EROTISMO IN UFFICIO

di

Storia di un impiegato. Dietro le scrivanie, quella inconfessabile passione omosex.

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Spesso, entrando in un ufficio e osservando dipendenti e impiegati, mi sono domandata quali segreti nascondessero quei volti sorridenti o arrabbiati, quella falsa cortesia, quelle strette di mano.

Ho cercato di immaginare storie nascoste, avventure indicibili. Credo che uno scrittore debba sempre cercare di andare oltre la superficie delle cose. Indagando con una certa discrezione ho raccolto questa testimonianza:

"Ho 43 anni, sono sposato con due figli. Lavoro in una azienda privata, e non posso lamentarmi. Mia moglie è una donna intelligente e autonoma, i miei figli crescono bene, sereni e protetti. Lo stipendio è soddisfacente e i colleghi gentili. Tutto apparentemente sereno e tranquillo. Fino a qualche mese fa. Da qualche tempo, vivo un dramma quotidiano che mi ha sconvolto la vita. Un ragazzo di ventisei anni, L., è stato trasferito nella nostra sede da un ufficio provinciale, e i dirigenti lo hanno affidato a me, per aiutarlo ad impratichirsi con il lavoro. Mi ha fatto piacere, era una dimostrazione di fiducia e di stima dopo tanti anni di lavoro, e mi stimolava rendere partecipe delle mie conoscenze un ragazzo più giovane.

Alto, biondo, con gli occhi verde foglia, muscoloso. Aveva un buon profumo, leggermente speziato, me ne accorgevo quando si chinava sulla mia scrivania per osservare certe statistiche sul computer. Era sveglio, imparava subito, ma per il resto non facevo molto caso a lui. Poi, il cataclisma. E’ accaduto tutto una sera, abbiamo fatto tardi, e mi ha proposto di andare a cena fuori per terminare di discutere di una questione che avremmo dovuto inserire in un rapporto. L’avevo sempre trovato un tipo simpatico, mi parve una buona idea e accettai. Durante la cena però, accadde qualcosa che ancora non riesco a spiegare. L., che conoscevo come un collega garbato, elegante, molto gentile, fuori dall’ufficio si è trasformato. Una persona completamente diversa. Suadente, affascinante, mi ha travolto. Ha ammiccato, sussurrato per tutta la sera, poi mi ha preso la mano accarezzandomela. Ero stranito, in preda ad una ebbrezza sconosciuta. La sua mano sulla mia era morbida, eccitante, calda, ho avvertito un principio di erezione. Dopo cena mi ha detto che conosceva un bar dove potevamo andare per bere un ultimo bicchiere, ho accettato. Non era lontano, in una strada laterale. L’insegna rosa, luci basse, dei separè, e dentro solo uomini e un persistente odore di borotalco. Ho capito subito che si trattava di un bar gay. "Che effetto ti fa?" Mi ha chiesto. "Bizzarro" Gli ho risposto.

Lui mi ha sorriso e mi ha abbracciato, dopo due ore eravamo a casa sua. Tenero, forte, amico , fratello, amante. Un corpo in cui specchiarmi e che si specchiava in me. Ho lasciato che mi baciasse, che mi leccasse in ogni angolo provando un piacere che non avevo mai neanche immaginato che si potesse provare. Ho preso in bocca il suo sesso gustandone il sapore. Infine mi sono lasciato penetrare, completamente abbandonato. Era come stare sulle nuvole, un sogno. Però dovevo svegliarmi, ritornare alla mia vita, a quella realtà che avevo accantonato, dimenticato, cancellato, per lo spazio di una notte speciale, illuminata da uno splendido cielo stellato.

"Cosa mi hai fatto fare?"

Gli ho detto andandomene. Ero sconvolto. Lui non ha risposto, mi ha solo detto:" A domani"

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Per la strada continuavo a ripetermi che si era trattato di un episodio isolato, che non sarebbe capitato mai più, che io non ero gay, che amavo le donne e non avrei mai più ceduto . Sono entrato in casa silenzioso come un ladro, con le scarpe in mano.

Mia moglie dormiva, mi sono steso nel letto accanto a lei, mi sentivo sporco, colpevole, traditore. Ma non potevo negare quello che il mio corpo, il mio cuore e i miei sensi avevano provato. E, infatti, da quel giorno, è iniziato il mio paradiso privato e il mio inferno pubblico. La storia con L. continua, segreta, mascherata da cene di lavoro improvvise, trasferte non programmate, congressi. La mia vita in famiglia rimane una facciata perfetta, una maschera che nasconde un deserto affettivo e sessuale che si fa sentire ogni giorno di più, lancinante e doloroso. Con L. in ufficio ci scambiamo solo qualche sguardo furtivo, e godiamo entrambi quando possiamo sfiorarci appena senza farci notare. A volte mi fa pressioni, mi dice che devo decidere, mi chiede di lasciare la famiglia e trasferirmi da lui altrimenti farà uno scandalo sul lavoro. Io tremo a questa ipotesi ma una parte di me perfino se lo augura. Basta non decidere, lasciarsi trasportare dalle cose. Affrontare poi, solo le conseguenze."

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