APPARENZE

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Un bel 20enne fidanzato con un bruttino. Sa guardare oltre l'aspetto o è così disperato da accettare chiunque gli voglia bene? Seconda puntata del viaggio nella Milano universitaria...

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Prendete un giovane studente, buttatelo nella città più gaya d’Italia e condite il tutto con un mix di incontri improbabili… Ecco il mondo gay visto dalla prospettiva di un universitario smarritosi a Milano. Tra blog e reportage, ogni mercoledì e sabato su Gay.it, Sex and the univerCity con Gab e i suoi viaggi nella metropoli.

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Apparenze

La noia è una brutta bestia… ma la mancanza di sesso è forse anche peggio. Ne risentono corpo e mente; tra una chiamata ad un amico che non senti da mesi, gli spuntini pomeridiani, ed i mille grafici del libro di economia, ecco che il pensiero cade puntualmente sull’ultimo porno e sul puledrone che hai incontrato ancora una volta nell’edificio della biblioteca universitaria. E la noia aumenta… Decido di entrare in chat.

Mi stupisce il numero di “coppie” che cercano un “terzo” per un po’ di sano divertimento preserale. Mi soffermo su una in particolare: uno alto 1.90m, ventenne, con delle belle spalle ed una predilezione passiva, e l’altro basso 1.70m, bruttino e attivo. Non sono i soli… Mi sposto sulla stanza di Londra e vedo una coppia multietnica ed un’altra che apparentemente sembrerebbe normale, se non fosse per quei 40kg di differenza e per una concentrazione di pelo che farebbe invidia a Teddy Bear.
Quella stessa sera, dopo aver visto le improbabili accoppiate del fantastico circo di gaydar, mi faccio una tisana e mi domando: siamo davvero in grado di andare al di là delle apparenze, o forse siamo solo disperati, e quindi pronti ad accettare chiunque sia in grado di volerci bene, anche se questa persona è completamente diversa da quello che cerchiamo?
Decido di fare la “cavia” e di “sacrificarmi” per la ricerca… Non sono in vena per un ménage-à-trois, quindi decido di convincere il tipo passivo a venire da me lasciando a casuccia la sua dolce metà, con l’obiettivo di chiedergli, tra una posizione e l’altra, cosa è che ci trova in quel bruttino del suo partner.
Capisco subito cosa abbiamo in comune io e lui: la sfrontatezza; quindi non perdo tempo con “vuoi un bicchiere d’acqua” o “che cosa studi di bello”, e do inizio alle danze.

Qualche ora dopo, mi ritrovo sdraiato sul letto a scambiare qualche sconnessa chiacchiera post-orgasmica e a recitare la parte dell’amante curioso… Avverto il disagio di questo ragazzo, arrivato a Milano a 20 anni e fidanzatosi appena un anno (ed un paio di esperienze) dopo.
Vedo in questo bello sconosciuto che giace sul mio letto una mesta rassegnazione, accompagnata da un senso di insoddisfazione che non fa di certo pendant con l’addominale scolpito ed il profilo scultoreo. Forse sa che avrebbe potuto aspirare ad un partner molto più piacente e che si è fermato alla prima “baracca” solo perché non aveva voglia di camminare e di farsi strada tra la gente. Si è forse accontentato troppo presto, pur di non restare da solo… Ma in fondo, che alternative aveva?

Per uno studente essere single a Milano non è una scelta ma una condizione necessaria: la competizione spietata e il generale clima di “leggerezza” di una scena gay ancora immatura ed “adolescenziale” rendono quasi impossibile trovare un ragazzo carino con cui instaurare un rapporto umano che possa anche lontanamente somigliare ad una relazione.
Molti infatti ci rinunciano, e si danno alla promiscuità o all’astinenza (beati gli illusi che credono ancora nelle vie di mezzo!). Altri invece, pur di accontentarsi, fabbricano delle relazioni che vanno avanti per inerzia, o forse per disperazione, e che sono come una Vuitton tarocca: da fuori sembra perfettamente uguale, ma in cuor tuo sai che ha poco valore…
A voi la scelta, ma sappiate che a volte nella vita è meglio essere una zoccola felice che una mogliettina insoddisfatta.
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di Gab

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