Apologia della fellatio

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È un approccio sportivo, comodo, distensivo, poco impegnativo e non devi lavarti come una bottiglia per le conserve di pomodoro come invece si è costretti a fare prima...

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Mario è il mio amico gay più orgogliosamente passivo che conosca. Con l’ironica leggerezza di chi è sicuro delle sue scelte, si diverte a dichiarare che chi va con lui deve essere talmente attivo da non volerglielo nemmeno toccare. Alcune settimane fa mi racconta di aver conosciuto un ragazzo splendido sul quale il suo sesto senso, strumento infallibile per queste cose, aveva senza dubbio vaticinato essere sessualmente agli antipodi dei suoi gusti, per cui, perfetto.

I due si piacciono e dal caffè attraversano insieme tutti i passaggi canonici dei primi appuntamenti che si allungano dall’aperitivo alla cena chiosando inevitabilmente con un invito a salire. In camera da letto i vestiti iniziano ad ammonticchiarsi in un angolo, lanciati con quella noncuranza che solo la foga di una forte attrazione può giustificare ma a un certo punto, continua a raccontarmi Mario, alcuni movimenti sospetti di quel ragazzo iniziano a farlo ricredere che il suo intuito sopraffino sia ancora così attendibile. "Insomma, passivo ma a dei livelli che io in confronto sembravo Chuck Norris". Mentre me lo racconta però la sua espressione non è avvilita come mi sarei aspettato, anzi, sembrava piuttosto appagato. Un po’ spiazzato, gli chiedo il motivo di tanta ingiustificata serenità. "Pompini", mi risponde secco. "?", faccio io. "Sì, dai del resto era talmente attraente che ci siamo accordati per la pratica che non conosce ruoli: il pompino".

Effettivamente non avevo mai considerato come il rapporto orale (non quello citato da Cinzia Leone ne Le finte bionde quando chiedeva a un’amica ossigenata "cosa c’avessero poi da dirsi due maschi") sia una pratica democratica che pareggia gli arroccamenti più sclerotici sui ruoli sessuali, diventando un compromesso ideale anche nella sventurata evenienza, come accaduta a Mario, che ad attrarsi siano 2 passivi.

La sua constatazione, illuminante a dire il vero, non ha fatto altro che confermare l’ennesima qualità di una pratica sessuale per la quale ho sempre avuto una predilezione. La fellatio è un approccio sportivo, comodo, distensivo, poco impegnativo e non devi lavarti come una bottiglia per le conserve di pomodoro come invece si è costretti a fare prima di un rapporto completo. Non si parla, a meno che non sia lui microdotato o te con la bocca particolarmente larga, e questo mette spesso al riparo da conversazioni noiose, oltre a essere la tattica migliore per azzittire un partner appena conosciuto che sta per lanciarsi in considerazioni imbarazzanti sull’efficacia della scelta del nucleare come soluzione alla crisi energetica globale (a volte la cosa migliore per soffocare le idiozie è ricacciargliele in gola seppur con il garbo e il piacere di un rapporto orale).

A differenza del rapporto completo, il pompino o rapporto oro-genitale (come direbbe un insegnante di educazione sessuale per descrivere un pompino a una folla di studenti che solo con questo nome capirebbero di cosa si sta parlando) parla un linguaggio internazionale che abbatte le barriere linguistiche, perché anche se vi infatuaste di un abitante dell’Azerbaigian il cui inglese non va oltre un "Hello, I don’t speak English" non occorre comunicare la logistica delle posizioni come altrimenti si farebbe in un rapporto completo (come diavolo gli spieghi che ti piace metterti sopra mentre vuoi che ti strizzi i capezzoli, ti lecchi la nuca, ti massaggi i malleoli e ti dica che "come con te non lo ha mai fatto con nessuno"?).

Al contrario, la semplicità della fellatio non richiede troppe spiegazioni, semmai appena qualche aggiustata nell’incedere del ritmo, gestibile afferrandogli la testa con le mani, un po’ come si farebbe per cercare il segnale migliore posizionando un’antenna televisiva da campeggio. Il pompino è un sesso da "prendi e vai" e puoi farti cogliere dal raptus del momento sia che ti trovi in una pausa caffè, all’attesa agli imbarchi in aeroporto o sincronizzandoti con l’interruzione cinematografica (ove ancora presente) tra un tempo e l’altro. È un sesso che non pretende le comodità di un materasso, e il fatto che spogliarsi completamente non è un requisito fondamentale permette di operare anche nel bel mezzo di una tormenta di neve. Ma, più di tutti, il margine di vittoria del pompino sul rapporto penetrativo è dato dalla questione morale. Per definizione questo è visto come un rapporto "incompleto" (e se lo dice lo stesso ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton c’è da crederci), molti neppure lo considerano annoverabile come sesso vero e proprio, il che lo pone a un livello appena più grave della masturbazione, capace quindi di zittire la coscienza ipocrita dei fedifraghi, che così potranno rispondere spavaldamente alle accuse di tradimento minimizzando la cosa dicendo: "ma amore, non era che un pompino!".

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