Coming out, ovvero: “quando lo dici agli amici etero”

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Da "Sai che non si vede che sei gay?" a "ma tu fai la femmina o il maschio?" passando per "ti rpesento il mio amico parrucchiere" il coming...

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Spesso si sente parlare nel nostro ambiente del coming out come di una sorta di rito di passaggio, un battesimo del fuoco o una presentazione al tempio per quanti decidono di emergere finalmente dal pantano della menzogna e dell’ipocrisia.

Chiunque lo abbia affrontato sa quanto questo possa costare fatica, dubbi e timori. Ma la cosa che spesso non si considera è che in realtà non si esce una volta sola dall’armadio ma è un’operazione continua che si affronta più e più volte nella vita.

Questo significa che molti di noi con il tempo hanno elaborato un format di "confessione" standardizzato da usare pressoché invariato ad ogni singolo coming out. Ma le reazioni non sono al contrario sempre così prevedibili e la confessione è tanto più impegnativa quanto più ci sono care le persone con le quali lo condividiamo.

Dalle comprensibili lacrime di una madre alla totale indifferenza, si passa da chi ti risponde: "“finalmente ce lo hai detto, lo sapevamo da quel dì" ("ma perché, si vede così tanto?!") fino ad arrivare a chi con te non vuole più avere niente a che fare. Ma non piangiamoci addosso perché, a parte qualche incidente di percorso, per il resto ho sempre riscontrato risposte positive quindi è una cosa che consiglio di fare a tutti. Ci sono però delle domande che più di altre capita di sentirsi fare subito dopo il coming out, considerazioni che sono pressoché le stesse a prescindere dal contesto, dal luogo o dalla cultura di chi ce le rivolge.

Sciolto il primo imbarazzo ad esempio, soprattutto le mie amiche, hanno subito provato a piazzarmi il loro amico parrucchiere tanto simpatico che "te lo devo far conoscere assolutamente perché secondo me sareste perfetti insieme". A fronte di tanto entusiasmo non mi è mai stato molto chiaro perché per tanti etero il tuo essere omosessuale implica automaticamente che qualsiasi altro uomo gay ti mettano accanto possa far scattare la scintilla dell’accoppiamento come fossimo due Inseparabili nella stessa gabbia.

Altre volte invece mi è successo che dopo aver vuotato il sacco venissi scrutato con occhio indagatorio da qualche amico che subito dopo mi confessava: "ma lo sai che non si vede che sei gay?", come se questo dovessi prenderlo come un complimento. Al che tu provi a spiegargli che non devi per forza far parte del corpo di pattinaggio di Holiday On Ice per avere una predilezione per i maschi e che ci sono omosessuali che non passano la giornata cantando Pelame in un negligé di raso color cipria.

Più raramente, ma mi è capitato, c’è stato anche chi con candida ignoranza, cercasse di smorzare la tensione del momento commentando: "beh in fondo cosa c’è di male, meglio che essere drogati o fuorilegge", quindi ringraziamo Cristiane F. e il mostro di Milwaukee per aver preso loro l’onere del peggio della società.

Ci sono poi i redentoristi, quelli che ti chiedono "ma hai mai provato con una donna?" perché queste, oltre ad avere il potere taumaturgico di bruciare le piante durante il periodo di mestruo, hanno il dono di convertire i gay in eterosessuali. Tutte le volte che mi è stato chiesto però ho provato a fargli capire che non si sta invitando qualcuno a gustare la coratella o il foie gras prima di dire che fa schifo, e che le propensioni naturali che riguardano la sessualità e i sentimenti sono un po’ più complesse di un menù da ristorante. Così, dopo un po’ di volte che mi ritiravano fuori la storia delle donne (con le quali ovviamente non ho mai fatto nulla di più che fosse una passeggiata in centro) ho provato a porre la stessa domanda chiedendo se loro avessero mai provato con un uomo prima di affermare la loro eterosessualità. È un esercizio che vi invito a fare se vi capita, è divertente e dà una certa soddisfazione perché su dieci uno tradirà il suo retaggio eterocentrico dicendovi che del resto la sua è la condizione naturalmente "giusta" ma gli altri nove converranno con un meditabondo: "beh, in effetti".

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E così, di coming out in coming out scopri che dopo esserti dichiarato non si aprono le porte dell’inferno, il mondo continua a girare e  tutto sommato la cosa è meno peggio di quanto si tema. Gli amici si sono rilassati e anche tu sei più disteso. È in questo clima di distensione però che comunque, a chi prima a chi dopo, è capitato di sentirsi fare forse la più avvilente delle domande: "ma tu nella coppia fai il maschio o la femmina?".

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