Le fatiche del sesso anale

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Ormai è assodato: la stimolazione anale risulta molto piacevole anche per gli uomini etero. Ma la penetrazione somiglia al pattinaggio sul ghiaccio: per essere perfetta richiede fatica e...

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Ormai erano anni che non avevo più notizie dei miei compagni di scuola quando una di loro, della quale a malapena ricordavo il cognome, mi telefonò chiedendomi di partecipare a una rimpatriata.

L’idea non mi entusiasmava affatto. I pochi successi della mia vita lavorativa, il piattume di quella sentimentale e la pressoché assoluta mancanza di eventi eclatanti negli ultimi 20 anni erano tutti deterrenti fortissimi a che li rivedessi.

Alla fine però mi persuase l’idea che tutto sommato a molti di loro poteva essere andata persino peggio che a me quindi, confidando sulla democratica distribuzione dell’insuccesso esistenziale mi presentai a questa cena.

La serata si rivelò molto più piacevole di quanto immaginassi. Nessuno, come supponevo, era diventato una stella di Cinecittà, né era arrivato ad ottenere un seggio in parlamento. Tutti ci muovevamo in una mediocrità professionale estremamente confortante.

E così tra il ricordo di un’interrogazione e l’altra, appena dopo qualche bicchiere di vino, iniziammo a raccontare (anzi, confessare) i nostri status affettivi. Venne fuori che uno aveva convissuto per un paio d’anni con una trans a San Francisco, un’altra era dichiaratamente bisessuale e uno si era fatto una storiella con un paio di ragazzi durante l’università. Di fronte a tanta variegata sessualità alla fine la mia omosessualità era diventata di colpo la più banale delle sfumature erotiche.

Ma il vero colpo di scena arrivò da un’altra ex compagna, sposata da qualche anno con un collega avvocato il quale ogni volta che facevano sesso le chiedeva di infilargli un dito nel sedere e qualche mese fa, si era spinto oltre presentandosi in casa con un dildo in acciaio “ma di design”, ha aggiunto lei, che avrebbe dovuto sostituire le muliebri manipolazioni durante le loro sessioni amorose. A quel punto tutti noi cercammo di adottare un’espressione da navigati dalla vita, di quelle che sembrano dire: “e che vuoi che sia, anche i miei ne hanno una collezione nel comodino della camera da letto” ma in realtà eravamo tutti profondamente turbati dal racconto, più che altro perché la compagna in questione all’epoca del liceo indossava gonnelline scozzesi di lana e la domenica suonava l’organo in parrocchia.

Da qui iniziammo a fare una dotta disquisizione sul sedere che avremmo potuto chiamare: “Penetrazione anale. Pro e contro di un piacere nascosto”, iniziando con toni da Medicina 33 che presto degenerarono in una conversazione più adatta a un trivio di provincia. Alla fine però quasi tutti convenimmo su una cosa: per un uomo la stimolazione anale può essere un’esperienza estremamente piacevole.

 

Parecchi anni fa, quando ho cominciato la mia “militanza” girava tra noi giovani reclute un libro intitolato “Il piacere negato, fisiologia del rapporto anale”. Ce lo passavamo di mano in mano come i monaci benedettini medievali condividevano edizioni rarissime dei Vangeli. Proprio come questi, accoglievamo la rivelazione e la scoperta di una pratica che all’epoca per noi era più teorica che reale. In questo libro si disquisiva di come la stimolazione prostatica ottenibile attraverso le dita, il pene, il dildo o altro strumento oblungo di varia dimensione o natura favorisse un maggior godimento dell’atto sessuale, preludio dell’orgasmo. Facile quindi immaginare come questo volume fosse diventato così un caposaldo della letteratura gay degli anni ‘90 come “Paura di Volare” di Erica Jong lo era stato per il femminismo americano.

Così mi si iniziarono a chiarire un po’ di cose. Innanzitutto fu lampante il fatto che mi dovessi dare da fare per cominciare a mettere in pratica le teorie apprese e che, tutto sommato, la stimolazione erotica della zona non era una questione di essere attivi o passivi e, alla luce delle rivelazioni della mia compagna, neppure gay o etero.

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A seguito di tanta scienza quindi, da mero ripostiglio dove parcheggiare membri eccitati, possiamo elevare l’ano alla dignità di pertugio del piacere attraverso il quale raggiungere un punto “G” maschile che, a differenza di quello femminile, non necessita di un legnetto da rabdomante per essere trovato. Questo si troverebbe tra la prostata e il nostro “pene nascosto” ovvero la parte iniziale dell’uccello che spesso, nonostante non sia visibile, viene comunque conteggiato quando sulle chat alcuni lanciano centimetri a casaccio come fossero coriandoli. Letta così, la penetrazione sembra una pratica piuttosto affascinante ma, come sa bene chi si trova tra le mani le istruzioni di un mobile di Ikea, mettere in pratica quanto appreso dalle istruzioni può risultare un’esperienza dura e molto faticosa.

Ed è per questo motivo che non sono mai stato un grande estimatore del sesso anale. Sarà anche piacevole il titillio di questo punto “G” ma personalmente trovo la penetrazione un’operazione scomoda, dolorosa e, a meno che la dieta della sera precedente non sia stata a base di germogli di soia e tè verde, il rischio è di trovarsi di fronte a incidenti imbarazzanti senza contare che proprio per evitare questo si richiede una preparazione fatta di lunghe abluzioni come una vergine in procinto di sacrificarsi a qualche divinità pagana. Che poi a guardare i film porno invece sembra una cosa così semplice ma del resto la pratica del professionista affina la tecnica e fa sembrare la cosa più facile di quello che è, un po’ come quando vedi i mondiali di pattinaggio sul ghiaccio: sono talmente bravi nel loro lavoro da farti credere che un triplo Axel sia una passeggiata di salute, quando invece è frutto di tanto sforzo e molto dolore.

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