Avere più fidanzati fra cui scegliere: il multidating

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Frequentare più persone contemporaneamente e separatamente. La cosa si sta iniziando a diffondere come Halloween, i brunch e tutte quelle altre usanze culturalmente lontane.

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La prima volta che ho messo piede in una struttura sportiva ero così piccolo che a mala pena sapevo dire "mamma". Dopo appena due mesi di nuoto forzato però avevo già arricchito il mio vocabolario con frasi come: "non ci voglio andare!", "oggi sto male" e "se mi porti a nuoto giuro che mi suicido lasciandomi annegare". In vita mia posso dire di aver praticato ogni genere di sport, tranne il calcio ovviamente. Si dividevano in 2 categorie: quelli imposti da mio padre (tennis, judo e nuoto) e quelli scelti da me (pallavolo e pattinaggio sul ghiaccio). È per scelte come queste che non si è mai reso necessario fare coming out con il mio papà.

Ad ogni modo, che fossi costretto o naturalmente attratto da certe discipline, sono sempre stato molto bravo nello sport. C’era solo un problema: più si avvicinavano le stagioni delle gare e meno rendevo. Le competizioni non hanno mai fatto per me e fin da piccolo soffrivo di quello che potremmo definire stress da prestazione. Soprattutto nel pattinaggio. Non per tirarmela, ma ero particolarmente dotato (merito anche della danza che ho studiato per anni e altra disciplina da teste di cuoio, lo so…) e in poche stagioni ero arrivato a un livello tecnico impressionante. Negli allenamenti. Come invece la mia insegnante mi annunciava la preparazione per una gara, a malapena riuscivo a fare un passo incrociato e il giorno della gara anche un mattone infilato in un pattino e lanciato sul ghiaccio sarebbe riuscito a battermi.

Competere è sempre stato un limite per me, non sono mai arrivato primo in nulla e se salivo sul podio avveniva solo quando in gara non superavamo i tre concorrenti. Lo stesso in amore. Quando ho saputo che il ragazzo che stavo vedendo frequentava contemporaneamente (almeno) anche un altro ragazzo mi sono sentito travolto dallo stresso stress da prestazione di una gara sportiva.

In America pare che il multidating (ndr: la pratica di frequentare due o più persone nello stesso tempo ma, a differenza dei menage a trois o delle orge, separatamente) sia una pratica piuttosto invalsa e talmente scontata che non occorre neppure renderlo noto ai concorrenti e, purtroppo, anche qui la cosa si sta iniziando a diffondere come Halloween, i brunch e tutte quelle altre usanze culturalmente lontane ma adottate per un provinciale atteggiamento esterofilo.

Io non credo infatti che la strategia di raggiungere l’obiettivo di un fidanzamento attaccando su più fronti sia una cosa geneticamente compatibile con la nostra indole mediterranea. Noi siamo più da "è mio e solo mio e se ti avvicini ti sgozzo come una gallina". Anche se lo conosciamo da 3 minuti. Del resto la visceralità è il motivo per cui piacciamo tanto agli algidi popoli del nord proprio perché, sebbene pittoreschi, abbiamo un senso del romanticismo che rasenta la morbosità.

Per questo a me l’idea del multidating non convince per niente e ci manca solo che adesso anche l’amore debba essere soggetto a gare d’appalto dove assegnare il budget al miglior offerente. Io questa pretesa di essere sicuri di quel che si vuole, di dover sondare, verificare, accertarsi che la scelta fatta sia la migliore sulla piazza, non la capisco molto e mi sembra solo un’inutile dispersione di energie. Insomma non stiamo parlando di una macchina della quale devi valutare consumo per chilometro e assicurazione sull’anno.

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Comunque: qualche secondo dopo aver ricevuto la sconvolgente notizia di essere solo uno dei concorrenti in gioco, chiesi al mio appuntamento (che ben inteso, alla seconda uscita era già il mio fidanzato, avevamo una canzone preferita, prenotato il viaggio, fissato l’appuntamento con mia madre per presentarglielo e scelto le finiture per la camera dei bambini, tutto a sua insaputa) se per lui era una cosa normale. Ovviamente rispose che non ci trovava nulla di sbagliato e mi guardò quasi esterrefatto, esattamente come feci io quando mia nonna si risvegliò dall’anestesia totalmente fusa e mi scambiò per suo marito morto 5 anni prima.

– "E poi ci siamo visti solo due volte, mica penserai che…".

– "Cosa? Ma scherziamo? Certo che penso già che stiamo insieme! Siamo a Roma, non a Stoccolma!".

Ma questo ovviamente me lo tenni per me e cercai di mantenere l’aplomb che ci si aspetterebbe da un uomo maturo mentre, per placare l’ira, sotto il tavolo mi conficcavo la forchetta nella coscia.

Ovviamente persi la competizione o meglio, non andai neppure al tabellone per vedere i risultati e non volli più rivederlo, perché nonostante mi fossi allontanato da anni dalle piste di ghiaccio, io quando devo competere mi ammoscio, perdo mordente e vigore. E questo perché mi piacerebbe essere apprezzato in assoluto per le mie trottole stupende e l’incredibile senso del ritmo, per quello che sente l’altro quando mi vede e tutto questo a prescindere da qualsiasi paragoni con cui confrontarmi, graduatorie da conquistare o concorrenti da surclassare.

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