LIBERI DI MORIRE

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Speciale Bareback 2. Chi pratica sesso senza protezione parla di libera scelta. Ma è una trappola mortale. E assassina.

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Fulcro della filosofia Bareback, resta sempre il concetto di "libero arbitrio". Leggendo nei forum dei siti Bareback, questo concetto riemerge spesso, e viene amplificato sempre dai disclaimer che troneggiano in ogni party Bareback che si rispetti. Il rischio di contrazione dell’HIV per un sieronegativo che approccia ad un party Bareback dove la stragrande maggioranza dei partecipanti ha già avuto contatti con l’HIV, è elevatissimo e conseguentemente spinge, anche per evitare problemi legali, i gestori dei locali che li organizzano (in USA ma ora anche in Germania, Olanda e Gran Bretagna) a avvertire in maniera pilatesca che vi sono serie e preoccupanti probabilità di contrarre l’HIV in quelle feste. Ciò non impedisce alla coscienza di questi galantuomini, ovviamente, di continuare ad organizzarle.

Marginalmente, si fa riferimento al fatto che non sia stato provato da studi pubblicati la pericolosità di una esposizione multipla al virus, cavallo di battaglia dei barebacker sieropositivi regolarmente sconfessati da ogni virologo che si rispetti (Vedi alla pagina http://www.cnnitalia.it/2000/SALUTE/02/03/aids/), e da casi come quello dell’omosessuale canadese sieropositivo asintomatico che, reinfettato da un ceppo più aggressivo di quello per il quale era in cura, ha visto complicarsi il proprio quadro clinico in maniera inesorabile.

È sbagliato, però, pensare che all’interno del mondo Bareback vi sia un tutt’uno indistinto di motivazioni, idee, e profili psicologici. Da annoverare nelle tipologie diverse di barebacker, ci sono i cosiddetti Bugchaser, a metà tra il paradossale e l’inquietante.

I Bugchaser sono sieronegativi (spesso anche molto giovani) che cercano volontariamente il contagio con i sieropositivi che partecipano ai party Bareback, detti Giftgiver. Per quanto pazzesco possa sembrare all’occhio di una persona dotata di senno, esistono individui che cercano il contagio per i motivi più impensabili, ma soprattutto per quell’inquietante dettame inconscio e sotto culturale per cui una volta che ci si è "tolti il pensiero", poi si riesce sotto controllo medico a portare avanti una sieropositività tranquilla e scevra di problematiche. Eccezion fatta, ovviamente, per il quintale di pillole giornaliero da tracollare.

Non è così.

Le conseguenze del Bareback le elenca perfino un sito che di questa pratica ha fatto un business. Dove si legge testualmente:

"Il sesso Bareback comporta il rischio di contrarre diverse malattie opportunistiche, incluso l’HIV. Se sei sieronegativo, corri rischi più alti di rimanere esposto al rischio di contrarre l’HIV attraverso il Bareback piuttosto che se tu avessi un rapporto sessuale con il preservativo. Se sei sieropositivo, tu ti puoi infettare nuovamente anche con diverse combinazioni del virus. È assunto come postulato dal proprietario del sito Internet che sei un adulto pienamente consapevole di tutti i rischi connaturati alla pratica del sesso senza protezioni. È oltre modo chiaro che tu ti assumi ogni rischio quando incontri persone pubblicizzate per avere rapporti sessuali…" Segue la dichiarazione del sito Inernet che declina ovviamente ogni responsabilità per il comportamento, per lo stato di salute e la veridicità delle affermazioni dei propri visitatori e non appoggia la intenzionale ed illegale infezione di persone sieronegative senza la propria espressa accondiscendenza, da parte di un sieropositivo. Laconico? Pilatesco? Ognuno valuti in propria coscienza, ma quello che emerge seppur in modo sfumato da questo annuncio è che:

1) per stessa ammissione dei Barebackers è un concreto rischio per un sieronegativo fare sesso bareback. È stimato da loro stessi che il 90 percento ed oltre dei partecipanti ai party Bareback siano già sieropositivi. Partecipare ad uno di quei party, significa salvo rare eccezioni, contrarre matematicamente il virus dell’HIV.

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2) Non è vero che per un sieropositivo il bareback sia una passeggiata di salute, perché l’HIV è un retro virus mutante, che al pari per esempio del virus dell’influenza, può mutare il proprio codice genetico al variare di diversi eventi. Non esiste, conseguentemente, un solo tipo di HIV ma differenti ceppi di virus di diversa aggressività e carica virale. E di diversa cura in ordine all’approccio farmacologico: può succedere che un paziente sotto cura con successo per un ceppo di HIV, al contatto con un ceppo di differente carica virale veda aggravarsi il proprio quadro clinico.

3) Ai proprietari di quei portali internet, non importa un accidente se qualche sieronegativo si infetterà con l’HIV.

L”HIV è una condizione di infezione permanente, e anche livelli non rilevabili possono anche trasmettere l’infezione da persona a persona: non si deve quindi cadere nella trappola di chi afferma di avere una non rilevabile carica virale. Non significa che sia stato curato dall’HIV, e si può restarne infettati.

È vero che esistono, pure in Italia, le cosiddette Profilassi Post Esposizione (PEP), somministrazione controllata di farmaci che curano l’HIV susseguenti a presunti contagi ed effettivi contatti avvenuti con il virus. Ma attenzione: queste terapie sono nella stragrande maggioranza dei casi profilassi alle quali sono sottoposti addetti ai lavori venuti accidentalmente a contatto col virus a causa della propria professione, come nel caso di infermieri rimasti feriti da aghi infetti, o dentisti a contatto con pazienti sanguinanti. Ed anche seguendo la profilassi studiata, il rischio di contrarre egualmente il virus permane, anche se è molto basso (è stimato nel 21 % in caso di profilassi seguita in maniera completa se attuata entro le 24 ore seguenti all’esposizione). Uno dei motivi, peraltro, per la mancata universale estensione della PEP a tutti i cittadini, rimane peraltro la volontà espressa di non favorire, appunto, comportamenti a rischio giocando sull’effetto PEP per poter lenire i nefasti effetti potenziali.

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