Finocchi al vapore. In sauna si può

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Le saune gay sono un altro di quei posti che a sentire in giro tutti giurano di non averci mai messo piede ma che inspiegabilmente poi sono gremiti...

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L’altro giorno mi è capitata tra le mani una mappa gay di Roma. La vera sorpresa non è stata tanto il fatto che il seminario vaticano non fosse segnato (sarebbe stato pleonastico?) quanto la presenza di ben 4 saune. È forse la città al mondo con il maggior numero. Sarà il retaggio storico delle terme romane che ci portiamo appresso dai tempi di Diocleziano o più semplicemente perché gli omo-capitolini sono animali da climi caldi e umidi.

Le saune gay sono un altro di quei posti insieme alle dark e ai circoli del PdL che a sentire in giro tutti detestano, giurano di non averci mai messo piede ma che inspiegabilmente poi sono gremiti come piazza San Pietro la notte della vigilia di Natale. Per questo ci tengo a dire che non ho una grande esperienza di saune non perché sia di quelli che se non ci sono fringuelli cantanti e drappi di tulle rosa che scendono morbidi dal baldacchino del letto non lo smolli ma semplicemente perché lo trovo un posto poco confortevole, a cominciare dall’abbigliamento, se così possiamo chiamare quel fazzoletto in spugna di cui ti dotano all’ingresso.

È tutto da capire come sia possibile fare più di 10 passi senza che i lembi annodati a forza si sciolgano rivelando a tutti le grazie di cui il peplo era custode e, a meno che un carattere previdente non abbia pensato a portare con sé una spilla da balia, ago e filo o un tubetto di Artiglio, si rischia di passare tutto il tempo a trovare un modo per tenerselo ben legato intorno alla vita. La dotazione da sauna prevede anche la distribuzione di ciabattine in gomma che ad ogni passo schiaffeggiano i talloni producendo un ciabattio da gran fiera del portierato al netto della difficoltà di sfilare per gli antri cavernosi evitando di avere l’andatura da palmipede.

Altro gioco di prestigio è cercare poi di mettere da qualche parte la chiave dell’armadietto. Evitando soluzioni volgari alla fine la cosa migliore è legarsela al collo (in genere viene consegnata con una stringa di caucciù che dà al look un gusto involontariamente leather) anche se si rischia che il ferro e il calore facciano uscire dalla sauna marchiati a fuoco come una mandria di buoi. Se poi a tutto questo si aggiunge la prova d’apneista per cercare di contenere qualche sblusatura adipica riuscendo nel contempo ad assumere un’espressione anche un minimo seducente per convincere qualcuno a seguirlo in un camerino, eccoci giustamente candidati alla finale de "Lo show dei record".

Persino conquistare uno di quei preziosi sgabuzzini è un’impresa. Conosco persone che se lo passano di generazione in generazione o lo subaffittano agli amici dal momento che è il solo modo per garantirsi un po’ di intimità. Più certa invece è la possibilità di prendersi almeno una misteriosa malattia della pelle dal momento che i lettini sono rivestiti spesso da un tessuto in simil-pelle sconosciuto persino al mercato cinese per cui, a meno che non si abbia con sé del diserbante (chi di noi del resto non ne ha una bocccetta sempre appresso?) vale la pena fare un po’ di stretching propedeutico per lanciarsi in evoluti intrecci sessuali per evitare il contatto con il misterioso materiale e sfruttando al meglio il 100x50x70 dello stanzino.

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Se poi si è pure scelto di andare in sauna durante l’orario di punta (la domenica pomeriggio è altamente sconsigliata se non si vuole passare metà del tempo a salutare persone che conosci e l’altra a sentire le loro giustificazioni imbarazzate sul fatto che si trovino lì per caso e che sia la prima volta che vanno) trovare un po’ di privacy è impensabile. Dal momento però che ci si è andati non certo per spurgare le tossine, bisogna dare un senso al biglietto pagato e quindi, a quel punto, si ripiega sulle saune e i bagni turchi.

Superato l’imbarazzo di essere al centro di un’arena, fumosa, nebulosa ma comunque gremita di spettatori, è qui che la natura seleziona solo gli individui geneticamente più forti perché se si riesce a fare sesso in una scatola a vapore dove la temperatura oscilla tra gli 80 e i 100 gradi senza stramazzare a terra arrostiti come un’aragosta allora si merita a pieno il vertice della piramide evolutiva. Per tutti gli altri sventurati svenuti per il caldo sulle pietre incandescenti non resta che un’ambulanza diretta al reparto grandi ustionati e una buona dose di fantasia per giustificare al medico di turno che quelle ustioni inguinali sono state causate da un incidente domestico dovuto al bricco del latte caldo urtato mentre lo si riscaldava per combattere un potente attacco di insonnia.

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