I PIACERI DELLA WEB CAM

di

Un abisso da scoprire. Una stereofonia di desideri. Un occhio curioso in agguato.

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La web cam è una dilatazione dello sguardo che può abbracciare il mondo, appendice diretta dei sensi. E’ un occhio rotondo, curioso, in agguato. La sperimento da un po’ di tempo, per un progetto letterario, insieme ad un amico appassionato che trascorre spesso splendide nottate popolate da insonni sconosciuti e sconosciute provenienti da ogni angolo del pianeta. In fondo è l’unica, vera globalizzazione.

Una stereofonia di desideri bene accordati e la loro proiezione visiva. Gemiti da puttanelle sfalsati dai microfoni capaci di rendere metalliche e un po’ lugubri tutte le voci. Membri di gay spagnoli che accettano anche una donna in mancanza di meglio e mi lasciano parlare di incursioni clandestine in dark room affollate, masturbandosi sopra i pantaloni e facendolo venire duro, sempre più duro di ricordi analoghi e di autostoppisti disponibili. Un abisso di piaceri da scoprire, duttili, dilatabili. E anche un potere nelle mani, nelle mani che prendono l’occhio meccanico e lo orientano sapientemente dove richiesto o dove voluto. Un potere da maneggiare e diluire adagio.

Il mio amico, esperto e amatore, mi ha avviato ai piaceri della cam come si avvia un futuro adepto alle ritualità clandestine di una setta.

Mi ha spiegato come funziona, mi ha spinto a toccare la piccola telecamera, a passarmela sulla pelle, sulle braccia, nell’incavo dei seni per far rivivere emozioni profonde sepolte nella memoria, godendo del contatto e della successiva visione. E’ lui che mi ha descritto i passaggi da seguire, gli elementi del rito. Una messa pagana.

Si entra in una videochat, ad esempio in una di quelle di Netmeeting, e si sceglie chi contattare. Si possono attivare dei filtri, o si può decidere di accettare tutte le chiamate. Si sceglie un nick da inserire in una apposita griglia, insieme a un indirizzo e-mail fittizio e alla richiesta di quello che si vuole. Uomini, donne, coppie. Pochi vogliono solo parlare o chattare , e sono parole o frasi che sottintendono paure e desideri inespressi, incapaci di salire in superficie. Quasi tutti cercano sesso esplicito. Una gamma completa di stuzzicanti possibilità.

E, dopo un breve squillo simile a quello del telefono , ecco che appare la finestra. La persona che abbiamo scelto di contattare o quella che ci vuole. Proprio noi. Noi donne o uomini che offriamo la bocca per mimare fellatio , le labbra che si allungano e succhiano, inquadrate nella loro perfezione. Due immagini parallele di sconosciuti , un amplesso virtuale, la perfetta messa in scena del proprio esibizionismo. Un teatro di squisite dannazioni. Travisate, trasfigurate, penetranti. Luci strane, spesso falsate, gialle. Interni di case. Dall’altro capo del mondo, o a pochi chilometri. Prima una parete bianca, un mobile, un divano. E poi un organo sessuale, senza volto, senza corpo. Solo il sesso. Protagonista assoluto. Di solito un membro eretto, inquadrato di lato in tutta la sua potenza. Annegare nella potenza, avvicinarsi danzando senza mai avvicinarsi veramente. Immagini che mandano scariche elettriche, come radioattive.

Avete presente il fascino oscuro dell’idea di onnipotenza?

Sperimentatelo in web cam.

di Francesca Mazzucato

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