CONDOM SOLO NEI SEX CLUB

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Sesso e dark 2/ La situazione americana

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NEW YORK. Le notizie che arrivano dall’ 8º Annual Retrovirus Meeting tenutosi il 5 febbraio scorso a Chicago sono allarmanti. Il 30% dei giovani gay neri americani è sieropositivo. Cosí come il 15% dei giovani gay Ispanici, il 7% dei giovani gay bianchi e il 3% dei giovani gay asiatici. Lo studio, condotto dai Centers for Disease Control and Prevention tra il 1988 e il 2000 in sei grandi città degli Stati Uniti, ha avuto come oggetto gay e bisessuali americani ventenni, il 12,3% dei quali è risultato Hiv positivo.

Il 46% dei partecipanti allo studio ha dichiarato di avere avuto sesso anale non protetto durante gli ultimi sei mesi. Inoltre, dei 293 uomini risultati positivi al test, solo il 29% sapevano di esserlo.

Questi dati, certamente allarmanti, non sorprendono chi conosce la realtà e le abitudini sessuali nelle metropoli americane. In un paese ancora per molti versi sessuofobo, bigotto e puritano, città come New York, Los Angeles, San Francisco, Miami, costituiscono il rifugio per centinaia di migliaia di gay che scappano dalle città di provincia in cerca di libertà e dignità. I dati su HivAids mostrano che, dopo piú di vent’anni dall’inizio dell’epidemia, ancora moltissimi gay tengono quello che si definisce un "comportamento sessuale a rischio". In pratica, non usano un preservativo durante un rapporto anale.

Quali le ragioni? Di chi le "colpe"?

Subito dopo l’inizio dell’epidemia, quando qui veniva chiamata "il cancro dei gay", le saune e i sex-club del paese chiusero i battenti. La comunità gay si organizzò per rispondere sia al virus sia alla popolazione che vedeva i gay come gli "untori". Quella battaglia è stata vinta. La comunità gay americana si è allargata, diventando piú forte e influente. Campagne sull’Aids non hanno mai cessato di informare e sensibilizzare. Soprattutto durante l’era Clinton, l’Amministrazione ha lavorato con le Organizzazioni Gay e con quelle che cercano di combattere e prevenire la diffusione del virus.

La farmacologia ha poi iniziato a vincere altre battaglie, anche se non la guerra. Da parte di molti ci si è abituati all’idea che si deve vivere nell’era dell’Aids. Altri continuano a ignorare, o a far finta di ignorare, i pericoli di un sesso non protetto. On line, in ogni chat dove si cerca un partner sessuale casuale, si incontrano uomini, soprattutto giovani, che vogliono avere sesso "crudo", cioè senza l’uso del preservativo.

Durante gli anni Novanta le saune e i sex-club riaprono. Si parla all’inizio, soprattutto a San Francisco, di mettere delle telecamere per sorvegliare i frequentatori e per forzarli al "sesso sicuro". Forse qualche telecamera è ancora in funzione, ma nella maggior parte dei casi, e per fortuna, le telecamere non hanno mai fatto il loro ingresso. Questo del comportamento sessuale è un tema infatti che mal si presta a controlli esterni e misure coercitive, che si rivelano inesorabilmente inutili e controproducenti.

Piú che mettere a disposizione preservativi la dove si pensa che potranno essere usati (e, per quel che ne sappiamo, i sex-club li forniscono, diversamente invece dalla maggior parte dei bar e delle discoteche dove piú servirebbero) poco altro si può fare.

Si dovrebbe invece insistere, secondo noi, su due strade. E non solo negli Stati Uniti.

La prima. Una piú capillare e mirata campagna di informazione, partendo dalle scuole nei loro gradi inferiori (i giovanissimi FANNO sesso), usando parole comuni, parlando di comportamenti e atti sessuali specifici. Questo implica ovviamente una mentalità pulita, un anima candida. Tutto il contrario cioè di quell’atteggiamento sessuofobo prima ancora che omofobo che si riscontra in gran parte di questo benedetto pianeta, Vaticano e dintorni.

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La seconda strada che va percorsa è quella dell’educazione all’auto-rispetto. Ancora troppi omosessuali fanno fatica ad amarsi e la stima di sé è il traguardo piú ambizioso che ogni lesbica e ogni gay può darsi. Dopo migliaia di anni di oppressione e negazione di identità prima ancora che di libertà, la conquista di una nuova cultura scevra da moralismi e sensi di colpa sarà la risposta che aiuterà a risolvere molti problemi, anche quello dell’HivAids.

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di Gabriele Zamparini – da New York

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