Le età del fascino

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Le barriere anagrafiche non sono così invalicabili. Chi è attratto dai più giovani può scoprire il fascino dei maturi. E chi considera tutti i ragazzi acerbi può venire...

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Da quando mi occupo di questa rubrica, una delle accuse più frequenti che mi muovono è quella di nascondermi dietro uno pseudonimo, continuando a vivere da ‘marchetta’ anonima e parassita e temendo di mostrare pubblicamente la mia faccia. Un paradosso, oltretutto, per uno che ha anche pubblicato un libro sul coming out e che sostiene sempre che si tratti della più importante battaglia ‘dal basso’, capace, poco alla volta, di far prendere confidenza con l’omosessualità anche a questo Paese di perbenisti.

Senza vantarmene, devo rispondere che mi sono mostrato spesso in pubblico e non ho mai negato trasparenza a chi me la chiedeva, anche perché sono da anni un attivista gay e non ho particolari carriere per cui temere, al contrario di molti attori, cantanti e ballerini nostrani. L’occasione più recente me la ha offerta Antonio Eustachio, altro giovane attivista, che ha messo online una mia intervista all’interno di un suo progetto di visibilità che si chiama proprio G.A.Y. (Good As You) e raccoglie le testimonianze di volti noti e meno noti che hanno contribuito in questi anni alla battaglia comune. Lo potete vedere qui.

Ne parlo oggi anche perché nel mio (decisamente prolisso) intervento a un certo punto compare il mio giovane fidanzato. Forse è perché lo amo, ma mi pare sia la parte più interessante, un po’ come il bel film di Gustav Hofer e Luca Ragazzi mi sembrava avesse una marcia in più proprio per la loro capacità di proporsi come coppia. Nel caso nostro però, salta agli occhi anche la differenza di età, tema da me già trattato in passato e per il quale ricevetti numerose mail dai lettori.

Una di queste mi sembrava così stimolante da restare a lungo in sospeso, in attesa di tornare sull’argomento: “Quando avevo 20 anni un 30enne mi sembrava un vecchio. Ricordo che una volta, a 26/27 anni incontrai un pittore americano assai bello, che però aveva, per me, il difetto di avere 40 anni. Ciononostante mi lasciai trascinare nel suo letto (che esperienza gratificante essere desiderati, anche da chi non ti attrae particolarmente!). Pensavo di fare una sveltina e invece fu un’esperienza indimenticabile. venni quella notte 5 o 6 volte (ah, la gioventù!) Durò qualche mese. E godevo come un pazzo. Ma la mia passione restavano i più giovani. Giunto ai 38 anni incontrai un ragazzo di 20. Fu un colpo di fulmine. Ci demmo appuntamento per l’indomani. Non ci andai, mi mettevo in fuga. A quel tempo credevo di essermi innamorato di una donna, con la quale vivevo. Lui mi venne a prendere all’una di notte in albergo (gli avevo detto dove dormivo e come mi chiamavo). Mi schiacciò contro il muro e indicandomi la porta dell’albergo mi disse: “Là torni a dormire e di qua” soggiunse indicando la parte opposta: “si va a casa mia. Decidi dove andare. Ma se torni in albergo non mi vedi mai più”. Andai da lui. Siamo vissuti insieme 20 anni”.

La differenza di età è qualcosa che tende a tornare spesso nella vita di un omosessuale. Se infatti molti dicono di non fare caso all’età, per altri pare sia una questione non meno importante del proprio orientamento. Anche se poi, a rompere gli schemi, a volte interviene il caso, che mette sul nostro cammino qualcosa (o, meglio, qualcuno) che non avremmo mai immaginato. Le nostre ricerche ideali a quel punto si interrompono e passiamo improvvisamente ad occuparci della realtà, una realtà che non ci aspettavamo e che ci ha avvinto del tutto. Come nel caso di chi ha sempre dichiarato di preferire uomini più grandi di loro e si è ritrovato di colpo a condividere un percorso di vita con ragazzi più giovani. O viceversa: passando magari da un diciottenne a un cinquantenne, non solo per esperienze di una notte.

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Certo, l’età conta. Non solo per un discorso estetico, per qui segnali fisici che ci attraggono o respingono, ma anche per la possibilità di integrarsi con l’altro, condividendo qualcosa di profondo e duraturo, basato su interessi comuni e su una analoga maturità raggiunta. Tra coetanei, in genere, è più semplice che si verifichi. Ma (almeno così successo a me) è altrettanto piacevole lasciarsi sorprendere. Scoprendo il fascino erotico di uomini più grandi o imbattendosi in ragazzi più giovani dotati di una inaspettata e piacevolissima maturità.

Flavio Mazzini, trentacinquenne giornalista, è autore di Quanti padri di famiglia (Castelvecchi, 2005), reportage sulla prostituzione maschile vista "dall’interno", e di E adesso chi lo dice a mamma? (Castelvecchi, 2006), sul coming out e sull’universo familiare di gay, lesbiche e trans.

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