GAY SPOT, NO CHOC

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Immagini e suggestioni. Ma è vera la rappresentazione dell'omosessualità nei giornali, in tv, nella pubblicità?

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Corpi che appaiono come shakerati, liberati dalle incrostazioni dei simboli usuali e obsoleti, che diventano icone del terzo millennio, e trasmettono messaggi variabili sempre riconducibili alla ambiguità sessuale, o espliciti messaggi gay. Funziona, per vendere prodotti di vario tipo, di solito raffinati e costosi. Si propongono accostamenti forti, inimmaginabili in passato. Suggestioni omoerotiche, manifeste o sussurrate che risultano una vera miniera per i pubblicitari.

Ma a chi si rivolgono? A un target di persone omosessuali identificate come consumatori attenti ma anche ad un pubblico eterogeneo che coglie l’allusione, e da questa viene stuzzicato e stimolato, essendo l’immaginario etero ormai appiattito, annoiato, dall’esibizione di culi e tette di letterine in tivù o dalle foto-poster dei vari "signor nessuno"usciti vincitori dai grandi fratelli?

A entrambi. Credo che i pubblicitari e gli esperti di immagine abbiano intuito l’esistenza di un immaginario fluido, da colpire, da suggestionare, da plasmare. Gli esempi sono molti. Un recente spot di un gestore di telefonia mobile pubblicizza i nuovi messaggi sms con invio di immagine, messaggi che diventeranno, è facile prevederlo, popolarissimi. Quindi è martellante e frequente su tutte le reti. Ma osserviamolo. E’ davvero interessante. Ci sono due amici in discoteca, belli, androgini, femminei. Si fanno fotografare a turno attorniati di ragazze, e si inviano i messaggi con la foto, ma le donne, nonostante la didascalia che appare sotto l’immagine, sono una specie di orpello, qualcosa di decorativo. Lo sfondo, privo di qualsiasi connotazione sessuale. Non è presente alcuna traccia di machismo, non c’è il senso della caccia, dell’uomo che ha " rimorchiato". Traspare esclusivamente l’eccitante complicità fra di loro, i due amici.

Quando lo guardo penso sempre che, dopo i giochini col cellulare, salutate le amiche, i due tornino a casa e facciano l’amore.

Lo spot permette, anzi vuole che venga pensato. In questo modo risultano più trendy e più contemporanei, proprio come questo nuovo modo di comunicazione via cellulare che unisce immagine e parola. Non è l’unico esempio.

Tempo fa è apparsa sui giornali di moda, una splendida foto che pubblicizzava la linea di un famoso stilista. Ricordo due ragazze bellissime sdraiate, abbandonate, sfinite.

Una aveva gli occhi bistrati, i capelli corti e scompigliati, forse sudati, come lo sono sempre dopo il sesso.

Indossava una maglia e si intravedeva la gamba coperta da una calza nera, molto sensuale.

Sembrava una scena tratta da un romanzo di Klaus Mann, morfina, amori omosessuali, esilio reale o psicologico.

L’altra ragazza era di spalle ed esibiva una splendida schiena nuda.

I corpi di entrambe erano snelli, nervosi. Sembrava il momento di abbandono che segue l’amplesso. Era inequivocabile e la bellissima foto voleva prenderci per mano per farci arrivare in quel punto, quel punto dove ogni immaginario tocca le vette che conosce o quelle che vorrebbe conoscere, e si viene per forza catturati.

Sono molte le pubblicità che ultimamente si sono riferite a un target omosessuale o lesbico. Dallo spot ormai mitico del famoso aperitivo "rosso" con il tableau vivant di Tamara de Lempika e il segno del graffio inequivocabile a sancire la bisessualità della protagonista, a quella del bar gay e della gomma americana che fa diventare l’incauto avventore occasionale un fascinoso macho che non disdegna di danzare col gay dagli occhi teneri.

Inoltre su magazine anche molto popolari, di quelli destinati a casalinghe e pensionati, ci sono sempre meno reticenze a intervistare coppie gay vip(vedi Dolce e Gabbana), a parlare di omosessualità, dei sindaci gay

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delle grandi capitali, del ministro che si è sposato in Norvegia con il suo compagno. Sono segnali interessanti che presentano un mondo in trasformazione. Nel caso della pubblicità, gli esperti, per motivi di tipo economico, annusano e captano queste trasformazioni e scelgono sapientemente i prodotti a cui può adattarsi una campagna che tocchi certe corde. E se le corde sono sfumate, se sono in grado di stuzzicare più persone possibile, meglio.

Il metalinguaggio pubblicitario si trasforma ed entra nelle nostre vite, ci prospetta scenari anche molto attraenti, molto avanzati, trasgressivi.

Io non sono certo per censure o per moralismi. Di sicuro non è il tipo di mondo che ha a che fare con la realtà di tutti i giorni perché è spinto solo dalla necessità di trovare CONSUMATORI.

E per quello che riguarda i giornali popolari, si tratta sempre di vip, di coppie gay di privilegiati, o di gente che comunque ha una visibilità e un potere.

Possiamo restare affascinati da belle immagini allusive, da spot che non hanno problemi a farci intuire che due uomini stanno insieme, possiamo trepidare con gli stilisti famosi che vogliono adottare un bambino o trovare il ministro cinquantenne e il suo giovane compagno molto emozionati durante la cerimonia di matrimonio, ma occorre sapere che non è la norma. Che non è così per tutti, anzi.

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