riuscite relazioni. Di molte, sicuro, ma non di tutte, almeno stando a quello che mi scrive un altro lettore: “Caro mazzini, visto che ti occupi di sesso, ti invito a scrivere (e forse a rassicurare, almeno i più giovani) del falso mito del piacere anale: a me non è mai interessato l’ano, non ci ho mai trafficato, né da attivo né da passivo (che definizioni becere, ma i tanto per capirci) e così è stato per la stragrande maggioranza delle persone con cui sono stato a letto. Insomma, credo che molti perpetuino il mito (del tutto etero) della penetrazione, senza che poi se ne abbia nella pratica. Mi sbaglio?”.

Direi proprio che non si sbaglia. E che davvero faremmo bene a non preoccuparci se qualcosa non sembra interessarci: non abbiamo tutti gli stessi gusti, le nostre zone erogene non funzionano allo stesso modo, non ci piacciono le stesse tipologie di persone e nemmeno le stesse situazioni o le stesse pratiche erotiche. Non siamo un elettrodomestico con una funzione specifica, non dobbiamo portare a termine un compito o sentirci frustrati se non ci riusciamo. Se qualcosa ci piace, bene. Se non ci piace, pazienza! Vorrà dire che non abbiamo trovato la persona adatta o semplicemente che non c’è una persona adatta per quella cosa, perché a noi proprio non interessa. Senza criticare gli altri, evitiamo quindi di lasciarci influenzare, seguiamo l’istinto e lasciamoci guidare solo dalla ricerca del piacere. Senza paura, senza fretta e senza luoghi comuni.

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Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.Per scrivere a Flavio Mazzini clicca qui

 

di Flavio Mazzini

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