La canarina lesbica assassina

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Glen Close si riempie la bocca con 49 carote. Un dono di Natura! Mentre da un amico giunge una storia di passione, amore e morte: quella della canarina...

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Mi ero ripromesso di non parlare più di coppie per un po’, tornando magari su argomenti più "pruriginosi", quelli che molti criticano ma tutti leggono. L’occasione adatta e pure molto divertente mi era sembrata la prestazione offerta in diretta tv della grande Glenn Close, capace di battere un primato appartenente a sua figlia, che qualche anno fa era stata in grado di tenere in bocca 42 mini carote contemporaneamente. Davanti agli sguardi divertiti del conduttore e del pubblico in sala, l’amante ossessiva di Attrazione fatale, la marchesa delle Relazioni pericolose e interprete sublime di tanti altri film, ha cominciato allora ad allargare la bocca, inserendo una dopo l’altra ben 49 mini carote. Oltre al suo grande senso dell’umorismo, il grottesco risultato mi ha fatto pensare anche alle potenzialità di alcune bocche.

 

Quando stavo per concentrarmi a inanellare tutta una sfilza di aneddoti e possibili esperimenti a riguardo (di basso livello ma sicuramente dalla buona audience), mi è invece giunta all’orecchio da parte di un amico una storia di coppia decisamente più intrigante, stavolta tutta al femminile, con le due protagoniste che si sono incontrate per caso, si sono presto innamorate e sono divenute inseparabili.

Quando si è cercato di dividerle, la loro reazione è stata così violenta e dolorosa da costringere a farle tornare vicine, anche se si è tentato a lungo di riportare sulla "retta" via. Si è infatti cercato di combinare incontri con maschietti disponibili, fino alla convivenza forzata di uno di questi con loro. Ogni tentativo di approccio da parte sua risultava però indifferente, se non decisamente sgradito, al punto che una delle due, entrata in conflitto anche sul piano fisico, lo ha malmenato e ridotto alla fame, finendo per ucciderlo. Eppure, alla colpevole ingabbiata è stato permesso di continuare a vivere assieme alla sua compagna e, qualche tempo dopo, alla coppia è stata perfino concessa un’adozione. Una storia davvero curiosa che non proviene da qualche Paese dalla "deriva relativista" ma dalla nostra stessa Italia. Ma solo perché non si tratta di due donne ma di due canarine.

Già, perché, anche se in quella razza di uccelli i casi di omosessualità non sembrano troppo frequenti, questo esempio dimostra che esistono. Non che sia bello ridurre alla fame e uccidere un povero maschietto per una altrettanto ‘naturale’ tempesta ormonale, però bisogna riconoscere il "diritto" delle due femmine di non avere tra i piedi scomodi coinquilini, come avverrebbe nel mondo degli umani, magari senza giungere ad estreme conseguenze (si spera).

E pensare che tutto era nato per un equivoco, per l’acquisto di una femmina creduta maschio, che per giorni ha dovuto portare il virile ma scomodo nome di "Quasimodo". Quando poi il mistero è stato svelato e, per quanto mascolina, determinata e evidentemente attratta dalla compagna di gabbietta, si è capito che si trattava indiscutibilmente di una femmina, Quasimodo ha perso la sua desinenza maschile, divenendo più semplicemente "Quasi" (nome neutro dai molteplici significati).

Assolta dal canarinicidio per cause imputabili solo alla natura (succede anche a due maschi in lotta), la canarina lesbica assassina ha continuato il suo rapporto di coppia fatto di tenerezze, sostegno e intesa, senza apparenti litigi o pericoli di tradimenti, felice della fortuna che l’ha collocata sul cammino (o meglio, dentro la gabbietta) dell’altra. Una volta poi ricevuto un uovo già fecondato e provvista del materiale necessario, insieme alla propria compagna ha cominciato a costruire il nido per il piccolo e lo ha nutrito e cresciuto secondo le regole "naturali". Perché per qualcuno la genitorialità non dipende da fattori genetici ma da questioni pratiche e si può essere una famiglia felice senza maschi inutili. Felicemente ignare dei deliri di certi anziani signori tedeschi riguardo presunti piani di Dio e ordini "naturali".

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Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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