Addio Playgirl!

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Dopo decenni di successi chiude la storica rivista di nudi maschili. Era nata per le ragazze, ma i suoi principali acquirenti erano i gay che non volevano dichiararsi....

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Playgirl, la storica rivista di nudo maschile, cesserà le pubblicazioni dal prossimo febbraio! Per chi non lo sapesse era stata pubblicata ininterrottamente dal 1973, quando – in pieno boom femminista – si pensò di proporre alle donne statunitensi l’equivalente "al femminile" di riviste come Playboy e Penthouse.

Da quel momento in poi sulle sue pagine fu un susseguirsi di nudo maschile molto patinato (che divenne integrale solo nella seconda metà degli anni 80) e tuttosommato abbastanza casto (niente erezioni!), che però si rivelò un’idea vincente.

Perchè adesso chiuderà? La risposta è abbastanza intuibile. All’inizio del 2000 fu l’editore stesso di Playgirl ad ammettere che, nonostante il target ufficiale della rivista fosse quello femminile, il pubblico reale era composto fra il 30% e il 50% da maschi gay! In effetti Playgirl, fin dal suo primo apparire, ingolosì il pubblico gay per almeno due motivi: il primo era che si poteva recuperare con più facilità rispetto alle riviste gay, e il secondo era che – non essendo dichiaratamente gay – poteva essere aquistato con maggiore tranquillità dai gay non dichiarati.

In effetti, a parte il nudo integrale, gli elementi gay erano del tutto assenti, e anzi abbondavano le rubriche tipiche delle riviste femminili. Una vera manna per i gay non dichiarati, insomma, tantopiù che una buona metà dei modelli di Playgirl erano gay che venivano fatti passare per inguaribili Dongiovanni (e che magari poco dopo si sarebbero visti in qualche porno gay).

Negli ultimi anni, però, la situazione si è evoluta: i gay americani si sono emancipati, rivolgendosi sempre più spesso a prodotti editoriali specifici, mentre la diffusione del web ha permesso a tutta la popolazione gay – repressa o meno – di accedere a una quantità pressochè infinita di materiale erotico. A questo punto il crollo di vendite della rivista, e il successivo annuncio di chiusura, sono stati inevitabili, e com’era prevedibile la rivista resterà operativa solo attraverso il suo sito internet, che continuerà a proporre i suoi tipici supermanzi.

Evidentemente i tempi sono cambiati e, perlomeno negli USA, le riviste che si rivolgono al pubblico gay attraverso ammiccamenti e sotterfugi hanno fatto il loro tempo. A questo punto, però, vale la pena ricordare che nel 1994 arrivò anche la versione italiana di Playgirl, che chiuse i battenti dopo meno di un anno. Questo perchè da noi il 50% di potenziale pubblico femminile lo considerava comunque troppo imbarazzante, mentre il restante 50% di pubblico gay potenziale era diviso fra una minoranza di emancipati (che già si rivolgevano alla pornografia gay) e una maggioranza di repressi e/o velati (per cui anche Playgirl era un aquisto improponibile).

Playgirl sparì dalle edicole italiane in sordina e nessuno riprese l’idea. Forse vale anche la pena notare che da allora a oggi sono passati quattordici anni nei quali dalle nostre edicole sono sparite praticamente tutte le riviste che puntavano sul nudo maschile integrale, ma anche quelle che puntavano sull’erotismo o sulla pornografia gay. Sicuramente internet ha fatto la sua parte, ma se in paesi come gli USA si è dimostrato un arricchimento per la scena editoriale gay, che peraltro non ha mai smesso di produrre riviste per adulti, da noi si è rivelato una scappatoia per quanti non vogliono "dichiararsi" aquistando riviste di un certo tipo, facendo di fatto crollare una nicchia di mercato che da noi non era mai davvero decollata. Peccato che in molte nazioni sia stato proprio da quella nicchia di mercato, per quanto discutibile, che è partito un percorso di autoaffermazione e presa di coscienza. Da lì, inoltre, ha preso piede un’editoria gay di più ampio respiro, attorno alla quale si è costituita la base per una comunità gay più forte e coesa.

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Il fatto che nelle edicole italiane non mai sia riuscita ad affermarsi nemmeno una rivista criptogay come Playgirl, quindi, potrebbe offrire più di qualche spunto di riflessione interessante.

di Valeriano Elfodiluce

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